Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Fotografia, a Genova “Oceani di ghiaccio, mari d’oro”

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Fotografia, a Genova “Oceani di ghiaccio, mari d’oro”

Due mondi diversi tra loro, uniti dalla stessa materia: l'acqua. È questo il filo conduttore di “Oceani di ghiaccio, mari d’oro”, la mostra fotografica di Fabio Accorrà e Andrea Izzotti inaugurata l’11 settembre al Galata Museo del Mare di Genova. L’esposizione sarà visitabile all’interno della Galleria delle Esposizioni fino al 18 ottobre negli orari di apertura del museo, inclusa nel biglietto d’ingresso. Dai ghiacci della Groenlandia alle acque dell'oceano popolate dalle balene, la mostra propone un viaggio visivo tra paesaggi estremi e straordinarie forme create dalla natura, attraverso 16 fotografie che mettono in dialogo due mondi segnati dalla forza e dalla fragilità degli ecosistemi. Nelle immagini dei due artisti, il ghiaccio diventa materia, luce e scultura, con le sue forme mutevoli e i suoi cristalli millenari; il mare si trasforma invece in uno spazio vivo, attraversato dai grandi cetacei e acceso dalla luce del tramonto. Due paesaggi che raccontano, attraverso linguaggi differenti, la stessa storia: quella di un pianeta in continua trasformazione. La mostra non si limita però alla dimensione fotografica. Contenuti multimediali e contributi di biologi ambientali accompagneranno il percorso, con l'obiettivo di avvicinare il pubblico e in particolare le nuove generazioni ai temi della fragilità degli ecosistemi marini e dei cambiamenti che interessano il pianeta. Il progetto nasce così dall'incontro tra arte, fotografia e divulgazione scientifica, utilizzando la forza evocativa delle immagini per stimolare una riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente. Ed è proprio in questa attenzione al pubblico più giovane che si inserisce il sostegno della Fondazione Il Porto dei piccoli, realtà da anni impegnata nel portare i valori del mare nei luoghi di cura e di accoglienza. Dodici delle fotografie esposte saranno protagoniste del calendario ufficiale 2027 della Fondazione Il Porto dei piccoli, dando alle immagini della mostra una nuova occasione di incontro con il pubblico. (gci)

L’ARTE DI SAVERIO UNGHERI AL MATTATOIO DI ROMA

A cento anni dalla nascita dell’artista, dallo scorso 11 settembre all’11 ottobre, il Mattatoio di Roma presenta nel Padiglione 9b la mostra “SAVERIO UNGHERI. 100 Anni di futuro” a cura di Andrea Romoli Barberini, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti. La mostra è realizzata da Azienda Speciale Palaexpo e nasce da un’idea di Ivana Della Portella, vicepresidente Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma. La mostra, con sessantacinque opere tra dipinti e sculture e divisa in otto sezioni in successione cronologica, documenta le varie fasi di ricerca di Saverio Ungheri, dagli esordi all’Arte bionika, senza escludere alcuni progetti su commissione di arte sacra, e l’attività di animatore culturale condotta sin dagli anni Settanta, prima nello studio di Via Nomentana a Roma e, successivamente, in quello di Salita del grillo (studio denominato “Polmone Pulsante”). Nato a Rizziconi, Reggio Calabria, Saverio Ungheri (1926-2013) si era stabilito a Roma alla fine del 1947, mentre il dibattito artistico si incentrava su istanze di allineamento con l’avanguardia europea. Qui, conseguito il diploma al liceo artistico, si iscrive al corso di Scenografia tenuto da Sante Monachesi all’Accademia di Belle Arti. Un contatto amicale, questo con il maestro futurista, che sommato alle suggestioni mutuate anche da realtà lontane dalla capitale (lo Spazialismo a Milano), e da alcune figure della scena romana – quali Giulio Turcato, Alberto Burri, Ettore Colla – favorì quell’approccio sperimentale che sostanzia la parte più significativa dell’esperienza di Ungheri, dalla fine degli anni Cinquanta sino alla sua scomparsa. Dal 1959 infatti l’artista calabrese è tra i firmatari, con Monachesi e altri, del manifesto di fondazione dell’Astralismo (ispirato, nello stesso anno, dal programma di esplorazione lunare Lunik dell’URSS) avviando il filone di indagine più autenticamente personale: filone che sancirà anche il passaggio dalla bidimensionalità del quadro a una tridimensionalità scultorea connotata da un’ironia vagamente macabra e inquietante. Tali manufatti, che documentano il contributo più originale dell’attività di Ungheri – che includeva anche opere su commissione di arte sacra – si possono cautamente collocare nell’eterogeneo macrocontesto internazionale delle sperimentazioni cinetiche. La sua visione, tuttavia, si differenziava profondamente dalla coeva Arte cinetica e Programmata che si andavano affermando tra Europa e continente Nordamericano, frutto di pura progettualità che ambiva alla serialità, alla democratizzazione dell’opera e al ridimensionamento della figura dell’artista. (gci)

“MAGNIFICA ELEGANZA”: A CELLATICA (BS) ESPOSTA LA VENEZIA DEL SETTECENTO

Un raffinato percorso dedicato alla Venezia del Settecento e al suo straordinario universo di arte, moda e mondanità. Dallo scorso 12 settembre fino al 6 dicembre è aperta al pubblico la nuova mostra temporanea di Casa Museo Zani di Cellatica (BS): “Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda”. Un percorso inedito di quarantacinque opere tra dipinti, disegni preparatori, abiti del XVIII secolo, costumi del Novecento e fotografie che raccontano il fascino della Venezia di quel periodo, con un focus sulla moda e il gusto dell'epoca. Punto di partenza del progetto sono le stesse opere conservate nella Casa Museo: le tele di Pietro Longhi, Giovanni Battista Tiepolo e Francesco Guardi vengono qui messe in dialogo con disegni preparatori, provenienti dal Gabinetto Stampe e Disegni del Museo Correr di Venezia, e con altre opere in prestito da importanti collezioni private e dalla Collezione Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia di Vicenza. A completare l’esperienza vi sono alcuni abiti originali del Settecento, delicatissimi e preziosi, provenienti dalla collezione di Mara Bertoli, e i costumi premiati con l’Oscar disegnati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini del 1976: creazioni ambiziose e teatrali capaci di restituire attraverso il cinema tutta la magnificenza della Venezia settecentesca. A chiudere il percorso, le fotografie di Mustafa Sabbagh, artista dalla cifra visionaria e dal linguaggio fortemente contemporaneo, che offrono una personale rilettura degli abiti di Donati, trasformandoli in immagini di grande intensità e suggestione. (gci)

MODIGLIANA (FC) RENDE OMAGGIO A SILVESTRO LEGA (1826-1895)

Nel bicentenario della nascita di Silvestro Lega (1826-1895), la città di Modigliana (FC) rende omaggio al suo artista più illustre con una mostra che ne ripercorre la vita e l’opera, mettendo in luce il profondo intreccio tra il rinnovamento della pittura italiana e la stagione del Risorgimento. Dallo scorso 12 settembre al 13 dicembre è visitabile nella Pinacoteca Comunale di Palazzo Pretorio l’esposizione “Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell'Arte”. Alla mostra è stata conferita dal capo dello Stato Sergio Mattarella la Medaglia del Presidente della Repubblica, quale riconoscimento per il valore dell’iniziativa. Promossa dal Comune di Modigliana, con il patrocinio e il contributo della Regione Emilia-Romagna, il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e in collaborazione con l'Accademia degli Incamminati, la mostra è curata da Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre del Museo Civico San Domenico, ed Elisabetta Matteucci, responsabile del coordinamento scientifico dell’Istituto Matteucci di Viareggio. L'esposizione, realizzata in collaborazione con l’Istituto toscano, e che conta su importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, presenta 60 opere. “Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell'Arte” propone una rilettura dell'opera del maestro romagnolo attraverso il rapporto tra la sua ricerca artistica e gli ideali risorgimentali che hanno segnato la sua generazione. Pittore tra i protagonisti della rivoluzione dei Macchiaioli, Lega partecipò in prima persona ai moti del 1848 e fece della ricerca del "vero" il principio fondante della propria pittura, contribuendo al rinnovamento dell'arte italiana dell'Ottocento. La mostra si inserisce nel più ampio percorso con cui negli ultimi anni il Comune di Modigliana ha progressivamente restituito centralità alla figura di Silvestro Lega, valorizzandone il ruolo non solo come protagonista della cultura cittadina, ma come uno dei maggiori interpreti della pittura italiana dell'Ottocento. Il bicentenario rappresenta così un nuovo e significativo capitolo di questo progetto di riscoperta, destinato a rafforzare il legame tra il territorio e uno dei suoi più illustri protagonisti, offrendo al pubblico anche l’occasione di riscoprire le importanti opere dell’artista custodite nella collezione permanente della Pinacoteca Comunale, punto di riferimento del percorso dedicato a Lega nella sua città natale. (gci)

“L’INIZIO CI ASSALE”: A VENEZIA LE OPERE DI LUCA BERTOLO

Per la prima mostra ospitata a Palazzetto Marcello a Venezia, Luca Bertolo (Milano, 1968, vive e lavora a Seravezza) ricomincia dall’inizio. Con quaranta opere, tra recenti e inedite, allestite al piano nobile e al piano terra dell’edificio, l’artista torna su un tema che aveva già evocato nella sua pittura, facendo proprie le parole di una poesia di Milo De Angelis: “L’inizio ci assale” è il titolo della sua mostra, visitabile dal 5 novembre al 14 febbraio 2027. Ogni inizio prevede un po’ di coraggio e un po’ di arrendevolezza, l’entusiasmo di un assalto e la disponibilità a lasciarsi assalire. Non si tratta solo del rapporto tra l’artista e una nuova opera: nelle opere di Bertolo il perpetuo nuovo inizio dell’arte si specchia nella storia attuale, dove qualcosa di tribale sembra essersi affacciato come minaccia e come promessa. Cinque anni fa Capitol Hill fu presa d’assalto da una folla guidata da un uomo che indossava delle corna e una pelle d’orso, noto come lo “sciamano” cospirazionista di QAnon. Recenti studi universitari hanno portato in auge una nuova, vasta, attenzione per la Preistoria, mentre alcuni artisti si muovono da qualche tempo in territori capaci di accogliere un pensiero magico, simbolico, desideroso di riconnettersi a una dimensione originaria. Sono i contrastanti volti dell’inizio, dove tracce di trogloditica rozzezza si mescolano all’incanto del primordio. Così una parola come “sciamano” può indicare allo stesso tempo l’orrore della peggiore brutalità politica e alcune delle più intense espressioni artistiche del nostro tempo. Una simile ambivalenza si ritrova nelle opere di Bertolo che, insieme a dipinti e disegni, presenta una serie di bastoni realizzata negli ultimi due anni. Non si tratta di eleganti bastoni da passeggio, ma di bastoni sciamanici in cui il gesto primitivo del levigare un ramo raccolto tra i boschi, per farne uno strumento di guerra o di civiltà, si accompagna con i materiali più vari, dalle ossa animali a colorati piumini industriali. Sono bastoni dal sapore temporale indecidibile. Arcaici e postmoderni, stanno alla congiunzione tra inizio e fine. Non è un caso che questa mostra di Bertolo sia la prima di un progetto espositivo a cui si è scelto di dare avvio a Venezia, simbolo della più raffinata estenuazione estetica della civiltà occidentale, in costante pericolo di dissoluzione, sotto la minaccia di una fine che è nuovo inizio della natura. (gci)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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