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Promuovere l’Italia che crea: la visione di Fabio Troisi per l’IIC di Monaco

Promuovere l’Italia che crea: la visione di Fabio Troisi per l’IIC di Monaco

Ph. Vatican News

Un Istituto di cultura che non si limiti a “mostrare” l’Italia, ma che la metta in dialogo con il contesto in cui opera. È questa la visione di Fabio Troisi, nuovo direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, che immagina l’ente come un luogo di confronto, capace di raccontare un Paese che è al tempo stesso tradizione, innovazione e creatività. In un’epoca segnata dall’accelerazione digitale e dall’avvento dell’intelligenza artificiale, Troisi rivendica il valore della cultura come “forma di resistenza all’appiattimento”: il digitale è sì un “alleato prezioso” ma nella produzione culturale è importante l’attenzione, la presenza e la responsabilità. Il Direttore dell’IIC di Monaco di Baviera punta sull’ascolto del territorio, sui giovani e sulla lingua italiana per costruire relazioni durature. Al centro del suo progetto anche il rafforzamento delle collaborazioni con le istituzioni locali e la valorizzazione di un’Italia che “produce”, dalle industrie culturali e creative al mondo della ricerca. In questa intervista a 9colonne, Troisi racconta priorità, obiettivi e prospettive per l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, con l’ambizione di farne un punto di riferimento sempre più aperto, dinamico e integrato nella vita culturale della città.

Lei assume la guida dell’Istituto in un momento di grandi trasformazioni culturali e digitali. Qual è la sua visione per l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera nei prossimi anni e quale ruolo immagina possa avere nella promozione dell’Italia in Germania?

Assumo la guida dell'Istituto con entusiasmo e senso di responsabilità. Un Istituto di Cultura non può limitarsi a "mostrare" l'Italia: deve metterla in conversazione con il contesto in cui opera. Monaco, con i suoi musei, le sue università e un tessuto industriale tra i più solidi d'Europa, è il luogo ideale per presentare un'Italia che non è solo patrimonio, ma anche pensiero, design, ricerca e creatività contemporanea.
Il digitale è un alleato prezioso: ci permette di raggiungere pubblici nuovi, aprire archivi, dialogare con i giovani. Ma un ecosistema governato da algoritmi che premiano ciò che è veloce e replicabile tende a livellare, e l'intelligenza artificiale, che rielabora ciò che esiste già, amplifica il rischio. Per questo la cultura è oggi anche una forma di resistenza all'appiattimento: un libro letto fino in fondo, un concerto dal vivo, una traduzione fatta con cura rivendicano il valore dell'attenzione e della responsabilità di chi crea.
L'Istituto userà quindi il digitale per ampliare l'accesso, non per sostituire la presenza né per uniformare il linguaggio, e ne farà anche oggetto di confronto, con incontri tra studiosi, artisti e ricercatori italiani e tedeschi su intelligenza artificiale, creatività e patrimonio. Così potrà essere un ambasciatore dell'Italia in Baviera: moderno, credibile, non omologato.

Quali saranno le sue priorità nei primi mesi di mandato? Ci sono ambiti specifici, come il dialogo con i giovani, la cooperazione con le istituzioni tedesche o la valorizzazione delle industrie culturali e creative italiane, sui quali intende puntare maggiormente?

Nei primi mesi la priorità sarà ascoltare e capire cosa funziona già: prima di aggiungere, voglio sapere chi frequenta l'Istituto, chi non lo conosce e perché. Una programmazione credibile nasce da questa mappa, non da un cartellone pensato a tavolino.
Se devo indicare dove puntare di più, dico i giovani, e in particolare la lingua italiana. È lì che si gioca la continuità: chi studia l'italiano a Monaco, che sia figlio di emigrati o studente tedesco, è l'interlocutore più naturale e più duraturo. Il resto, a mio avviso, è più un metodo che un ambito. La cooperazione con le istituzioni tedesche sarà il modo di lavorare su tutto: ogni progetto dovrebbe nascere, quando possibile, con un partner locale, così da entrare nella vita culturale della città anziché ospitarla a lato.
Le industrie creative, infine, non le vedo come un capitolo a sé, ma come il terreno su cui far vedere un'Italia che produce oggi, e su cui l'Istituto può offrire agli operatori italiani un accesso concreto al mercato tedesco.

Monaco di Baviera ospita una comunità italiana molto ampia e una vivace scena culturale internazionale. Come pensa di rafforzare il rapporto dell’Istituto sia con il pubblico italiano sia con quello tedesco, ampliando al tempo stesso la platea dei suoi interlocutori?

Monaco ospita una comunità italiana ampia e stratificata, dalle famiglie di lunga residenza ai giovani professionisti e ricercatori arrivati di recente. Vorrei che si sentisse protagonista dell'Istituto e non solo pubblico: attraverso collaborazioni con associazioni, scuole e realtà del territorio, che portino idee e non solo partecipazione.
Per il pubblico tedesco l'obiettivo è andare oltre chi ha già un legame con l'Italia. Significa scegliere temi che intercettino gli interessi locali, lavorare in tedesco e in italiano, fare rete con partner che portino con sé nuove platee e usare i canali digitali per raggiungere chi ancora non ci conosce.
Non vedo i due pubblici in contrapposizione: un Istituto vivace e frequentato dagli italiani è più attrattivo per i tedeschi, e viceversa. Gli eventi migliori sono quelli in cui le due platee si incontrano.

Può anticiparci qualche progetto o iniziativa che vorrebbe lanciare durante il suo mandato, e quali obiettivi concreti si propone di raggiungere entro i prossimi anni?

Preferisco non anticipare titoli prima di aver completato la fase di ascolto: un progetto annunciato troppo presto rischia di essere un progetto pensato a tavolino. Posso però dire con che criterio li sceglierò. Ogni iniziativa dovrà nascere, quando possibile, con un partner locale, parlare a più di un pubblico e lasciare qualcosa dopo la serata: un contenuto, una collaborazione, una relazione che continua.
Quanto agli obiettivi, tra qualche anno vorrei un Istituto con una rete stabile di partner bavaresi, una presenza più forte tra i giovani e nella lingua italiana, un pubblico tedesco più ampio e non solo affezionato. E vorrei che a Monaco l'Istituto fosse riconosciuto come un luogo dove si viene per confrontarsi, non solo per assistere.

(Sip - 25 set)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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