Capire come i consumatori più giovani si relazionano con la tecnologia è indispensabile per chi costruisce strategie e-commerce e di comunicazione digitale. È da questa consapevolezza che nasce "AI Through Gen Z Eyes", la ricerca firmata dall’Osservatorio FiloBlu Lens di FiloBlu, realtà digitale italiana che combina tecnologia, design e marketing per accelerare la crescita del business online delle aziende, realizzata assieme a NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. L’indagine, condotta tra aprile e giugno 2026 su un campione di oltre 300 studenti universitari, tra i 18 e i 26 anni, italiani e internazionali, analizza percezioni, aspettative e modalità di utilizzo dell’AI da parte della Gen Z, con particolare attenzione allo shopping online, alla comunicazione e al rapporto tra tecnologia e brand.
L’AI aiuta a cercare, ma non ancora a scegliere
Il dato più significativo emerso dall’osservatorio riguarda proprio l'esperienza d'acquisto. Per il 39% degli intervistati l'AI non aiuta a trovare i prodotti più velocemente, una quota superiore a quella di chi ne riconosce un beneficio reale, ferma al 36%. Quando l'AI passa dalla ricerca al suggerimento d’acquisto, la fiducia si riduce ulteriormente: solo il 26% del campione considera accurati i consigli ricevuti, mentre il 41% li ritiene generici e poco aderenti alle proprie preferenze. Non sorprende quindi che, nel momento in cui emerge un dubbio o serve un consiglio, la Gen Z torni a cercare un interlocutore umano: il 72% degli studenti preferisce contattare una persona reale quando ha domande durante lo shopping online, anche dopo aver utilizzato strumenti di AI nella fase di ricerca. Il quadro che emerge dalla ricerca non è quello di un rifiuto della tecnologia - anche perché parliamo della prima generazione nativa digitale - ma di una fiducia condizionata e selettiva, costruita attraverso un uso quotidiano e consapevole degli strumenti di AI.
«Il panel di studenti intervistati sembra applicare la strategia "trust, but verify" - dichiara Marco Vergani, CEO di FiloBlu. - La Gen Z riconosce il potenziale dell'AI come acceleratore nella fase di scoperta: è utile per confrontare alternative, raccogliere informazioni, esplorare stili e prodotti per trovare ispirazioni. Ma non non le affida la decisione finale, che resta sempre soggetta a verifica e viene spesso incrociata con le esperienze di altri utenti, le community e il giudizio personale».(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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