Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

NATO, SE IL FIANCO EST
VIVE GIA’ IN PRE-GUERRA

NATO, SE IL FIANCO EST <BR> VIVE GIA’ IN PRE-GUERRA

“Stiamo ricevendo informazioni da molteplici fonti sul fatto che Mosca stia preparando qualcosa di grosso per quest'anno e potrebbe attuare un attacco sotto falsa bandiera per giustificare una nuova mobilitazione generale”. Ancora frasi pesantissime, ancora dichiarazioni che riportano alla memoria gli attriti internazionali che hanno caratterizzato gli anni (se non i mesi) precedenti allo scoppio delle guerre tra le grandi potenze. Questa volta a pronunciare parole di fuoco contro la politica del Cremlino è stato, a margine dei lavori delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski il quale ha aperto uno squarcio inquietante su quelle che, a suo dire, sarebbero le intenzioni della Russia. L'ipotesi avanzata da Varsavia troverebbe fondamento nella prolungata fase di stallo del conflitto e nelle crescenti difficoltà del reclutamento volontario dell’esercito di Putin. Secondo l'analisi del capo della diplomazia polacca, la leadership del paese più vasto del mondo necessiterebbe di un pretesto interno di impatto emotivo devastante, un'aggressione apparentemente orchestrata dal blocco occidentale o dall'Ucraina sul suolo patrio, per superare le resistenze della popolazione di fronte a una nuova e massiccia chiamata alle armi. Sikorski ha precisato che si tratta di uno scenario operativo “tra i più probabili”, maturato all'interno di una cornice di intelligence condivisa tra gli alleati atlantici che segnala il costante incremento delle manovre sottomarine e delle attività d'infiltrazione informatica lungo tutto il fronte orientale dell'Alleanza.

IL FRONTE DELLA FERMEZZA: LA LINEA DURA DI PARIGI, LONDRA E DEI PAESI BALTICI. Le parole del ministro polacco si inseriscono in un clima di gravissima spaccatura diplomatica tra le nazioni dell'Alleanza Atlantica e Mosca, alimentato dalle prese di posizione sempre più rigide dei Paesi del fianco est e delle principali potenze europee. I governi di Estonia, Lettonia e Lituania hanno ribadito che la Russia rappresenta, a loro modo di vedere, una “minaccia esistenziale e permanente” per l'intera architettura di sicurezza europea, denunciando come le continue incursioni di droni e i ripetuti atti di sabotaggio contro le infrastrutture energetiche e le reti di comunicazione baltiche facciano già parte di una guerra ibrida in pieno svolgimento. A queste denunce ha fatto eco la Gran Bretagna, il cui esecutivo ha rimarcato che Londra continuerà a guidare il supporto militare a Kiev senza cedere ai tentativi di intimidazione del Cremlino. Anche la Francia ha consolidato la propria posizione di intransigenza strategica: da Parigi è giunta la conferma che la deterrenza occidentale non si lascerà paralizzare dalle manovre informative di Mosca e che qualsiasi ulteriore escalation condotta dalla Russia incontrerà una risposta ferma, coordinata e sproporzionata da parte degli alleati.

LO SNODO DI KALININGRAD E IL MONITO NUCLEARE DEL CREMLINO. Ad alzare drammaticamente la temperatura dello scontro è stata la recente mossa del Ministero degli Esteri russo, che ha inoltrato una nota ufficiale ai Paesi della NATO ipotizzando presunte minacce imminenti contro l'exclave strategica di Kaliningrad. Il territorio russo, incastonato tra Polonia e Lituania e affacciato sul Mar Baltico, costituisce un avamposto militare altamente militarizzato ma al contempo isolato dal resto della Federazione. Da Mosca è giunto un monito perentorio: il Cremlino si è detto pronto a difendere la sovranità e la continuità territoriale di Kaliningrad “con ogni mezzo a disposizione”, lasciando intendere l'impiego del proprio potenziale nucleare tattico e dei sistemi missilistici a corto e medio raggio dislocati nella regione qualora venissero ostacolate le vie di transito marittime o aeree. La mossa russa punta evidentemente a sfruttare la vulnerabilità geografica dell'exclave per creare un elemento di pressione psicologica sugli Stati confinanti e mettere alla prova la coesione dell'Alleanza.

LA REPLICA DELL'ALLEANZA ATLANTICA TRA DETERRENZA E DE-ESCALATION. La risposta della NATO non si è fatta attendere ed è arrivata con un messaggio teso a calibrare forza e fermezza per evitare incidenti calcolati. I portavoce dell'Alleanza hanno liquidato le accuse russe come una pura invenzione strategica, respingendo con decisione la retorica atomica di Mosca: “Denunciamo con forza qualsiasi minaccia di ricorso alla forza, compresa ogni irresponsabile retorica nucleare”. Da Bruxelles si è ricordato che le esercitazioni militari condotte nei Paesi Baltici e in Polonia sono rigorosamente difensive, trasparenti e conformi alle norme internazionali, e non rappresentano in alcun modo un pericolo per l'integrità territoriale della Russia. Tuttavia, le strutture di comando atlantiche hanno precisato che la NATO rimane “pronta, forte e capace di contrastare qualsiasi minaccia”, confermando l'inviolabilità dell'articolo 5 per la difesa collettiva di ogni singolo centimetro di territorio alleato.

UN EQUILIBRIO PRECARIO SULL'ORLO DEL CALCOLO ERRATO. Nonostante i tentativi di raffreddare i toni sul piano formale, il livello di preallarme tra la NATO e la Russia ha raggiunto livelli mai registrati dalla fine della Guerra Fredda. La combinazione tra le minacce russe su Kaliningrad, il timore polacco di operazioni sotto falsa bandiera e la presenza di migliaia di soldati alleati dislocati lungo il confine orientale crea un contesto ad altissimo rischio di incidente tattico. In un panorama in cui i canali diplomatici tradizionali sono ridotti ai minimi termini e la fiducia reciproca è totalmente azzerata, la reale insidia risiede nella possibilità che un errore di valutazione, un'incursione aerea o una provocazione male interpretata possano innescare un'escalation diretta che arrivi a coinvolgere anche le due principali potenze nucleari del pianeta. (1 OTT – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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