di Paolo Pagliaro
Una città francese di oggi e un'isola-prigione del 1941. Sono lontanissimi i luoghi di due libri appena usciti, ma la domanda è la stessa: come si fa politica quando i vecchi strumenti non funzionano più?
Marianella Sclavi ha insegnato Etnografia urbana al Politecnico di Milano e da anni si occupa di ascolto attivo e gestione creativa dei conflitti. In "Elogio dei tre saperi" edito da Bordeaux racconta Nantes, capitale europea dell’innovazione. Lì il dialogo fra cittadini, tecnici ed eletti è diventato metodo di governo. La competenza dei tecnici e il potere di chi decide restano zoppi senza il "sapere d'uso" di chi vive la città ogni giorno. Il libro mescola ritratti, racconti e quindici "ricette" di democrazia deliberativa.
Federico Fornaro, deputato del Pd e storico, torna invece alle origini. "Ventotene. Le radici della nostra libertà", pubblicato da Bollati Boringhieri, ricostruisce la vita dei confinati sull'isola e il cammino politico del Manifesto di Spinelli, Rossi e Colorni. Il libro nasce anche dallo scontro del marzo 2025 nell’aula di Montecitorio, quando la presidente del Consiglio criticò duramente quel testo. Fornaro restituisce il contesto: nel 1941 l'Europa è in mano al Terzo Reich, e un piccolo gruppo di antifascisti immagina come costruire un continente federale e in pace.
Entrambi i libri raccontano una politica frutto del confronto tra diversi. A Ventotene erano liberali, socialisti, azionisti; a Nantes sono abitanti, professionisti, amministratori. Il sottotitolo del libro di Sclavi promette di "mandare al diavolo" despoti e dispotismi: lo stesso nemico che i confinati di Ventotene avevano davanti.





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