Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

“GAZA SENZA TREGUA”, IN SENATO RIFLETTORI SUL GENOCIDIO

Roma, 8 ott - “Su Gaza sicuramente invertiremo la rotta, perché è impossibile continuare a rimanere in silenzio e complici di un genocidio. Il 7 ottobre abbiamo ricordato le vittime innocenti della furia disumana di Hamas, oggi abbiamo voluto ricordare tre anni di genocidio ad opera del criminale Netanyahu, destinatario di un mandato d'arresto da parte della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità, che continua invece a raccontare la sua storia. La storia purtroppo la raccontano i giornalisti, o la raccontavano i giornalisti, visto che oltre 260 ne sono stati uccisi a Gaza, affinché la vera storia non venisse a conoscenza del resto del mondo”. Così Dolores Bevilacqua, senatrice M5S, che a Palazzo Madama ha promosso la conferenza stampa “Gaza Senza Tregua”, alla quale hanno preso parte anche il senatore M5S Marco Croatti, Maria Elena Delia in qualità di portavoce italiana della Global Sumund Flotilla, la giornalista di RaiNews Maria Elena Scandaliato, il presidente dell'associazione Music for Peace Stefano Rebora e la giornalista e saggista Paola Caridi. “Non c'è una tregua – sottolinea Rebora - il genocidio continua, i bombardamenti continuano, la privazione di qualsiasi diritto continua e soprattutto continuano a non entrare cibo e medicinali e questo è inaccettabile. Prima di ogni differenza siamo esseri umani, dobbiamo ricordare l'umanità e dobbiamo restare umani”.
“Da quando è stata dichiarata la tregua – ricorda Scandaliato - sono state uccise più di 1.400 persone, tra cui centinaia di bambini: quindi direi che non c'è la tregua e bisognerebbe parlarne di continuo di questo”. Per riportare Gaza al centro dell'attenzione pubblica, secondo la giornalista “basterebbe semplicemente fare correttamente il lavoro di giornaliste e giornalisti secondo la deontologia, quindi per esempio abbandonare il doppio standard e poi iniziare anche a chiamare le cose con il loro nome: non si tratta di una guerra ma di un genocidio, i palestinesi presi da Israele sono ostaggi, non sono arrestati e soprattutto la strage di giornalisti che c'è stata è un unicum rispetto al quale dovrebbero levarsi le voci di tutti i miei colleghi e di tutte le mie colleghe, ma anche quelle del governo per manifestare il fatto che noi giornalisti e giornaliste dei media internazionali dobbiamo poter entrare a Gaza, ed evitare che i nostri colleghi e le nostre colleghe continuino ad essere falcidiati”.
“Questa tregua non è vera, non è reale – ribadisce Caridi - ed è arrivata peraltro nel momento di massima diffusione della protesta della popolazione in giro per l'Europa e negli Stati occidentali che sostenevano Israele nel genocidio: nel momento di massima diffusione di questo non movimento vi è stata questa tregua, la Costituzione del Board of Peace, questo accordo firmato il 10 ottobre del 2025 che non è mai entrato in vigore nella sostanza perché non ha avuto quella cornice necessaria che è quella del diritto internazionale e della comunità internazionale riunita nell'Onu”. Secondo Caridi “si sta normalizzando il genocidio”. “La strada – continua la giornalista - è quella di continuare a non rimanere in silenzio, a usare le giuste parole, a non mistificare quello che sta succedendo con parole che andrebbero bandite: non è una guerra ma un genocidio, non è un conflitto tra due eserciti”. Un genocidio, conclude Caridi, che chiama in causa “la nostra responsabilità di persone che lo guardano il genocidio, perché stavolta i ‘cancelli’ sono aperti, non sono come i cancelli di Auschwitz che furono chiusi finché non arrivò l'esercito sovietico: i cancelli sono aperti da 3 anni grazie alla testimonianza dei giornalisti e delle giornaliste palestinesi di Gaza e la loro altissima professionalità”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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