L’accordo Usa-Russia sul diesel spaccherà l’alleanza occidentale? La domanda sorge spontanea dopo che nel fine settimana il presidente americano Donald Trump ha di fatto “scaricato” il leader ucraino Volodymyr Zelensky accendendo il disco verde alla sospensione per sei mesi delle sanzioni sulle esportazioni di carburante verso la Russia per consentire la vendita di gasolio a prezzi di mercato. E ieri, il tycoon ha ribadito la sua presa di posizione, che in breve ha provocato una valanga di critiche sia in patria che all’estero, definendola la “scelta giusta” e sostenendo che l'Europa ha già acquistato in passato prodotti energetici dalla Russia. In un post sui social media, the Donald ha infatti dichiarato che “l'Unione Europea ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l'energia” e ha aggiunto: “Ho fatto la scelta giusta per il popolo americano: SEMPRE, PRIMA L'AMERICA!”. Di fatto, la decisione di Trump rappresenta la più grande crisi tra Washington e Kiev dai tempi della rottura nello Studio Ovale dello scorso anno.
LA VERSIONE DI MOSCA SUI PROFITTI ENERGETICI E IL NODO DELL'EMBARGO EUROPEO. A dare sostanza alle affermazioni dell'inquilino della Casa Bianca sono giunte ieri le dichiarazioni ufficiali del Cremlino sugli incassi energetici garantiti dai mercati europei. Il vice primo ministro russo con delega all'Energia, Alexander Novak, ha affermato in un'intervista televisiva che la Russia ha venduto idrocarburi per un valore di 286 miliardi di euro ai Paesi europei dal 2022 a oggi, nonostante le sanzioni imposte in seguito all'invasione dell'Ucraina. Novak ha precisato la portata economica delle forniture spiegando che “questa cifra ammonta a 320,7 miliardi di dollari (circa 286 miliardi di euro) per il periodo dal 2022 ad oggi. Questo è il volume delle forniture di risorse energetiche ai paesi dell'Unione Europea”. I dati esposti dal governo russo mettono in luce la rigidità del processo di svincolo dell'Europa dalle risorse energetiche d'oltreoceano e d'oriente. Dall'inizio del conflitto, l'Unione Europea ha progressivamente ridotto i suoi acquisti di energia russa attraverso tappe sanzionatorie successive: ha interrotto le importazioni di carbone nell'estate del 2022, per poi bloccare quelle di petrolio greggio via mare nel dicembre dello stesso anno e infine vietare i prodotti petroliferi raffinati nel febbraio del 2023. Ciò nonostante, il persistere di canali residui come il gas via tubo e il gas naturale liquefatto (GNL), unito ai prezzi elevati registrati nella prima fase della guerra, ha consentito a Mosca di incassare cifre imponenti che la presidenza statunitense cita oggi per giustificare la propria linea pragmatica.
LA MOSSA SULLE URNE DI MIDTERM: LA SALVAGUARDIA DELL'AMERICA RURALE E DEL VOTO AGRICOLO. L'improvvisa apertura alle forniture energetiche di Mosca rivela una dinamica strettamente legata all'agenda politica interna degli Stati Uniti. Con l'appuntamento con le urne per le elezioni di midterm ormai alle porte, il costo della vita e la fiammata inflazionistica sono diventati le minacce principali per il Partito Repubblicano. Per l’inquilino della Casa Bianca, tuttavia, la pressione economica non riguarda genericamente i consumatori alle pompe di benzina: al centro del calcolo strategico c'è il cuore pulsante del suo consenso elettorale, ovvero l'America rurale. In queste settimane di raccolto stagionale, gli agricoltori del Midwest e del sud degli Stati Uniti si trovano infatti ad affrontare un'impennata drammatica dei costi operativi. Il gasolio agricolo non è una risorsa secondaria: alimenta le mietitrebbie, i trattori, i sistemi di irrigazione e l'intera catena logistica di distribuzione dei prodotti alimentari. L'aumento vertiginoso dei prezzi del diesel rischia di alienare o spingere all'astensione un bacino di voti cruciale che nelle precedenti consultazioni ha garantito alleanze blindate alla leadership repubblicana. Nelle sue recenti esternazioni sui social media, il tycoon, di conseguenza, ha rivendicato con forza la volontà di tutelare questo blocco sociale, dichiarando apertamente che la riduzione dei costi energetici per i “nostri Grandi Agricoltori, Allevatori e Camionisti” rappresenta la sua priorità assoluta. Per rispondere all'emergenza delle campagne, il governo americano ha persino disposto misure straordinarie per estendere temporaneamente l'uso del diesel colorato (il carburante defiscalizzato normalmente destinato ai soli mezzi agricoli e da cantiere) anche al trasporto merci su strada. Sospendere le sanzioni sul carburante russo diventa così, nell'ottica della presidenza, un'operazione di puro pragmatismo elettorale per evitare che l'inflazione nei campi si trasformi in una disfatta alle urne.
LE CONTROMOSSE DELL'EUROPA E L'ALLARME DEI SOSTENITORI DI KIEV. La svolta dell'amministrazione statunitense ha colto di sorpresa le cancellerie europee e i governi occidentali maggiormente impegnati nell'assistenza al popolo ucraino. L'iniziativa di Washington rischia di compromettere l'efficacia dell'intero impianto sanzionatorio edificato negli ultimi anni per prosciugare i proventi energetici del Cremlino. Per contrastare l'impatto politico ed economico dell'intesa sul gasolio, le nazioni europee e gli alleati del G7 stanno studiando risposte articolate. Dunque, i paesi europei stanno valutando l'intensificazione degli aiuti finanziari ed energetici diretti verso Kiev per compensare l'indebolimento del sostegno statunitense. Sul piano sanzionatorio, in Particolare Londra, Parigi, Berlino Varsavia e i Paesi baltici spingono per stringere ulteriormente le maglie dei controlli sulle rotte marittime e sulla flotta navale impiegata da Mosca, nel tentativo di limitare i margini di profitto che la Russia punta a ricavare dalle nuove vendite di idrocarburi. Nel frattempo, l'iniziativa di Trump ha provocato pesanti spaccature anche a Washington: al Congresso si stanno sollevando critiche bipartisan, con esponenti sia democratici sia repubblicani che accusano la Casa Bianca di aver concesso un'indebita ossigenazione finanziaria all'economia di guerra di Vladimir Putin.
IMPATTO MILITARE E LE MOSSE STRATEGICHE SUL TERRENO. Sul fronte del conflitto, il via libera alle esportazioni di diesel da Mosca introduce nuove variabili operative ed economiche. Per la leadership russa, il parziale ripristino dei flussi di cassa legati all'energia garantisce nuova liquidità per finanziare la produzione bellica e l'apparato militare. La reazione delle forze armate ucraine a questa svolta diplomatica è stata immediata e decisiva. Il presidente Volodymyr Zelensky e i comandi di Kiev hanno ribadito che non intenderanno moderare la loro campagna strategica contro i siti energetici dell'avversario nonostante il perentorio alt di Trump alle azioni contro le raffinerie russe. L'esercito ucraino continua infatti a intensificare gli attacchi con droni a lungo raggio contro i depositi di carburante e gli impianti di lavorazione collocati nel territorio nemico, al fine di bloccare la catena di approvvigionamento delle truppe d'invasione e limitare la capacità di raffinazione complessiva di Mosca. I raid ucraini contro le strutture petrolifere russe potrebbero di fatto ostacolare la capacità reale del Cremlino di garantire le forniture di carburante promesse, dimostrando l'intenzione di Kiev di proseguire in autonomia la difesa della propria sovranità. (13 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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