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direttore Paolo Pagliaro

USA, BOIA IN DIRETTA:
CHIESA CONTRO STATO

USA, BOIA IN DIRETTA: <BR> CHIESA CONTRO STATO

“C’è davvero un vantaggio nel metterci sullo stesso piano dei terroristi trasmettendo in tutto il mondo l’immagine dell’esecuzione di un uomo in sedia a rotelle?”. La provocazione, netta e priva di sovrastrutture diplomatiche, è stata lanciata ieri dall’arcivescovo Timothy Broglio, responsabile dei servizi pastorali della Chiesa cattolica per le forze armate statunitensi. L’alto prelato è intervenuto infatti con questa decisa presa di posizione contro il piano dell’amministrazione militare a stelle e strisce, guidata dal pupillo di Trump Pete Hegseth, di giustiziare Nidal Hasan tramite plotone di esecuzione, con l’ulteriore previsione di diffondere la procedura in diretta streaming. Un intervento che riapre una ferita mai del tutto rimarginata nella coscienza civile ed etica del Paese, proprio mentre il sistema della pena capitale americana barcolla sotto i colpi di gravi errori procedurali e polemiche etiche di vasta portata.

LA CONDANNA DELL'ARCIVESCOVO E IL RICHIAMO ALLA COSCIENZA MILITARE. L’intervento di Timothy Broglio non si è limitato a una riprovazione di facciata, ma ha voluto “premere” direttamente sulla catena di comando spirituale e militare dell’esercito. Il responsabile della Chiesa cattolica per le forze armate ha specificato chiaramente che qualsiasi soldato di fede cattolica precettato per far parte del plotone di esecuzione dovrebbe presentare formale richiesta di esonero da tale incarico, definendo il compito radicalmente contrario agli insegnamenti della Chiesa. Broglio ha voluto legare la sua analisi al ricordo personale delle vittime dell'attentato del 2009 a Fort Hood, in Texas, ricordando di aver presieduto in prima persona al funerale di Michael Grant Cahill, l'unico civile rimasto ucciso nella strage compiuta dallo psichiatra militare. “Il crimine commesso da Hasan è stato efferato, ma esporre il pubblico alla sua esecuzione serve a qualcosa?”, ha evidenziato con forza il prelato. Pur riconoscendo che “in generale, le forze armate statunitensi godono di una buona reputazione nel mondo”, l’arcivescovo ha evidenziato come la decisione di trasformare la fucilazione in uno spettacolo mediatico rischi di equiparare le istituzioni democratiche ai metodi propri della propaganda terroristica. Hasan, ormai immobilizzato in sedia a rotelle per le ferite riportate nel conflitto a fuoco durante il massacro, dovrebbe salire sul patibolo il prossimo 3 dicembre.

LE CREPE DEL SISTEMA SANZIONATORIO: IL DRAMMATICO PRECEDENTE DI CHRISTA PIKE. La dura presa di posizione dei vertici religiosi contro le modalità dell’imminente esecuzione di Hasan si inserisce in un clima di profonda sfiducia, appesantito dai recenti e drammatici sviluppi registrati nel penitenziario di Riverbend, in Tennessee. A riaccendere il dibattito sulla tenuta morale e tecnica della pena capitale è stata la vicenda di Christa Pike, condannata a morte per l'omicidio di Colleen Slemmer avvenuto nel 1995. La diffusione, avvenuta ieri, dei nastri e delle trascrizioni delle chiamate d'emergenza al 911 ha documentato attimo per attimo i contorni di una procedura fallita che gli stessi soccorritori hanno descritto come caotica e priva di protocolli gestionali. Nelle registrazioni degli operatori sfilano momenti di palpabile tensione in cui si segnala espressamente che “la persona non è ancora deceduta”, con i soccorsi chiamati d'urgenza a intervenire all'interno dell'istituto di massima sicurezza dopo che la somministrazione dei farmaci letali non aveva prodotto l'atteso arresto cardiaco. Le analisi legali e mediche emerse nelle ultime ore indicano che il personale addetto all’esecuzione avrebbe tentato ripetutamente di posizionare gli aghi per l'iniezione, provocando gravi ustioni e lesioni alle braccia della detenuta prima che si optasse per il trasporto in ospedale in stato di incoscienza. La pubblicazione delle chiamate al 911 dimostra come per decine di minuti la struttura sia rimasta in uno stato di stallo operativo, sprovvista di linee guida su come gestire un condannato sopravvissuto ai farmaci di Stato.

UN MODELLO SOTTO ESAME TRA SPETTACOLO PUBBLICO E CRISI PROCEDURALE. L'intreccio tra la spettacolarizzazione mediatica che si sta cercando per la fucilazione di Nidal Hasan e le drammatiche falle umane e meccaniche emerse nel caso di Christa Pike pone le autorità americane di fronte a un vicolo cieco istituzionale. Da un lato, la linea della fermezza politica spinge verso una visibilità pubblica dell'atto punitivo per ostentare la forza dello Stato contro la minaccia terroristica; dall'altro, le evidenze sul campo mostrano un impianto sanzionatorio esposto a gravissimi rischi d'errore e a severe censure sul piano del diritto internazionale e costituzionale. I legali di Pike hanno già presentato istanze d'urgenza alle corti federali chiedendo la commutazione della pena in ergastolo e la conservazione di tutte le prove e registrazioni dell'esecuzione abortita, sostenendo che la donna abbia patito una punizione sproporzionata. Contemporaneamente, l'appello dell'arcivescovo Broglio ai soldati cattolici introduce una spaccatura inedita nel morale della catena di comando militare, trasformando l'imminente appuntamento del 3 dicembre in un banco di prova etico da cui dipenderà la credibilità dell'intero sistema giudiziario d'oltreoceano. (13 OTT – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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