Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico

Un’esposizione per raccontare uno dei protagonisti dell’arte italiana: il 10 ottobre, al Castello Campori di Soliera, è stata inaugurata la mostra “Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico”, curata da Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto. L’iniziativa, visitabile fino al 10 gennaio 2027, promossa dalla Fondazione Campori e dal Comune di Soliera, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno di due sponsor, Veca ed Euromat Srl. In occasione del centenario della nascita dell’artista, che vede la sua opera al centro di numerose iniziative, questa mostra sceglie una prospettiva inedita, affidando alla fotografia il compito di raccontarne l’opera e la ricerca. Al centro dell’esposizione è il patrimonio fotografico dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro, presentato per la prima volta attraverso una selezione di cento stampe originali, realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. In dialogo con tre significative opere scultoree – Disco solare (1989-1990) e gli studi per Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973) e The Pietrarubbia group (1975) – gli scatti di Ugo Mulas, Maria Mulas, Mario Dondero, Carlo Orsi, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe Pino, Paolo Monti e Ted Drzyzga restituiscono non solo la trasformazione della materia nel processo creativo, ma anche il rapporto con lo spazio pubblico e con quello espositivo di gallerie e altre istituzioni. Il racconto fotografico non si limita tuttavia alla relazione tra le opere e i luoghi che le accolgono, ma segue anche l’intero processo creativo, soffermandosi sulla metamorfosi della materia e sul suo progressivo divenire opera. Dall’archivio emerge infatti la volontà costante dell’artista di documentare per immagini il proprio lavoro di scultore in tutte le sue fasi: dalla modellazione alla lavorazione in fonderia, fino alla collocazione dell’opera nello spazio pubblico. La mostra sarà accompagnata da visite guidate e percorsi laboratoriali rivolti a famiglie, giovani, adulti e alle scuole. Il progetto è a cura del Dipartimento Educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro e della Ludoteca della Fondazione Campori. Questo omaggio all’artista prosegue l’impegno del Comune di Soliera nella valorizzazione della sua opera, testimoniata anche dalla scultura Lancia di Luce II (1985), che dal 2025 definisce lo spazio pubblico di piazza Lusvardi antistante Castello Campori. (gci)

“GRANDI FOTOGRAFI PER L’UMBRIA”: MARIO GIACOMELLI, FULVIO ROITER E LUIGI SPINA

La Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia presenta, dallo scorso 18 settembre al 1° novembre, “Grandi fotografi per l’Umbria. Mario Giacomelli, Fulvio Roiter e Luigi Spina”, una mostra dedicata a tre grandi interpreti della fotografia italiana e alla loro capacità di restituire, attraverso linguaggi e sensibilità differenti, l’identità e il paesaggio della regione. Le immagini di Mario Giacomelli, Fulvio Roiter e Luigi Spina costituiscono il primo significativo nucleo di fotografia contemporanea acquisito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria grazie a due edizioni dell’avviso pubblico Strategia Fotografia, emanate rispettivamente nel 2024 e nel 2025 dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il percorso espositivo propone un’ampia selezione di 55 opere fotografiche delle 106 che sono recentemente entrate a far parte della collezione del museo perugino. L’interesse della Galleria Nazionale dell’Umbria nei confronti della fotografia affonda le proprie radici in un percorso di valorizzazione avviato da molti anni e ha trovato, dal 2024, un ulteriore impulso con la nascita di Camera Oscura, la rassegna espositiva a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve dedicata ai grandi interpreti dell’ottava arte, accompagnata dalla creazione di uno spazio specificamente destinato ad essa lungo le sale del museo. Un progetto che ha contribuito a maturare l’idea di ampliare la collezione attraverso opere capaci di documentare, mediante la fotografia, l’avvicendarsi di linguaggi, tecniche e modalità dello sguardo, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere l’eterna contemporaneità dell’arte. “Grandi fotografi per l’Umbria” si inserisce nel più ampio piano di valorizzazione del patrimonio della Galleria Nazionale sostenuto dalla delegata alla direzione del museo Veruska Picchiarelli, con iniziative volte a raccontare le nuove acquisizioni che, nel corso di oltre un decennio di autonomia, hanno contribuito ad arricchirne e ampliarne la collezione. La mostra rappresenta, in questo senso, un ulteriore passo nella costruzione di una raccolta capace di mettere in dialogo la grande tradizione storico-artistica conservata dalla Galleria con i linguaggi della contemporaneità, confermando la fotografia come uno strumento privilegiato per osservare, interpretare e restituire il rapporto tra arte, territorio e memoria. (gci)

ROMA, “I FIORI DEL MALE” RACCONTA IL LAVORO ARTISTICO DI CHIARA CAMONI

Tra vegetale, animale e architettonico: Società delle Api presenta, dallo scorso 9 ottobre fino al 26 gennaio 2027, “I fiori del male”, progetto dedicato al lavoro di Chiara Camoni, a cura di Alice Motard. Seconda esposizione organizzata in via Gregoriana 40 a Roma dopo l’apertura al pubblico dello spazio nel febbraio 2026, la mostra prende avvio da un nucleo significativo di opere della collezione di Silvia Fiorucci, che segue il lavoro dell’artista fin dagli esordi. Il progetto isola uno degli elementi ricorrenti nella pratica di Camoni – il fiore, insieme motivo e materia – per interrogarne la natura meno pacificata. Che cosa accade quando smettiamo di considerarlo esclusivamente come simbolo condiviso di vita, delicatezza e bellezza? I fiori del male ne porta alla luce un altro volto: ctonio, criptico, distruttivo, artificiale, spirituale. La mostra non intende negare la dimensione fondamentalmente positiva ed ecofemminista del lavoro di Camoni, radicata nel rispetto per la natura, nei processi manuali e nel fare collettivo, quanto piuttosto complicarla, facendo emergere il suo lato più oscuro, le zone d’ombra e ciò che rimane oltre la cornice. Il riferimento è all’omonima raccolta poetica di Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, e a un’idea di bellezza che, per usare le parole del poeta, “è sempre bizzarra”. Il percorso espositivo riunisce una selezione di opere di Chiara Camoni, affiancate da nuove produzioni site-specific. Ad aprire la mostra sono due disegni a matita di gigli, fiori noti per le loro proprietà tossiche, appartenenti a una serie più ampia realizzata dall’artista durante la pandemia. Nel corso del primo lockdown, Camoni inviava ogni giorno l’immagine di uno dei suoi disegni a una cerchia di amici, tra cui Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio, il fiore compie una metamorfosi per cui abbandona sempre di più la sua forma originaria, assumendo sembianze di corpi lascivi, organi sessuali, animali, volti e altri segni mimetici, in immagini quasi allucinatorie che riecheggiano i fiori “malati” di Baudelaire. Le diverse sale esplorano altrettante manifestazioni di questa forza sovversiva: il fiore come veleno, come linguaggio, come gioiello, come minaccia o come apparizione. A scandire il percorso sono i versi di Baudelaire, che accompagnano le opere e ne orientano la lettura. In linea con l’attitudine di Camoni ad accogliere altre voci all’interno della propria pratica, la mostra riunisce anche opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Maric, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. Pensate come contrappunti, queste presenze ampliano e acuiscono le riflessioni avviate dai lavori di Camoni. Le opere entrano infine in dialogo con gli ambienti storici di via Gregoriana 40: le grottesche rinascimentali che ornano i compartimenti voltati, i soffitti a cassettoni, gli intarsi dei pavimenti in parquet e i marmi presenti nell’edificio. (gci)

A TORINO LA WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2026

World Press Photo Exhibition 2026, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino per il decimo anno consecutivo, visitabile fino al 13 dicembre: le 144 immagini che la compongono saranno esposte nell'ipogeo della Rotonda del Talucchi, all'Accademia Albertina delle Belle Arti, in via Accademia Albertina 6. L'esposizione presenta i lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica vincitori della 69esima edizione del concorso. Gli scatti portano la firma di fotografi che lavorano per le più importanti realtà dell'informazione globale, a partire dall'agenzia ZUMA Press, che ha distribuito l'immagine dell'anno firmata da Carol Guzy per il Miami Herald. Accanto ai grandi marchi delle agenzie di stampa come Reuters, Associated Press ed EPA Images, la mostra raccoglie i reportage pubblicati da quotidiani e riviste d'eccellenza quali New York Times, Time, Le Monde ed El Pais, insieme ai progetti a lungo termine sostenuti dalla National Geographic Society e ai lavori indipendenti distribuiti da agenzie come Panos Pictures. Immagini che offrono una panoramica sul presente e rappresentano un'opportunità per un viaggio critico nell'attualità. I lavori premiati raccontano conflitti globali, offrendo una potente testimonianza visiva della vita in tutto il mondo, dagli Stati Uniti e dall’Ucraina fino al Nepal, al Pakistan e alla Palestina, parlano di crisi, ma anche resistenza e tradizioni nascoste. Al centro, anche la crisi climatica, da Los Angeles alle Filippine, al Messico e alla Norvegia, le mobilitazioni e la lotta per i diritti attraverso immagini di proteste negli Stati Uniti e di movimenti femminili in Guatemala e Kenya. Intimi e spesso toccanti, i lavori rivelano anche la fragilità della vita umana - dalla malattia all'isolamento, dal lutto alla sopravvivenza - accanto a storie di generazioni più giovani: ballerine di danza classica in Sudafrica, donne a cavallo in Marocco, famiglie colpite dalle politiche di controllo sull’immigrazione negli Stati Uniti. I ritratti ambientali, infine, avvicinano lo spettatore alla natura in modo quasi fisico: dall’abbattimento di elefanti in Zimbabwe, a un orso polare sopra una carcassa di capodoglio, fino al primo piano di un panda in un parco nazionale cinese. Insieme, questi progetti compongono un ritratto urgente del nostro mondo contemporaneo. Le 144 immagini sono state selezionate tra 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi. (gci)

A FERRARA L’IRROMPERE DELLA MODERNITÀ DA MONET A KANDINSKY

Monet, Van Gogh, Kandinsky, Mondrian: nomi che segnano le tappe di una svolta epocale. In meno di ottant’anni, tra Otto e Novecento, la pittura europea passa dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale. La mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, intitolata “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità. Capolavori dal Museum Boijmans Van Beuningen e da altre importanti collezioni” (19 settembre – 10 gennaio 2027), ricostruisce queste trasformazioni. Al centro del racconto il paesaggio – naturale e urbano – e la vita moderna diventano il punto di osservazione di un’epoca in cui il rapporto tra l’artista e il mondo visibile si ridefinisce radicalmente, aprendo la strada a nuove modalità di percezione e rappresentazione della realtà. Articolato in nove capitoli, il percorso ripercorre le tappe salienti dell’evoluzione della pittura tra XIX e XX secolo, a partire dalla nascita della sensibilità naturalista della Scuola di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio. Da lì inizia un percorso artistico passato per i macchiaioli italiani, l’impressionismo, gli artisti della Scuola dell’Aia in Olanda, i postimpressionisti, il divisionismo in Italia, il futurismo e la pittura astratta. Tra gli artisti in mostra, infatti, spiccano Gustave Courbet, Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Paul Signac, Odilon Redon, Pablo Picasso, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian. Accanto a loro, i maestri italiani: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giovanni Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Mario Sironi. L’itinerario espositivo riunisce 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle collezioni del museo olandese, affiancate da una selezione appartenente a importanti raccolte pubbliche e private italiane. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara ed è curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella. (gci)

NELLA FOTO. Arnaldo Pomodoro con il gesso de "La ruota", Milano, 1961. Foto Mario Dondero.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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