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direttore Paolo Pagliaro

PENSIONI: IL SISTEMA ITALIANO AL 41MO POSTO SU 55 PAESI NEL MONDO

L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della longevità e il calo della natalità stanno mettendo sotto pressione i sistemi pensionistici in tutto il mondo. In questo contesto, l’Italia si colloca al 41mo posto nella classifica globale della 18ma edizione del Marsh CFA Institute Global Pension Index (MCGPI), che analizza e confronta i sistemi pensionistici di 55 Paesi, rappresentativi del 66% della popolazione mondiale, sulla base delle dimensioni di adeguatezza, sostenibilità e integrità. Nello specifico, l’Italia nel 2026 ottiene un punteggio complessivo di 57,4 su 100, in lieve aumento rispetto a 57,0 del 2025 e mantiene il grado C, che lo identifica come sistema con elementi positivi, ma anche criticità e carenze significative che richiedono interventi. L’Italia si conferma inoltre sotto la media europea in tutte e tre le dimensioni analizzate, insieme a Polonia e Turchia. Per la capacità dei sistemi pensionistici di garantire redditi adeguati nel 2026 l’Italia sale a 70,9 punti, rispetto ai 69,4 del 2025, mantenendosi stabile in 14ª posizione in Europa (media europea: 75,0). Un punto di forza è il replacement ratio, tra i più elevati dei Paesi analizzati; positivi anche la possibilità di trasferire la posizione individuale da un fondo privato a un altro, la permanenza della posizione in capo all'aderente in caso di divorzio con separazione dei beni, la pensione minima commisurata al reddito e il sistema di rivalutazione dei contributi. Restano invece criticità l'età minima di accesso ai benefici pensionistici per i fondi privati (pre-pensionamento) e il peggioramento del debito pubblico. Per la sostenibilità il sottoindice scende da 27,9 punti nel 2025 a 27,0 nel 2026. L'Italia si conferma così al penultimo posto in Europa (media europea: 55,1). Tra i fattori che impattano su questa dimensione, il debito pubblico, l’elevata spesa pubblica per le pensioni e il tasso di crescita economica reale basso, oltre alla ridotta quota di persone in età lavorativa iscritte a un fondo di previdenza complementare e al limitato volume degli investimenti dei fondi pensione (inteso come percentuale del PIL), entrambi comunque in miglioramento.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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