Nella storia, i processi migratori hanno rappresentato uno dei fattori più importanti di mutamento sociale e in diversi casi di avanzamento economico. Se a uno sguardo retrospettivo è possibile individuare fasi alterne, contraddistinte da politiche migratorie ora restrittive ora permissive, oggi prevale una netta tendenza, su scala internazionale , all’adozione di politiche di divieto all’ingresso, in concomitanza con il crescere del numero di rifugiati e di migranti nel mondo. Certamente l’aumento dei flussi migratori in direzione delle aree più sviluppate del pianeta, insieme all’adozione di norme fortemente restrittive in tema di immigrazione, hanno contribuito in modo significativo alla creazione di spazi extragiuridici a tutto vantaggio di attori criminali che sfruttano la richiesta di emigrare di ampie fasce di popolazione provenienti dai paesi poveri. Gente affamata che fugge da persecuzioni, da guerre, da rivolte tribali e si affida ai contrabbandieri di esseri umani per viaggi che spesso finiscono in altre tragedie come capita, da anni, nelle traversate in mare dove quest’anno, solo nel Mediterraneo, si sono contati oltre duemila migranti morti o dispersi.
Anche se il numero dei migranti sbarcati nel 2026 alla data del 24 ottobre è sceso a 25.830 unità comparato con i 57.656 e 55.048 dello stesso periodo rispettivamente degli anni 2025 e 2024, il fenomeno è ancora rilevante e non diminuirà nei prossimi anni con le guerre, le povertà e le turbolenze che stanno caratterizzando vaste zone del mondo.
Dall’Africa arriva il maggior numero di persone in fuga: su 25.830 sbarcati in Italia nel 2026 sono stati 3.334 quelli provenienti dall’Algeria, 2.852 dalla Somalia, 2.359 dall’Eritrea, 1.903 dal Sudan, 1.499 dall’Egitto, 1.388 dalla Tunisia, 482 dal Mali, 467 dall’Etiopia, 379 dalla Nigeria, 360 dalla Costa d’Avorio e 321 dal Sud Sudan.
Ricordiamo che nell’espressione “traffico internazionale di persone” sono ricomprese, di norma, due situazioni distinte. Da un lato abbiamo il “traffico” ( in Italia indicato come “tratta”) finalizzato allo sfruttamento delle persone che ne sono oggetto (“trafficking of human beings); dall’altro abbiamo il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (“smugglings of migrants” letteralmente “contrabbando di migranti”). La suddivisione del traffico di persone in due tronconi deriva anche dal ruolo che il migrante assume rispetto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico. Nello smuggling l’attivazione del canale parte dagli stessi migranti che disponendo di un capitale proprio o di persone che lo forniscono, si rivolgono ai trafficanti sapendo che questi sono in grado di garantire il “viaggio”. Nel trafficking, invece, le persone vengono reclutate dai criminali con la violenza, con il ricatto, con l’inganno e trasportati nei paesi per soddisfare la domanda di mercato costituito dal “lavoro nero”, dalla prostituzione, dall’accattonaggio dei minori, dal traffico di organi umani. Nella pratica la linea di separazione tra smuggling e trafficking è molto sottile in quanto, ad esempio, nessuno può garantire che le persone trasportate in regime di smuggling finiscano poi per diventare oggetto di tratta.
Va anche ricordato come il binomio criminalità/immigrazione rappresenti sempre una delle tematiche più dibattute ma anche una delle più controverse. Non sono sufficienti i dati grezzi per spiegare e comprendere la realtà, né sono ancora rinvenibili dati di rilievo scientifico diretti a dimostrare l’esistenza di un reale collegamento tra “produzione di criminalità” e presenza sempre più consistente di immigrati stranieri. Appare troppo semplicistico sostenere che la nazionalità costituisca una variabile capace di spiegare la criminalità “etnicizzando” così la devianza. Semmai può essere vero che chi più vive in condizioni di difficoltà più è alla mercé di organizzazioni criminali. Nel 2025, secondo i dati del Ministero dell’Interno, i cittadini stranieri denunciati o arrestati in Italia sono stati 292.820, pari al 35% del totale dei denunciati (nel 2024 erano stati il 34,7%) con una quota del 40% circa che ha riguardatolo spaccio di stupefacenti e del 50% i furti e le rapine.
*L’autore è Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo. Questore in alcune importanti città ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto.
(© 9Colonne - citare la fonte)





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