di Paolo Pagliaro
Il 75% delle leggi approvate nei quattro anni del governo Meloni - 257 su 340 - sono nate su iniziativa non del Parlamento ma di Palazzo Chigi. Si conferma cosi un’anomalia ormai strutturale nei rapporti tra poteri delle stato. La situazione precipita se si misura il peso dei testi anziché il loro numero. Le leggi nate da proposte dei parlamentari valgono circa 84 mila parole su oltre 2 milioni, appena il 4% del totale. Questi dati contenuti nell’annuale Rapporto dell’Osservatorio sulla legislazione della Camera, presentato oggi, confermano che non è certo il Parlamento a ostacolare la governabilità e che per garantirla non c’era bisogno di una nuova legge elettorale.
Se la prevalenza dell’iniziativa governativa è in linea con il passato , crescono però il ricorso alla fiducia nella conversione dei decreti-legge e la concentrazione dell’esame in un solo ramo del Parlamento. I dati segnalano in sostanza che c’è sempre meno spazio per il confronto parlamentare.
Spiega il rapporto che anche in Europa la democrazia parlamentare è sotto stress, ma in modi diversi. In Francia, Spagna e Germania la frammentazione politica rende i governi fragili e i Parlamenti difficili da governare: si fatica a decidere, a cominciare dai bilanci. In Italia accade quasi il contrario. Un Governo stabile continua a legiferare soprattutto per decreto, con il Parlamento imbrigliato dai voti di fiducia. Sono patologie opposte con un esito comune: i Parlamenti che fanno sempre più fatica a essere il luogo in cui si pensano davvero le leggi.





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