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Sazietà, il corpo parla, ma lo stress “zittisce” la pancia

Uno studio dell’Università di Ulm suggerisce che la tensione può rendere più difficile percepire i messaggi dell’intestino, soprattutto in chi fatica a gestire le emozioni


“Ascolta il tuo corpo” è il consiglio che accompagna chiunque voglia mangiare meglio, e poggia su un presupposto rassicurante: che il corpo parli chiaro. Sotto stress, però, la sua voce potrebbe farsi più flebile. Lo suggerisce uno studio dell’Università di Ulm, in Germania, di cui dà conto National Geographic, e che sposta lo sguardo da cortisolo e voglie, i sospettati di sempre, a un passaggio precedente: la capacità di percepire i segnali interni, detta interocezione. “La sensazione di sazietà e pienezza non è un dato di fatto fisso. Riguarda piuttosto la percezione e l’interpretazione dei segnali che il corpo invia”, spiega la psicologa Miriam Kipping, dell’ateneo tedesco. Altra cosa è l’appetito, aggiunge, che ha componenti motivazionali ed emotive: si può essere sazi e desiderare comunque un biscotto. Per mettere alla prova questa ipotesi, Kipping e i suoi colleghi hanno riunito novantaquattro adulti a digiuno davanti a una ciotola di yogurt che si riempiva di nascosto grazie a una pompa: il Magic Table toglieva ai partecipanti ogni riferimento visivo, costringendoli ad affidarsi allo stomaco. Ciascuno era passato sia da un compito di calcolo mentale stressante sia da uno meno impegnativo. Lo stress acuto, nel complesso, non ha attutito la sazietà di tutti; ha pesato in chi riferiva più difficoltà nel regolare le emozioni e un’alimentazione più contenuta o incontrollata, che sotto pressione ha mangiato più yogurt prima di sentirsi pieno. Lo scarto è emerso alla sazietà completa, non ai primi segnali, e l’alimentazione emotiva dichiarata non ha previsto nulla. Un risultato preliminare, sottolinea Kipping, che però lascia intravedere un’interocezione gastrica capace di cambiare con lo stato emotivo. Per capire quanto sia fitta la rete, basta il nervo vago. “Collega praticamente ogni organo del corpo al cervello e viceversa. Si tratta di una comunicazione bidirezionale”, osserva Guillaume de Lartigue, neuroscienziato del Monell Chemical Senses Center e dell’Università della Pennsylvania, il cui laboratorio verifica se lo stress ripetuto smorzi la sensibilità di quelle vie. Sui topi i dati non concordano: un altro studio ha visto lo stress cronico rendere più sensibili le fibre gastriche. Per Rajita Sinha, direttrice dello Stress Center di Yale, gli effetti “possono variare nella stessa persona in momenti diversi della sua vita e in diverse fasi”. E allora, propone, meglio dire: “Prestate attenzione a ciò che sta facendo il vostro corpo e a ciò che la vostra mente – i vostri sensi – vi stanno dicendo”. Nel suo lavoro clinico, racconta Kipping, chi ha perso il contatto con fame e sazietà riparte da pasti regolari, per poi esercitarsi a notare come si sente lo stomaco prima, durante e dopo mangiato.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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