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direttore Paolo Pagliaro

Manovra, Lorenzin: Meloni sarà ricordata per tagli a sanità pubblica

Roma, 3 nov - “Devo smentire, dico purtroppo, i toni trionfalistici soliti della maggioranza, che sostiene di aver stanziato tantissime risorse, in realtà le risorse si riducono a questi famosi 2,4 miliardi che coprono a malapena, se la coprono, l'inflazione”. Così Beatrice Lorenzin, senatrice Pd, in merito alle risorse stanziate dal governo in manovra sulla sanità. Risorse, prosegue l’ex ministra della Salute, inferiori rispetto “a quella che era stata la richiesta  fatta dalle Regioni, che era più di 6,8 miliardi all'anno per tre anni, ma siamo molto distanti anche dei 5 miliardi e mezzo chiesti dal ministro, che non era una richiesta di risorse sindacale: noi – ricorda Lorenzin -  stiamo facendo la stessa richiesta ormai da anni, con l'idea di riuscire a coprire o cominciare  a coprire alcuni dei fabbisogni che emergono in modo drammatico dai servizi sanitari regionali:  quindi da un lato l'aumento dei costi della sanità nel complesso, dovuto proprio all'inflazione, al contesto di guerra, al tema dell'energia e del packaging dei farmaci: tutte cose che stanno  influenzando la spesa sanitaria”. La parlamentare, inoltre, menziona “l'aumento dell'età della popolazione, che comporta un aumento di bisogno di salute, che è anche socio sanitario: pensiamo a tutto il tema dell'assistenza domiciliare integrata, delle cure domiciliari, del territorio”. “E poi – prosegue Lorenzin - c'è la grande questione del personale sanitario: il governo attribuisce le poche risorse che ci sono per incentivare a un ulteriore aggravio di lavoro le persone che già sono stremate nei reparti e nelle corsie degli ospedali italiani, quando invece bisognerebbe fare un grosso investimento non solo sull'attrattività delle professioni, visto che ci sono professioni sanitarie e specialità che nessuno vuole fare più, ma per cambiare il modello lavorativo, riuscire ad alleggerire il peso del lavoro dei reparti ospedalieri in alcuni ambiti territoriali. Per fare questo bisogna lavorare su salari e stipendi, per arginare la fuga dei medici e infermieri all'estero e in seconda battuta lavorare anche  sulla qualità”. Tema, sottolinea la senatrice dem, “che non sollevo soltanto io: lo dicono anche i presidenti delle Regioni di sinistra e di destra, lo dice un assessore come Bertolaso”. “La realtà dov'è? – chiede Lorenzin - La realtà la dicono spietata i numeri: le risorse del Fondo sanitario nazionale, in cui ci sono le risorse vere che lo Stato mette sulla sanità, sono quest'anno al 6,11% del Pil, il prossimo al 5,9% e ancora dopo al 5,8%. Dal 2022 in poi il  governo ha sempre stanziato cifre in proporzione risicatissime. Questo cosa significa? Significa che non c'è mai stata l'intenzione di fare un investimento che rafforzasse veramente il Servizio sanitario nazionale, e quando si parla di spesa sanitaria, che è intorno al 6,3-6,4%, dobbiamo pensare a questa differenza che c'è tra quanto viene stanziato sul Fondo e la spesa effettuata realmente dalle Regioni. C'è un extragettito che devi tirare fuori da qualche parte, e se non hai le risorse e non aumenti le tasse, non aumenti i ticket, vuol dire che tagli sulle prestazioni” denuncia Lorenzin, per poi aggiungere: “Se così non fosse, non ci sarebbe il problema delle liste d'attesa, non ci sarebbe il problema dei medici e degli infermieri che lasciano le professioni sanitarie, perché in burnout o si dedicano al privato. Non ci sarebbe il tema del costo dei farmaci e  dell’accesso ad alcune terapie, non ci sarebbero questioni che riguardano un tema industriale della competitività dell'Italia in questo settore”. “Quindi – conclude - noi continuiamo a dire con grandissima preoccupazione che così facendo Giorgia Meloni sta determinando per il prossimo futuro una linea totalmente discendente della salute pubblica nel nostro Paese, cioè della  possibilità di garantire l'accesso alle terapie in tutto il Paese e se ne deve assumere la responsabilità politica, perché lei sarà ricordata fra dieci anni per questo, non per altro. E se noi uniamo a questa tendenza sulla sanità quello che sta accadendo sulla scuola o  sul welfare dei Comuni, capiamo che il sistema del welfare nel nostro Paese è a serio rischio, che questo determina anche una fragilità sociale: stiamo andando verso una privatizzazione  dei sistemi di welfare e questo vuol dire un carico sulle prossime generazioni insostenibile”. (PO / Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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