QUANDO EVE ARNOLD FOTOGRAFAVA MARILYN
Fino al 27 aprile, Palazzo Madama, a Torino, celebra con una retrospettiva l’opera della fotografa statunitense Eve Arnold (1912-2012), tra i grandi nomi pionieri del fotogiornalismo. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Torino Musei, Magnum Photos e la casa editrice Silvana Editoriale, con il sostegno della Versicherungskammer Bayern di Monaco. Documentarista e ritrattista, nel corso della sua lunga e prolifica carriera Eve Arnold ha spaziato con disinvoltura tra generi molto diversi. Il suo nome è legato innanzitutto ai ritratti dell’alta società e dei divi di Hollywood: personaggi del calibro di Marilyn Monroe (che segue per oltre un decennio, dal 1950 al 1961, nei vari set cinematografici, arrivando a conquistare l’amicizia dell’attrice, cui dedica ben cinque volumi fotografici), Joan Crawford, Liz Taylor, Marlene Dietrich, ma anche presidenti, reali, politici come Indira Gandhi e attivisti come Malcolm X, che la scelse personalmente per documentare la sua battaglia per i diritti civili. Presto notata da Henri Cartier-Bresson, si è distinta per essere stata la prima fotografa donna a essere ammessa nel collettivo dell’agenzia Magnum, dapprima come freelance, 39enne, nel 1951, e dal 1957 come membro effettivo. Famosi sono i suoi grandi reportage nelle regioni più remote del pianeta - dall’India all’Afghanistan, dalla Cina alla Mongolia - che le furono commissionati da “Life”, dal “Sunday Times” e dalle più prestigiose riviste dell’epoca e per i quali ottenne importanti riconoscimenti internazionali. Le 83 fotografie in mostra, in bianco e nero e a colori, ripercorrono le tappe più importanti e significative del suo lavoro di fotografa dal 1950 al 1984 attraverso 12 sezioni: “Sfilata di moda ad Harlem”, “Malcolm X”, “Riti Voodoo ad Haiti”, “Gli importantissimi primi 5 minuti di un neonato”, “Marlene Dietrich”, “Marilyn Monroe”, “Joan Crawford”, “Celebrità”, “Afghanistan”, “Dietro il velo”, “Cina” e “India”.
A MODENA I GRANDI FOTOREPORTER
La Galleria civica di Modena presenta fino al 13 aprile la mostra "Fotogiornalismo e reportage. Immagini dalla collezione della Galleria civica di Modena", realizzata interamente con materiale proveniente dalle proprie raccolte. Una occasione per mostrare la ricchezza del genere nelle collezioni modenesi che comprende alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della fotografia di reportage a livello mondiale come Weegee, Henri Cartier-Bresson, Tim N. Gidal, Robert Capa, Werner Bischof, William Klein, oppure, per stare sul territorio italiano, Caio Mario Garrubba, Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin e Ferdinando Scianna. Per la prima volta saranno esposte tutte assieme fotografie che illustrano momenti storici diversi di cui sono stati protagonisti fra gli altri Che Guevara, Fidel Castro, Konrad Adenauer, Bill Clinton e Nelson Mandela, oppure che documentano episodi cruciali, conflitti, viaggi, esplorazioni e indagini sociali come le drammatiche vicende del Cile durante la dittatura di Pinochet, la rivoluzione ungherese del '56, la strage dei Watussi in Burundi nel '64, la caduta del muro di Berlino.
(red)
BOLOGNA ESPONE IL SUO ‘800
La mostra “‘800\B. L'Ottocento a Bologna nelle collezioni del Mambo e della Pinacoteca Nazionale di Bologna” accende i riflettori - fino al 27 aprile, alla Pinacoteca nazionale del capoluogo felsineo - sulle collezioni pubbliche dell'Ottocento, rendendo visibile una selezione del prezioso patrimonio in possesso del Museo d'Arte Moderna di Bologna e della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Le quattro sezioni tematiche dedicate all'Accademia, alla pittura di Storia, al Ritratto e scena di genere e al paesaggio, danno conto del periodo culturale ma anche delle dinamiche sociali, delle aspirazioni e dei valori coevi, con dipinti che segnano l'inizio della modernità artistica in territorio bolognese. Diversi gli artisti chiamati a rappresentare l'arte bolognese ed emiliana dell'Ottocento: Giovanni Barbieri, Luigi Bertelli, Luigi Busi, Ottavio Campedelli, Alessandro Guardassoni, Cesare Masini, Antonio Muzzi, Pelagio Palagi, Antonio Rosaspina, Alfonso Savini. A questi si aggiungono artisti non bolognesi di nascita, ma presenti in città con opere vincitrici di concorsi accademici, o perché favoriti dal collezionismo cittadino come tra gli altri Francesco Hayez, Mosè Bianchi e Ignacio Leon y Escosura. Gran parte delle opere esposte viene presentata per la prima volta al pubblico. La realizzazione della mostra è stata resa possibile anche grazie al generoso contributo della Fondazione del Monte e al supporto della Società di Santa Cecilia - Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna.
(red)
AL MET DI NEW YORK LE ULTIME OPERE DI CANOVA
Fino al 27 aprile il Metropolitan Museum of Art di New York presenta nella mostra “Antonio Canova: The Seven Last Works” appunto le ultime sette opere del più grande degli scultori neoclassici. Dell’artista si ammirano, per la prima volta negli Stati Uniti, sette bassorilievi che sono modelli preparatori in gesso che raffigurano episodi dell’Antico e Nuovo Testamento. Canova lavorò ai modelli - - sei dei quali provengono dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e uno dalla Gipsoteca di Possagno - tra il 1821 e il 1822, intendendo creare delle metope a bassorilievo per il Tempio Canoviano di Possagno, sua città natale. A interrompere il progetto dello scultore fu la sua morte improvvisa, nel 1822, a 65 anni. Canova riuscì a completare quattro bassorilievi dal Libro della Genesi e tre dal Vangelo di Luca. In mostra dunque sono “La creazione del mondo”, “La creazione di Adamo”, “Caino e Abele”, “Il sacrificio di Isacco”, “L’annunciazione”, “La visita”, “La presentazione di Cristo al tempio”. Le opere - recentemente restaurate - rappresentano un lato meno conosciuto dello scultore neoclassico, più noto per i suoi straordinari nudi mitologici in marmo, e ne rivelano una sensibilità spirituale e intima.
(red)
I LIBRI D’ARTISTA DI KOUNELLIS
La mostra del libro “La luna e il vestito”, in dieci esemplari d’artista firmati dal 78enne artista greco Jannis Kounellis, esponente della corrente dell’arte povera, sono in mostra fino al 9 maggio allo Studio Eos - Libri d'Artista di Roma. L’esposizione rappresenta un’altra tappa di un percorso in cui man mano, vari artisti realizzano libri di grande formato di una collana, caratterizzata da testi e immagini dello stesso autore. Ogni libro d’artista, si legge nella presentazione, “ha l’autonomia di oggetto d’arte (e di affezione), ed è contenitore di forze espressive che equivalgono a quelle di un dipinto o di una scultura. Il prodotto finale, artigianale, non è lo scopo ultimo e unico, ma è la caratteristica di un percorso che presuppone una pratica laboriosa e paziente; un sentire il tempo secondo ritmi che non collimano con il tempo presente”.
(red)





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