(29 ott) Rischio desertificazione umana e industriale per il Meridione d'Italia. La constatazione, brutale ma suffragata dai dati, arriva dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2014. I numeri, infatti, parlano chiaro: sono quasi 600mila i posti di lavoro bruciati nel quinquennio 2008-2013 al Sud, dove si scende sotto i 6 milioni di occupati, a quota 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977 quando iniziano le serie storiche. Nel Mezzogiorno, inoltre, si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013), a non fare figli (continuano nel 2013 a esserci più morti che nati), impoverirsi (+40% di famiglie povere nell'ultimo anno preso in considerazione dal rapporto). L'industria è il settore che soffre di più: -53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti. Crollano anche i consumi delle famiglie, di quasi il 13% in cinque anni. Nel 2013, sempre al Meridione, i decessi hanno superato le nascite, confermando il trend già in atto dall'anno precedente. Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè alla fine di due guerre, la terza guerra d'Indipendenza e la prima Guerra Mondiale. “Il Sud - sottolinea Svimez - sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell'attuale 34,3%”. (Asc)
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