Nella Grossmarkthalle di Francoforte, dove durante la guerra c’era un centro di deportazione degli ebrei, sono finiti i lavori di costruzione della nuova sede della Banca Centrale Europea. Erano iniziati 4 anni fa e sono costati oltre 1 miliardo. Durante il week end i primi 770 impiegati hanno preso possesso dei loro nuovi uffici, gli altri 2 mila li seguiranno a breve. Nella vecchia sede, dalla parte opposta della città, si insedieranno invece i 1000 neoassunti incaricati della vigilanza sulle grandi banche della zona euro, compito che alla Bce spetta da ieri.
Sono 15 – da Intesa e Unicredit fino alle principali popolari - i gruppi italiani che passano sotto il controllo del supervisore unico di stanza a Francoforte. La Bce potrà fare ispezioni, imporre rafforzamenti patrimoniali, dare o meno il via libera alle acquisizioni, autorizzare o ritirare la licenza bancaria. In caso di irregolarità, le sanzioni potranno arrivare fino al doppio degli utili ricavati o delle perdite evitate grazie alla violazione. In caso di profitti non calcolabili, la sanzione massima arriverà al 10% del fatturato. Francoforte potrà anche rimuovere i manager delle banche considerati non all'altezza del loro compito.
E’ un potere enorme di cui i singoli stati, con le loro banche centrali, si privano a vantaggio del progetto di integrazione. Ed è il passo più importante in questa direzione dopo l’introduzione dell’euro.
In teoria ora i risparmiatori dovrebbero sentirsi più tutelati, e lo saranno anche in pratica quando l’unione bancaria sarà completata e all’autorità unica di vigilanza seguiranno il fondo per la risoluzione delle crisi e il sistema europeo di garanzia dei depositi.
In attesa di riprendere le geremiadi contro l’Europa matrigna, prendiamo atto che ieri si è fatto un passo non piccolo per costruirne una più solida. (5 nov)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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