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direttore Paolo Pagliaro

ASSALTO ALLA TV
ECUADOR NEL CAOS

ASSALTO ALLA TV <BR> ECUADOR NEL CAOS

Ecuador sempre più nel caos. Nel paese, che da anni registra una situazione di violenza diffusa, le vicende delle ultime settimane rischiano di gettare la nazione nella completa instabilità, tanto che adesso il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di emergenza, ordinando alle forze di sicurezza di “neutralizzare” diversi gruppi criminali la cui azione destabilizzatrice è divenuta parossistica in seguito all’evasione da un carcere di Guayaquil del leader della più grande banda di narcotrafficanti del Paese: Adolfo Macias, considerato il nemico numero uno dalle autorità. L’ultimo episodio di eclatante violenza è avvenuto ieri, quando una banda di uomini armati e incappucciati ha fatto irruzione sul set della TC Television, un canale pubblico proprio di Guayaquil, nel sud-ovest, prendendo in ostaggio giornalisti e altri dipendenti, il tutto in diretta. Ignoti, per il momento, i moventi degli aggressori.

“Non sparare, per favore non sparare!”, si sente gridare una donna mentre gli aggressori, armati di pistole, fucili e, alcuni, di granate, costringono a terra i presenti, terrorizzati. Nelle immagini trasmesse uno degli assalitori è incappucciato, gli altri indossano cappucci o berretti. Altri ancora hanno il volto scoperto o si filmano con i cellulari, mentre molti di loro formano con le dita di entrambe le mani i consueti segni di riconoscimento delle bande criminali legate al narcotraffico che regnano nel terrore in Ecuador. In sottofondo si sentono le lamentele.

Tra gli spari, la trasmissione di queste immagini surreali è continuata in diretta per diversi minuti. Finché, a quanto pare, è intervenuta la polizia, che ha convinto gli assalitori ad arrendersi eseguendo 13 arresti. Pare che in quest’occasione nessuno sia rimasto ferito. 

13 MORTI ACCERTATI. Secondo i dati resi noti dalla polizia, almeno tredici persone hanno perso la vita nei disordini verificatisi ieri in Ecuador. In un primo momento si era invece parlato di otto vittime. Ad entrare in azione sono state bande criminali legate ai cartelli dei narcotrafficanti. Le azioni più cruente sono avvenute a Guayaquil e Nobol. Vere e proprie “operazioni terroristiche” in stile paramilitare si sono scatenate in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza decretato dal presidente Daniel Noboa ma la situazione stava già precipitando in seguito alla notizia all’evasione, avvenuta il 25 dicembre, di Adolfo Macías, alias “Fito”, leader del cartello dei “Los Choneros”. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, ieri in totale ci sono stati 29 attacchi contro diversi edifici, sia privati che istituzionali, tra cui cinque ospedali a Guayaquil nonché alla sede del Canale televisivo TC. Anche gli ospedali Luis Vernaza, Teodoro Maldonado, del Niño, Guayaquil e Ceibos sono stati attaccati dai criminali. Inoltre, le bande armate hanno fatto irruzione nella sede dei vigili del fuoco di Tenguel, all'UPC del Suburbio, all'Università statale, in diversi enti bancari e imprese.

A Guayaquil sono stati registrati undici morti, tutti civili, e a Nobol due morti, entrambi agenti di polizia. Questi ultimi due  sono stati assassinati da membri della banda “ Los Lobos”, che hanno filmato l'aggressione. Nella notte, un altro episodio raccapricciante: tre persone . non ancora identificate - sono state bruciate all'interno di un veicolo nella cooperativa edilizia 22 de Abril sull'isola di Trinitaria. Sono 41 i “presunti terroristi” arrestati nelle ultime ore in Ecuador.

Come detto, nel paese è stato dichiarato lo stato di emergenza per il divampare di un “conflitto armato interno” e il governo ha identificato 22 bande criminali come “obiettivi militari”. “Da questo momento in poi ogni gruppo terroristico individuato nel decreto 111 è diventato un obiettivo militare. Sono in gioco il presente e il futuro del nostro Paese", ha affermato Jaime Vela, capo del comando congiunto delle forze armate. 

SOSTEGNO A QUITO. La Colombia, che confina con l’Ecuador, ha espresso il suo “sostegno esplicito e inequivocabile alle istituzioni democratiche e allo stato di diritto nella Repubblica dell’Ecuador”. In una nota ufficiale, vengono stigmatizzati “i recenti atti di violenza scatenati in diverse città del Paese fratello”. Un secondo paese che confina con l'Ecuador, il Perù, è andato oltre e ha dichiarato lo stato di emergenza nella parte settentrionale del paese, per paura che i disordini possano allargarsi al suo territorio. Il gabinetto di Dina Boluarte “ha condannato fermamente gli atti di violenza” e ha osservato che gli ultimi episodi “violano i diritti fondamentali degli ecuadoriani e minacciano la sicurezza di quel paese fratello”. Altri paesi dell’America Latina, come l’Argentina, hanno espresso il loro “più forte sostegno” all’esecutivo di Quito nella “lotta contro le azioni della criminalità organizzata che cerca di minare lo Stato di diritto”. In particolare, il ministro della Sicurezza argentino, Patricia Bullrich, ha annunciato in un'intervista che il governo di Javier Milei sarebbe disposto a inviare sostegno militare a Quito. Ciò considerando che la lotta al traffico di droga è una “questione continentale” che deve essere affrontata, secondo il quotidiano argentino 'La Nación'.

Anche il Brasile ha espresso “preoccupazione” per le azioni violente in Ecuador ricordando, così come fatto dall’Argentina, ai propri concittadini presenti nel Paese che possono rivolgersi al rispettivo ufficio consolare. Da parte sua, il Governo del Cile ha espresso la speranza che "questa situazione venga risolta nel quadro dello stato di diritto e delle istituzioni attuali in Ecuador, con totale adesione e rispetto della democrazia e dei diritti umani". L'esecutivo di Gabriel Boric ha espresso "preoccupazione per la grave crisi di sicurezza che colpisce l'Ecuador". E ha inviato “un messaggio di solidarietà e sostegno alle sue autorità e al suo popolo”. Dalla Bolivia, il presidente Luis Arce ha “ripudiato gli atti di violenza avvenuti” e ha espresso “piena solidarietà”. “Esprimiamo la nostra volontà di sostenere affinché la tranquillità ritorni nelle strade dell’Ecuador. Sottolineiamo che è urgente lavorare sulla regionalizzazione dell'lotta al traffico di droga e ad altre attività illecite, così come la creazione di organizzazioni sovranazionali”, ha affermato. (10 gen - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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