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direttore Paolo Pagliaro

La street art incontra Anna Magnani a 70 anni dall’oscar

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

La street art incontra Anna Magnani a 70 anni dall’oscar

La street art incontra Anna Magnani a 70 anni dalla sua consacrazione mondiale con l’oscar. Dallo scorso 19 febbraio fino al 10 maggio a Roma, negli spazi de Il Margutta Veggy Food & Art in Via Margutta, quindici artisti – Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavu’, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis e Blub – reinterpretano Anna Magnani con il linguaggio dell’arte urbana. A settant’anni dalla consacrazione internazionale del 1956, Anna Magnani viene celebrata con una mostra che mette in dialogo l’eredità della sua arte cinematografica e il linguaggio dell’arte urbana. Il progetto espositivo rende omaggio a un’icona senza tempo, simbolo di bellezza autentica, intensità e libertà espressiva. La mostra è curata da Bruno Ialuna e ideata dalla titolare de “Il Margutta” Tina Vannini. Il 1956 è stato un anno cruciale per Anna Magnani: l’attrice vince il Premio Oscar come migliore attrice protagonista per La rosa tatuata e riceve il Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico nello stesso anno. Con il suo carisma e il suo spirito indomito, Magnani ha conquistato il mondo, diventando un'icona del cinema neorealista. Oggi, a 70 anni di distanza da questi trionfi, la sua figura continua a ispirare e a vivere attraverso la sua eredità artistica. Quindici artisti internazionali di street art sono stati chiamati a confrontarsi con l'immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del personaggio. Ognuno di loro esplora temi come la bellezza, la passione, il dolore e l'autenticità che hanno caratterizzato la vita e la carriera di questa grande attrice. Ogni opera è un omaggio a un aspetto diverso della sua personalità e della sua vita, che ha sempre cercato di vivere senza compromessi, dentro e fuori la scena. (gci)

LE OPERE DI JAN FABRE ESPOSTE A CORTINA D’AMPEZZO (BL)

Un’occasione per entrare nella creatività artistica di Jan Fabre. Dallo scorso 21 febbraio fino al 12 aprile Mucciaccia Gallery presenta nella sua sede di Cortina D’Ampezzo (BL) la mostra “Brain thinking models and drawings by Jan Fabre”. La mostra esplora, attraverso 25 opere (11 disegni e 14 sculture), il cuore del processo creativo dell’artista belga Jan Fabre (Anversa, 1958), ponendo al centro il disegno come strumento primario di pensiero, sperimentazione e conoscenza. Le sculture e i disegni di Fabre costituiscono un vero e proprio laboratorio visivo, in cui arte e scienza, immaginazione e metodo, si intrecciano. Il cervello, organo del pensiero e simbolo della coscienza, diventa metafora della creazione artistica: uno spazio complesso e instabile, attraversato da impulsi contraddittori, intuizioni improvvise e ossessioni ricorrenti. Nei suoi lavori Fabre indaga il confine tra controllo razionale e impulso istintivo, tra disciplina e metamorfosi, tra corpo e mente. La sua poetica si fonda sulla tensione costante tra ordine e caos, precisione ed eccesso, in una visione dell’arte che diventa pratica conoscitiva, vicina alla ricerca scientifica. I lavori esposti restituiscono l’immagine di una mente in continua attività, che costruisce modelli per comprendere il reale e, allo stesso tempo, per metterlo in discussione. Il segno diventa traccia fisica del pensiero, gesto ripetuto, ossessivo, che sedimenta nel tempo e genera visioni. La mostra propone così un’immersione nell’officina mentale di Jan Fabre, dove l’opera non è solo il risultato finale, ma processo, interrogazione e rischio: un atto di conoscenza che passa attraverso il corpo, la materia e l’immaginazione. (gci)

“IN VERSO. FRAMMENTI NARRATIVI”: A CERTALDO (FI) L’ARTE DI OLIVIERO RAINALDI

Il tempo, il sacro e l’identità sono le tre direttrici lungo cui, dallo scorso 21 febbraio al 17 maggio, si sviluppa “In Verso. Frammenti narrativi”, la nuova mostra di Oliviero Rainaldi nelle sale storiche di Palazzo Pretorio di Certaldo (FI), a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni. Il progetto riunisce oltre trenta opere tra lavori storici e recenti (alcuni inediti) offrendo uno spaccato significativo di una ricerca intensa e coerente, capace di far convivere classicismo e modernità in un linguaggio essenziale e riconoscibile. Tra gli artisti della sua generazione che più hanno indagato il tema del sacro, Rainaldi rielabora i repertori iconografici della tradizione in una visione contemporanea: le immagini vengono sottratte alla narrazione per tornare a una dimensione primaria, quasi originaria. Il confronto con Palazzo Pretorio, antica sede del vicariato, dà vita a un dialogo serrato con la storia del luogo, attraverso un allestimento concepito “all’inverso” che invita il visitatore a sovvertire la direzione canonica del percorso e a interrogare il tempo come materia viva, reversibile e stratificata. Nel continuo passaggio tra pittura e scultura, pieno e vuoto, corpo e ombra, il sacro non è mai didascalico ma profondamente umano, attraversato da fragilità e attesa. Le iconografie cristiane, private della loro funzione narrativa, diventano presenze simboliche essenziali, chiamando lo sguardo contemporaneo a una relazione diretta con l’opera. Così il dialogo con l’architettura e con i frammenti ad affresco trecenteschi e quattrocenteschi non è illustrativo ma strutturale, poiché lo spazio amplifica la riflessione e definisce una dimensione site-specific. In questo contesto si innesta anche il tema dell’identità, intesa come processo. Le figure di Rainaldi non affermano ma interrogano, come nei lavori più recenti dove la forma si frammenta e si apre, mettendo in discussione l’idea di compiutezza. L’opera diventa così traccia, passaggio e luogo di trasformazione. (gci)

PROROGATA AL 6 APRILE "COLLEZIONE D’ARTE. DA SIGNORELLI A BURRI"

In 9.000 hanno visitato a Terni la mostra “Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri”. Grazie a questo straordinario successo di pubblico, il Consiglio di amministrazione ha deliberato di prorogare l’apertura fino al 6 aprile. A palazzo Montani Leoni si potranno, quindi, continuare ad ammirare capolavori di artisti di fama internazionale in un percorso di visita cronologico, che intreccia secoli di storia e visioni artistiche, da opere provenienti dalle botteghe di Perugino e Tiziano, passando per Artemisia Gentileschi fino ad arrivare a Camille Pissarro, Alfred Sisley e Alberto Burri. Il progetto della mostra è stato pensato dalla Fondazione per condividere con la comunità il proprio patrimonio, esponendo dipinti, sculture e oggetti d’arte normalmente poco accessibili al pubblico. La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Anna Ciccarelli, disponibile presso il bookshop della mostra. Il ricavato totale della vendita dei cataloghi sarà destinato, previa delibera del Consiglio di amministrazione, così come accaduto per le precedenti esposizioni, ad una associazione o ente del Terzo Settore che opera nel territorio a sostegno delle categorie sociali più fragili, dell’inclusione, del volontariato e della beneficenza. L’allestimento della mostra è a cura dello Studio Sciveres Guarini Associati. (gci)

RISORGIMENTO, A BOLOGNA IN MOSTRA UNICA GIUBBA GARIBALDINA COLOR CAFFE’

Con la mostra "Unica al mondo… La giubba garibaldina color caffè del 1860", visitabile fino al 22 marzo, il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta un oggetto di eccezionale valore storico appartenente alle proprie collezioni. Si tratta dell’unico esemplare rimasto di uniforme garibaldina del Reggimento Malenchini, un corpo di volontari organizzati tra Livorno e la Toscana che raggiunse i Mille di Giuseppe Garibaldi in Sicilia poco tempo dopo lo sbarco nel 1860, e le cui uniformi avevano una peculiarità singolare: erano di una sfumatura color caffè anziché rosse, secondo l'iconica divisa simbolo del percorso verso l'unità nazionale guidato dall’Eroe dei Due Mondi. Ne accennavano alcune memorie scritte dai protagonisti, ne restavano testimonianze nell’iconografia dell’epoca, ma di queste uniformi così particolari sembrava essersi persa ogni traccia. Il capo di vestiario, appartenuto al volontario Primo Baroni (Modena, 1840 ca. - Bologna, 1918), che lo donò al costituendo Museo civico del Risorgimento di Bologna nel 1888, viene esposto per la prima volta al pubblico dopo il recente restauro tessile finanziato attraverso la campagna di erogazioni liberali Art Bonus "In Mille per la giubba da salvare", che nel 2025 ha consentito di raccogliere l’importo di 5.000 euro necessario per un intervento urgente sulle precarie condizioni di conservazione. Il recupero alla fruizione pubblica di questo pezzo assolutamente unico contribuisce ad approfondire le conoscenze delle vicende legate alla cosiddetta Spedizione dei Mille, con particolare riferimento alle tematiche del vestiario e dell’approvvigionamento dei volontari militari. All’interno della mostra, a cura di Otello Sangiorgi, sono inoltre esposti diversi cimeli e documenti di Baroni - tra cui il manoscritto originale delle sue memorie "Da Genova a Gaeta e Milazzo" -, ricordi della battaglia di Milazzo (20 luglio 1860) e altre uniformi garibaldine originali risalenti alla Spedizione dei Mille. Il progetto espositivo si avvale del patrocinio dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini "Giuseppe Garibaldi" ed è realizzato in collaborazione con l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano - Comitato di Bologna e dell'Associazione Amici della Certosa di Bologna. (red)

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