Perché, al cinema e nelle serie tv, la musica classica accompagna così spesso i personaggi negativi, il male, l’ambiguità, la minaccia? Parte da questa domanda “La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore”, il nuovo libro di Carlo Fiore, in uscita per Neri Pozza (pp. 160, 20 euro). Il volume affronta un luogo comune radicato nell’immaginario visivo occidentale: l’idea che la musica classica sia, per eccellenza, la musica dei cattivi. Assassini, terroristi, serial killer, scienziati pazzi, vampiri, mafiosi, megalomani: da sempre il cinema e la televisione associano a questi personaggi l’opera, la sinfonia e il concerto, gli strumenti iconici come pianoforte, violino e clavicembalo, o più semplicemente un brano “classico” in sottofondo. Fiore ricostruisce la storia di questo meccanismo narrativo e ne mostra la forza, la persistenza e gli effetti sul modo in cui il pubblico percepisce la musica colta. Il libro attraversa film e serie di epoche diverse, dagli albori del cinema fino agli anni Duemila, seguendo una costellazione di casi celebri e riconoscibili: da M di Fritz Lang alle Variazioni Goldberg, dai Carmina Burana alla Lucia di Lammermoor, tracciando la prima “storia della musica dei vampiri” e confluendo poi sulle eccezioni in cui la musica classica viene restituita ai “buoni”, come invito corale all’ascolto e alla rivalutazione. Docente al Conservatorio di Palermo, musicologo, critico e art director, Carlo Fiore coniuga in queste pagine ricerca storica, sociologia e semiotica con attenzione alle relazioni tra diversi media, in un saggio destinato a chi ama la musica, a chi guarda film e serie chiedendosi come nascano alcuni riflessi culturali quasi automatici, a chi soprattutto è scettico o ha ancora paura di Bach, Beethoven e compagnia bella. La musica dei cattivi si propone come una ricognizione critica su uno degli equivoci più persistenti della cultura contemporanea – il sospetto gettato sulla musica classica dalla sua lunga frequentazione con i personaggi dell’ombra – e come un invito ad ascoltarla di nuovo, fuori dal cliché.
L’AUTORE - Carlo Fiore, musicologo e art director, insegna Storia della musica al Conservatorio di Palermo. Fra i suoi libri si segnalano: Preparare e scrivere la tesi in Musica (2000), Josquin desPrez (2003), Madonna (2003), Il libro di musica (2004), Bach Goldberg Beethoven Diabelli (2009), Gruppo di famiglia con Beethoven (2021). Studioso di musica antica, storia dell’interpretazione e sociologia, ha scritto anche saggi per l’Enciclopedia Treccani e programmi di sala per le maggiori istituzioni italiane. Membro dell’Associazione nazionale critici musicali, dal 1999 collabora col mensile Classic Voice. Ha firmato progetti grafici per il Teatro Massimo, l’Accademia di Santa Cecilia, i Pomeriggi Musicali di Milano, i festival di Macerata, Matera, Ravello e Urbino, l’Istituto Italiano di Cultura di New York.
"IL TROPPO AMORE" DI MARTA FERRADINI
La cantautrice Marta Charlotte Ferradini si presenta al pubblico con un progetto originale che unisce letteratura e musica: “Troppo Amore – Sette storie di AmorVeleno” (pubblicato da Azzurra Music), la sua opera prima, è una vera e propria passeggiata ironica in sette tappe sul disamore. Il libro raccoglie sette racconti, ciascuno dedicato a un “tipo psicologico”, raccontati con l’ironia tipica della stand-up comedy, per esplorare l’AmorVeleno: quell’amore che ferisce e da cui è necessario imparare a proteggersi. A completare la lettura, il progetto include un album di dieci tracce. Oltre al singolo inedito “Troppo Amore”, pubblicato lo scorso 23 gennaio, il CD propone nove brani del cantautorato italiano reinterpretati da Marta in chiave acustica, insieme ai musicisti Fabrizio Saullo (pianoforte), Piero Marras (chitarra classica e acustica) e Simone Rossetti Bazzaro (violino). Si tratta di brani come “La mia storia tra le dita” di Gianluca Grignani e “Quando” di Pino Daniele. Inoltre, spiccano alcune collaborazioni di rilievo come “Io voglio vivere” con la partecipazione di Beppe Carletti e Yuri Cilloni dei Nomadi, “Lontano Lontano” di Luigi Tenco con il pianista jazz Antonio Faraò e un duetto con il padre Marco Ferradini in “Misteri della vita”. "‘Troppo Amore’ nasce dal desiderio di offrire al pubblico una sorta di guida per sviluppare maggiore consapevolezza sentimentale”, spiega Marta Charlotte Ferradini. “Ho scelto questo titolo per l’intero progetto perché credo che, in generale, le donne abbiano la tendenza a donare troppo amore, e volevo raccontare proprio questo aspetto".
L’AUTRICE - Marta Ferradini, diplomata in pianoforte pop e canto al Conservatorio Verdi di Milano, è una cantautrice e interprete di grande esperienza e versatilità. Laureata in lingue e interpretariato allo Iulm di Milano, è stata vincitrice dell’ottava edizione del Premio Bianca D’Aponte con un brano scritto a quattro mani con Bungaro, “Martarossa”. A oggi ha pubblicato quattro singoli: “Martarossa”, “Arcobaleno”, “Ai bordi delle strade” e “Rane nella pancia”, suo ultimo lavoro uscito a fine del 2024 che le ha regalato grandi consensi di pubblico e di critica. A inizio del 2025 Marta ha firmato un contratto di management con Maurizio Dinelli, manager storico dei Nomadi, di Franco Simone, Marcella Bella e Irene Fornaciari. Dall’estate 2025 l’artista stringe una collaborazione coi Nomadi che la invitano ad aprire i loro concerti nel tour estivo e invernale.
“IL LETTO CINESE” DI ANNA LUISA PIGNATELLI
È in libreria “Il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli, che racconta il difficile rapporto tra un vecchio professore ormai al tramonto e un giovane in cerca di sé durante gli anni di piombo. Un racconto profondo che mette a confronto due mondi apparentemente inconciliabili con un unico, grande punto di contatto: l’amore per la vita, per se stessi e per quello che si sceglie di essere. Uno stimato accademico, sinologo di fama, chiama suo nipote, un giovane inconcludente e un po’ sconclusionato, ad aiutarlo nella stesura di un testo sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing. Zio e nipote appartengono a due mondi diversi: il primo è dedito alla carriera, ligio e ambizioso, mentre il secondo è ancora uno studente, sognatore e romantico. Il professore cerca di portare il ragazzo sulla propria strada, facendogli battere a macchina i suoi scritti e trasformandolo nel suo assistente. Durante le lunghe sedute di dettatura, lo studioso ha modo di ripercorrere le vicende del tormentato regno dell’imperatrice madre Tzu Hsi e le tragiche circostanze che portarono alla morte del sovrano Kuang Hsu, con il quale il nipote si identifica. Quando la vita, con i suoi drammi, farà irruzione nell’esistenza monotona del giovane, lo zio non lo aiuterà e, anzi, si rivelerà in tutto il suo egoismo. Un evento inaspettato, però, consentirà al nipote di riflettere meglio su quel legame e il ragazzo capirà di aver ricevuto più di quanto abbia realizzato. Si renderà conto che quell’uomo, così diverso, è riuscito a infondergli la passione per lo studio grazie alla sua immensa cultura: un lascito essenziale, che gli permetterà di seguire le sue orme dando finalmente un senso alla propria esistenza.
L’AUTRICE - Toscana di nascita, e già definita da Antonio Tabucchi «una voce insolita nella letteratura italiana di oggi: lirica, tagliente e desolata», Anna Luisa Pignatelli ha trascorso molti anni fuori dall’Italia. Tradotta in Francia, nel 2010 ha vinto il Prix des lecteurs du Var con la raccolta di racconti Noir Toscan. Per Fazi Editore, nel 2016 ha pubblicato Ruggine, Premio Lugnano 2016, nel 2019 Foschia, e nel 2023 Il campo di Gosto.





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