Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Dante Ferretti, tra arte e cinema

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Dante Ferretti, tra arte e cinema

Un’esposizione per approfondire i segreti di un maestro della scenografia tra arte e cinema: dal 17 aprile al 19 luglio arriva a Roma “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia”: ai Musei di San Salvatore in Lauro di Roma una mostra dedicata allo scenografo tre volte premio Oscar, artista che ha attraversato oltre sessant’anni di cinema tra generi, paesi, epoche, trame e visioni. Curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome, la mostra riunisce circa quaranta opere tra bozzetti, studi, lavori pittorici e materiali che restituiscono la forza di uno sguardo capace di segnare in profondità la storia del cinema italiano e internazionale, con un occhio particolare alla dimensione artistica della produzione di una figura che – da Pier Paolo Pasolini a Martin Scorsese, passando per Federico Fellini – ha reso grande la maestria italiana nel mondo. Presentata in una prima tappa al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, l’esposizione arriva nella Capitale con una nuova edizione dal forte valore simbolico. Roma non è infatti soltanto una sede espositiva, ma il luogo fondativo della vicenda artistica di Ferretti: è qui che si intrecciano la sua formazione, l’incontro con i grandi maestri del cinema italiano e l’apertura internazionale. Ed è proprio nella “sua” Roma, che la seconda tappa di questo viaggio/omaggio, non si limita a celebrarne l’immagine di scenografo pluripremiato, bensì lo propone come artista visivo autonomo, capace di trasformare il bozzetto in opera, la pittura in cinema e il cinema in forma permanente del vedere. È qui che il cinema incontra l’arte: i disegni preparatori, i modelli e le ricostruzioni scenografiche non appaiono come passaggi accessori o strumenti funzionali alla realizzazione del film, ma come originali veri e propri, dotati di una propria compiutezza estetica e poetica. Roma accoglie così un progetto che restituisce alla scenografia la sua natura più profonda: non semplice cornice del racconto, ma origine della visione. “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia” accompagna il visitatore in un percorso che va dai lavori per Pasolini fino ai grandi titoli del cinema internazionale, restituendo la vastità e la coerenza di uno sguardo. Ferretti ha ricevuto nove nomination agli Academy Awards per la scenografia e ha vinto tre Oscar per “The Aviator”, “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street” e “Hugo Cabret”. A questi si aggiungono una nomination ai costumi per “Kundun”, quattro BAFTA Awards, tre premi della critica di Los Angeles, un premio della Art Directors Guild, un National Board of Review, cinque David di Donatello, quattordici Nastri d’Argento, cinque Premi Cinearti – La chioma di Berenice e molti altri riconoscimenti. Ma la portata di Ferretti travalica il cinema: alle sue opere è stata dedicata una mostra di tre mesi agli Academy Awards; due suoi bozzetti sono in esposizione permanente allo Smithsonian Institute; il MoMA di New York ha ospitato per sei mesi una mostra dei suoi lavori e, nell’autunno del 2013, gli ha dedicato un festival. (gci)

A FORTE DEI MARMI (LU) LA PITTURA A NAPOLI DOPO CARAVAGGIO

Saranno gli spazi rinnovati del Forte Pietro Leopoldo I (Piazza G. Garibaldi 9A, Forte dei Marmi, Lucca) ad accogliere, dallo scorso 27 marzo al 27 settembre, l’esposizione promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'arte moderna a Napoli. Intitolata “Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito”, la mostra è curata da Nadia Bastogi, storica dell'arte specializzata sulla pittura del Seicento e direttrice scientifica della Fondazione De Vito. Dopo il successo ottenuto nei musei francesi Magnin di Digione e Granet di Aix-en-Provence e nel Museo Diocesano di Napoli, un corpus significativo di dipinti della Fondazione De Vito viene presentato per la prima volta in Toscana. Solo un limitato nucleo di opere della Fondazione era stato, infatti, esposto nella mostra “Dopo Caravaggio”, svoltasi a Prato nel 2019 e chiusa anticipatamente per la pandemia. L'esposizione non intende offrire una panoramica esaustiva del Seicento partenopeo, ma ripercorrere l'evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, attraverso i dipinti raccolti da Giuseppe de Vito, collezionista e studioso di questo periodo artistico. Con la presentazione di 39 dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del "secolo d'oro", viene tracciata una sequenza cronologica che va dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco, agli altri artisti che, successivamente, si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco. Un racconto del Seicento napoletano visto attraverso la lente del collezionista Giuseppe De Vito (Portici 1924 - Firenze 2015), la cui peculiare figura potrà essere approfondita dal visitatore, anche attraverso l'esposizione di documenti inediti e altri materiali. La collezione è oggi conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), nella sede della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Margaret, da lui costituita nel 2011 per promuovere lo studio dell'arte moderna a Napoli. Patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, l'esposizione è realizzata con il sostegno di Mutua BVLG, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Live Emotion Group srl. Opere di: Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Bernardo Cavallino, Carlo Coppola, Antonio De Bellis, Jusepe de Ribera, Giovan Francesco De Rosa detto Pacecco, Aniello Falcone, Paolo Finoglio, Luca Forte, Francesco Fracanzano, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Luca Giordano, Maestro degli annunci ai pastori, Paolo Porpora, Mattia Preti, Giuseppe Recco, Giovanni Ricca, Giovanni Battista Ruoppolo, Giovanni Battista Spinelli, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro. In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo (Pacini Fazzi, 2026) con i saluti istituzionali di Bruno Murzi, sindaco del Comune di Forte dei Marmi, Graziella Polacci, assessora alla Cultura del Comune di Forte dei Marmi, Ermindo Tucci, presidente della Fondazione Villa Bertelli, Giancarlo Lo Schiavo, presidente della Fondazione De Vito, e Angela Acordon, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, e il contributo critico di Nadia Bastogi, storica dell'arte e direttrice scientifica della Fondazione De Vito. (gci)

“BLUE BLOODED – SANGUE BLU”: A ORANI (NU) L’ARTE DI HANNAH LEVY

Il Museo Nivola di Orani (NU) presenta “Blue Blooded – Sangue blu”, la prima mostra personale in Italia di Hannah Levy, inaugurata il 28 marzo e visitabile fino al 12 luglio. A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, la mostra riunisce un gruppo di nuove sculture ispirate al granchio a ferro di cavallo, o limulo: un artropode marino che è sopravvissuto per centinaia di milioni di anni e il cui sangue blu è oggi ampiamente utilizzato per garantire la sicurezza di vaccini e dispositivi medici. Le sculture di Levy combinano metallo lucidato con silicone e vetro traslucido, generando forme sinuose che mentre richiamano un immaginario di matrice surrealista, evocano animali, insetti e morfologie organiche, alludendo al tempo stesso con discrezione all’eleganza dell’Art Nouveau e del design modernista. Inserendosi in una genealogia che include artiste e artisti come Meret Oppenheim, Louise Bourgeois e Robert Gober, Levy fonde estetiche industriali e immagini naturali per suggerire presenze al contempo seducenti e perturbanti. In mostra, il granchio a ferro di cavallo funziona come fulcro ideale: una presenza che orienta ogni opera, anche quando non è immediatamente riconoscibile. Al tempo stesso arcaico e sorprendentemente contemporaneo, il granchio a ferro di cavallo è affascinante tanto sul piano visivo quanto su quello simbolico. Spesso descritto come un “fossile vivente”, è rimasto quasi invariato dall’era Triassica e porta nel proprio corpo l’impronta della Preistoria. Il suo sangue di un blu vivido contiene il Limulus Amebocyte Lysate (LAL), una sostanza essenziale per rilevare contaminazioni batteriche nei prodotti farmaceutici. Ogni anno migliaia di esemplari vengono catturati, dissanguati e restituiti al mare in un processo che ha sollevato crescenti preoccupazioni etiche e ambientali. Pur essendo ancora fondamentale per la medicina negli Stati Uniti (nell’Unione Europea un sostituto sintetico è approvato dal 2020), questa pratica solleva interrogativi urgenti sui limiti morali dello sfruttamento delle risorse naturali e sulla responsabilità umana verso le specie da cui dipende la nostra sopravvivenza. Il progetto è stato sviluppato in dialogo diretto con lo spazio espositivo del museo – l’ex lavatoio di Orani – e con la figura di Costantino Nivola. La lunga e stretta navata, il tetto a capanna con travi a vista simili a costole e la forte identità architettonica dell’edificio sono diventati il punto di partenza della mostra. Durante la ricerca, Levy ha scoperto una straordinaria connessione con Nivola: è venuta a sapere che lo scultore sperimentò per la prima volta la sua celebre tecnica del sandcasting giocando con i figli sulla spiaggia di Springs, a Long Island. Lungo quella stessa costa Levy ha raccolto numerosi esemplari di granchio a ferro di cavallo che costituiscono la matrice concettuale della mostra. (gci)

UN’ESPOSIZIONE PER SCOPRIRE “NOVECENTO” DI BERNARDO BERTOLUCCI

La mostra “Bernardo Bertolucci. Il Novecento”, dallo scorso 27 marzo fino al 26 luglio presso il Palazzo del Governatore di Parma, celebrerà il cinquantesimo compleanno del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Presentato per la prima volta al 29° festival di Cannes - il 21 maggio del 1976 - e in sala dal settembre successivo, è stato salutato da subito come un classico contemporaneo e per questo oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fanno una delle opere più acclamate e discusse degli anni Settanta in Italia e nel mondo. La vasta esposizione si dipanerà lungo venticinque stanze articolate secondo quattro macro-sezioni. La prima riguarda il contesto. Gli anni Settanta e l’Emilia dei Bertolucci, con manifesti originali, prime edizioni di libri e dischi storici, fotografie, giornali, poster delle grandi battaglie di un’epoca mossa dal gigantismo, accanto a memorie e reperti privati, intimi, della geniale famiglia Bertolucci e della loro terra natale. La seconda riguarda le riprese, con video inediti, materiali di scena, mappe a illustrare la vita inimitabile di una troupe che lavora insieme per un anno intero, inclusa la “mitica” partita di calcio 900 vs Salò. La terza è sul film, restituito attraverso un dialogo innovativo tra significative opere d’arte (Pellizza da Volpedo, Covili, Vallotton, Butti e altri) e installazioni, al fine di raccontare anche il seminale intreccio “a spirale” tra tempo ciclico e tempo lineare elaborato da Bertolucci nella pellicola. La quarta e ultima sezione approfondisce la ricezione, inaugurata dal vero e proprio “trionfo” pittorico della mostra sotto il segno delle bandiere rosse – con alcuni dei maggiori artisti del Novecento italiano – e seguita poi dalla vivace, accesa, appassionata critica mondiale “pro o contro” Novecento. Il visitatore viene guidato nella genesi del film e nella sua eredità artistica, attraverso materiali inediti – si aprono per la prima volta gli archivi e saranno esposte centinaia di foto mai viste, materiali di lavoro – testimonianze d’epoca e capolavori pittorici, tra cui opere di Lucio Fontana, Mario Schifano, Franco Mulas, Renato Guttuso, Salvo, Franco Angeli, Giulio Turcato e Alighiero Boetti. Tutti riuniti in una sola sala, insieme, a ricordare la bandiera rossa della scena finale. La mostra è promossa dal Comune di Parma e dalla Fondazione Bernardo Bertolucci, per la cura di Gabriele Pedullà e della casa editrice Electa, con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno di Iren, Smeg e Barilla. Media partner La Repubblica. Il programma di iniziative che accompagnerà la mostra, ideato e realizzato da Fondamenta, Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, è reso possibile grazie a Fondazione Cariparma. In occasione della mostra e del programma di iniziative, Fondazione Cariparma sostiene anche la Fondazione Bernardo Bertolucci in un percorso triennale di crescita attraverso il bando Sostegno Resistente. Questa grande esposizione è anche un tributo al territorio e al genius loci di Parma e della sua provincia, terra natale di una famiglia geniale: Attilio, il padre poeta, e i figli Giuseppe e Bernardo. Allo stesso tempo consente di affrontare in modo originale una riflessione sul Novecento come secolo. Il catalogo, di Electa editore, a cura di Gabriele Pedullà, riunisce storici, narratori, poeti, filosofi, registi per raccontare in maniera unica, inaspettata, il film e i suoi primi cinquant’anni di vita. (gci)

A CENTURIPE (EN) L’ESPOSIZIONE “SICILIA. UN’ISOLA, TANTE SICILIE”

Un’esposizione per raccontare una regione: dallo scorso 28 marzo fino al 27 settembre, l’Antiquarium Comunale di Centuripe (EN) ospita la mostra “Sicilia. Un’isola, tante Sicilie. Fotografia, memoria e patrimonio culturale nell’opera di Armando Rotoletti”, un ampio progetto espositivo dedicato a oltre trent’anni di ricerca fotografica sull’isola. Il progetto nasce dall’idea che la fotografia possa costituire uno strumento di indagine scientifica sul territorio, sulla memoria e sulle trasformazioni sociali, capace di restituire non solo immagini ma interpretazioni complesse di un contesto storico e culturale. La mostra di Armando Rotoletti dedicata alla Sicilia rappresenta, in questo senso, un corpus di grande valore, frutto di oltre trent’anni di frequentazione assidua dell’isola e di un rapporto personale, profondo e mai interrotto con essa. Costretto a lasciare la Sicilia in giovane età per ragioni di lavoro, Rotoletti non ha mai reciso il legame con la sua terra d’origine. Al contrario, il distacco ha reso ancora più urgente il bisogno del ritorno. A partire dalla fine degli anni Ottanta, la Sicilia diventa per lui un luogo da esplorare sistematicamente, un campo di osservazione privilegiato in cui far convergere esperienza biografica e pratica professionale di fotogiornalista. I viaggi per importanti magazine italiani e i progetti personali si intrecciano così in una lunga ricerca visiva che non pretende di essere esaustiva, ma che ambisce a essere onesta, stratificata e coerente. Le fotografie raccolte nella mostra e nel volume edito da Silvana Editoriale non vogliono “raccontare la Sicilia” in modo totale o definitivo. Esse costituiscono piuttosto una selezione significativa di scatti realizzati nell’arco di oltre tre decenni, che nel loro insieme restituiscono una visione personale dell’isola intesa come “isola-mondo”. È per questo che Rotoletti parla di “Sicilie”, al plurale: perché ogni territorio, ogni comunità, ogni paesaggio umano e materiale concorre a definire identità differenti, spesso coesistenti e talvolta conflittuali. Il progetto si propone di analizzare questa narrazione visiva come una forma di costruzione del patrimonio culturale, sia materiale sia immateriale. Le immagini di Rotoletti non documentano soltanto luoghi, volti e oggetti, ma restituiscono pratiche, rituali, gesti quotidiani e forme di resistenza alla standardizzazione contemporanea. Attraverso una narrazione visiva articolata e costruita nel tempo, Rotoletti offre uno strumento prezioso per riflettere sull’identità, sulla memoria e sulle trasformazioni della Sicilia contemporanea, contribuendo a una comprensione più profonda e consapevole di una regione che continua a interrogare, resistere e raccontare se stessa. La mostra è organizzata dal Comune di Centuripe in collaborazione con Rjma Progetti culturali ed è realizzata grazie al contributo dell’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana. (gci)

PH. Foto ritratto di Dante Ferretti - Foto di Carlo Bellincampi

(© 9Colonne - citare la fonte)
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