Un progetto espositivo che mette in dialogo due universi apparentemente lontani ma profondamente affini: quello poetico e teologico di Dante e quello onirico e perturbante di Dalì. Dal 23 aprile al 5 luglio sarà visitabile la mostra “Dalì incontra Dante. Un viaggio tra sogni e visioni”, a cura di Mery Scalisi e Alessia Zanella, con un contributo di Giancarlo Felice, al Castello Colonna Henriquez di Vittoria (RG). Un incontro che supera i confini temporali e linguistici per tradursi in un’esperienza immersiva, in cui parola e immagine si intrecciano in un continuo rimando simbolico. Fulcro della mostra sono le 100 tavole che Dalì dedicò alla Divina Commedia: un’opera grafica monumentale che rappresenta una delle più audaci reinterpretazioni del capolavoro dantesco. L’artista catalano non si limita a illustrare il poema, ma lo attraversa e lo trasfigura, restituendolo sotto forma di visioni sospese tra sogno e inconscio, tra rigore tecnico e libertà immaginativa. Inferno, Purgatorio e Paradiso diventano così spazi interiori, scenari psichici in cui si riflettono le inquietudini e le tensioni dell’uomo contemporaneo. La mostra si configura come un duplice itinerario: da un lato il viaggio ultraterreno narrato da Dante, dall’altro la discesa negli abissi dell’immaginazione daliniana. Il visitatore è chiamato a muoversi tra questi due poli, in un’esperienza che è al tempo stesso estetica e conoscitiva, capace di interrogare temi universali come il dolore, la redenzione, il desiderio e il rapporto tra realtà e visione. Determinante è il ruolo della sede espositiva: il Castello Colonna Henriquez, edificio storico fondato nel XVII secolo e situato nel centro di Vittoria, già residenza nobiliare e successivamente carcere cittadino fino alla metà del Novecento. La memoria di questo luogo si intreccia profondamente con il percorso espositivo: le antiche celle e gli ambienti del Castello amplificano il senso del viaggio dantesco, trasformando la visita in una vera esperienza immersiva, sospesa tra costrizione e liberazione, tra ombra e luce. Il percorso si arricchisce, nella sua parte conclusiva, di due momenti di approfondimento: il primo, dedicato alle muse e ai simboli di elevazione spirituale nei rispettivi universi artistici, e la seconda dedicata al viaggio letto in chiave poetica e con un messaggio di speranza. Promossa da Fondazione Demetra e Mediterranea Arte, la mostra si inserisce in un più ampio impegno volto alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla creazione di esperienze artistiche capaci di dialogare con i territori. Attraverso il confronto tra Medioevo e Novecento, tra razionalità e sogno, “Dalì incontra Dante” si propone come un invito a rallentare, a contemplare e a riscoprire la profondità dello sguardo. (gci)
BRESCIA, UN’ESPOSIZIONE E UN’INSTALLAZIONE PER CONOSCERE BRUCE GILDEN
Dal 27 marzo al 23 agosto, Brescia diventa la prima città italiana a ospitare un progetto espositivo dedicato a Bruce Gilden (New York, 1946), membro effettivo dell’agenzia Magnum Photos e conosciuto come uno dei pionieri della Street Photography, con un unico progetto composto da una mostra e da una installazione site specifc, allestite al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo. L’iniziativa, curata da Denis Curti sviluppata in collaborazione diretta con l’artista, organizzata dalla Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Magnum Photos, rappresenta un progetto di respiro internazionale e uno degli appuntamenti più significativi della IX edizione del Brescia Photo Festival (dal 26 al 29 marzo) promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Cavallerizza - centro della fotografia italiana, e prosegue il filone d’indagine sui fotografi contemporanei statunitensi, iniziato dall’Istituzione bresciana nel 2023 con David La Chapelle e proseguita lo scorso anno con Joel Meyerowitz. L’esposizione, dal titolo “A closer look”, la prima grande monografica dedicata a Bruce Gilden e mai presentata in Italia, ospitata dal Museo di Santa Giulia, presenta un corpus di 80 fotografie; il percorso ruota attorno a Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dall’accento dinamico, dalle particolari qualità grafiche e dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash. Sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia. Accanto ad esse, sarà presentata una serie di fotografie in bianco e nero degli esordi (1968), realizzate in Giappone con alcuni rappresentanti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), in Europa, tra Francia (1994-2015), Irlanda (1996-1997) e Inghilterra (2000-2012), ma soprattutto nella sua città natale: New York (1969-1995). Completano la rassegna due contributi audiovisivi: il primo è una intervista del fotografo e reporter britannico Martin Parr, nella quale Bruce Gilden racconterà le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale; il secondo sarà un video realizzato dall’Agenzia Magnum Photos. L’installazione site-specific dal titolo “Grace / Grazia. Bruce Gilden per Raffaello”, realizzata appositamente per questa prima presentazione italiana, vede esposto il dittico fotografico commissionato da Fondazione Brescia Musei al fotografo newyorkese per arricchire la collezione dei Musei Civici di Brescia. L’opera reinterpreta il concetto di “grazia”, esemplificato dalle due opere di Raffaello in prestito alla mostra “Raffaello: Sublime Poetry” al Metropolitan Museum of Art di New York dal 29 marzo, ed è allestita dal 27 marzo al 12 luglio presso la Pinacoteca Tosio Martinengo. Un’operazione culturale con cui Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia si sono aggiudicati il bando Strategia Fotografia 2025, indetto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per la selezione di proposte di acquisizione, committenza e promozione della fotografia. Le due mostre saranno accompagnate da un catalogo unico, edito da Skira. (gci)
“METAMORPHOSES”: A ROMA L’ARTE CHE TRASFORMA DI WU JIAN’AN
Il Museo Nazionale Romano sotto la direzione di Federica Rinaldi apre nelle Aule X e XI-XIbis delle Terme di Diocleziano a Roma la mostra personale dell’artista Wu Jian’an (Pechino, 1980) “Metamorphoses. L’arte che trasforma”: è la prima allestita in un museo italiano. Curata da Umberto Croppi per la Fondazione Berengo con il coordinamento di Giulia Cirenei, l’esposizione si sviluppa come un viaggio immersivo attraverso i diversi materiali e le tecniche che definiscono la pratica artistica di Wu Jian’an: dal vetro di Murano soffiato a mano a opere contemporanee monumentali che ereditano e decostruiscono le tradizioni artistiche cinesi, utilizzando al contempo il ritaglio della carta, l’intaglio del cuoio e il collage. Allestita in uno spazio architettonico monumentale, la mostra propone una riflessione sulla trasformazione attraverso un dialogo continuo tra le tradizioni orientali e occidentali. Lo spazio che la ospita è il risultato di una stratificazione storica che offre uno sfondo suggestivo e simbolico all’esplorazione di Wu Jian’an sul cambiamento, la continuità e la reinvenzione. Attingendo alla mitologia romana classica e alle tradizioni filosofiche orientali, Wu Jian’an intreccia i riferimenti alle “Metamorfosi” di Ovidio - con la loro affermazione che “nec species sua cuique manet” (“nessun essere mantiene la propria forma”) - come idea chiave attraverso cui interpretare questo progetto, intrecciandolo con le nozioni taoiste di trasformazione e cambiamento generativo. Piuttosto che collocare idee, materiali e storie ereditate all’interno di posizioni culturali fisse, l’artista li sintetizza in un processo dinamico di trasformazione, consentendo al mito, al mezzo e alla narrazione di essere continuamente riconfigurati in un linguaggio visivo unificato che riflette le esperienze contemporanee di instabilità, cambiamento e rinnovamento. La giustapposizione di opere realizzate con tecniche e su scale diverse mette in risalto la sua straordinaria capacità di creare immagini e la sua raffinata maestria artigianale, approfondendo al contempo la sua più ampia indagine concettuale sulla trasformazione come processo sia materiale che filosofico. (gci)
“IL CAPITALE CHE CRESCE”: A NUORO LE OPERE DI MONICA BIANCARDI
Una storia raccontata in foto: dal 24 aprile al 14 giugno, il MAN di Nuoro ospita la mostra “Il capitale che cresce” di Monica Biancardi, progetto vincitore del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. La mostra, a cura di Chiara Gatti, nasce dall’acquisizione di undici fotografie in bianco e nero che documentano, tra il 2009 e il 2023, la crescita delle gemelle beduine Sara e Sarah, incontrate dall’artista durante uno dei suoi numerosi viaggi in Palestina. Nel corso di diciassette anni, Biancardi ha seguito con costanza, rispetto e straordinaria sensibilità le giovani protagoniste, costruendo con loro un rapporto di fiducia silenziosa e presenza discreta. Realizzate con macchine analogiche di medio formato, le fotografie restituiscono con forza poetica e rigore documentario non solo la trasformazione fisica delle due gemelle, ma anche le metamorfosi più profonde legate all’identità, ai ruoli sociali e alla progressiva riduzione di libertà e prospettive. Ogni ritratto racchiude la tensione tra permanenza e cambiamento, restituendo la resilienza silenziosa delle due giovani donne. Il percorso espositivo si amplia con una serie di opere a corredo che ne amplificano la portata: sette mappe incise su plexiglas raccontano la progressiva frammentazione del territorio palestinese dal 1917 - Palestina storica - a oggi; un video di viaggio ripercorre il tragitto da Gerusalemme Est al villaggio di Hataleen; una selezione di disegni, realizzati dai bambini della comunità, esplora il tema del mare, luogo vicino ma inaccessibile, e quindi immaginato. La mostra è stata accompagnata dal talk “Il capitale che cresce: sguardi sulla Palestina che cambia”, che si è tenuto il 23 aprile. Il progetto è sostenuto dal PAC 2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. (gci)
A ROMA L’ESPOSIZIONE PER SCOPRIRE L’ARTE DI PEDRO CANO
Un artista spagnolo a Roma: dal 18 aprile al 7 giugno al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, apre al pubblico la mostra “Pedro Cano. Siete e Roma”, un progetto espositivo a cura di Giorgio Pellegrini e coordinamento di Raquel Vazquez-Dodero Fontes, che riunisce due nuclei fondamentali della recente produzione dell’artista: il ciclo pittorico Siete e una selezione di opere dedicate a Roma, città in cui Cano ha vissuto e lavorato per oltre cinquant’anni, considerandola una patria elettiva e un luogo di costante ispirazione. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata e organizzata dalla Fundacion Pedro Cano grazie alla collaborazione dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes di Murcia e con il sostegno della Fundacion Cajamurcia, dell'Instituto Cervantes e di Nostrum Simul. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. L’esposizione è realizzata nell’ambito del progetto portato avanti da diversi anni dalla Sovrintendenza Capitolina, legato allo studio e alla conoscenza di figure di artisti di varia provenienza e formazione, operanti a Roma nel XX secolo e che con la città hanno stabilito una relazione privilegiata e un forte legame di appartenenza contribuendo alla sua vita culturale e artistica. Con le sue oltre cento opere presentate, il percorso espositivo si articola sui due livelli del Casino dei Principi, seguendo una struttura chiara e coerente che distingue e al tempo stesso mette in dialogo i due nuclei centrali del progetto. Al primo piano è presentato integralmente il monumentale ciclo pittorico Siete, nato da appunti e riflessioni raccolti dall’artista nel corso di molti anni e successivamente organizzati, al compimento dei suoi 75 anni, in un ciclo unitario articolato in sette trittici – Gioco, Lavoro, Biciclette, Interno, Salto, Attesa e Carico – realizzati in bianco e nero su pannelli orizzontali di 120 x 180 cm, per un totale di 21 opere a olio su tela, accompagnate da disegni e schizzi preparatori. Realizzate tra il 2018 e il 2019, le opere sono state esposte nel 2019 nella Chiesa delle Veronicas di Murcia, nel 2023 presso Casa de Vacas di Madrid e nel novembre 2025 nella Chiesa della Misericordia a Palma de Mallorca. Al piano terra dello spazio museale la mostra presenta 48 opere dedicate a Roma – prevalentemente acquerelli su carta, di cui alcuni inediti – affiancati da una selezione di sette taccuini di viaggio con appunti e vedute della città. L’articolazione e la distinzione del percorso espositivo tra i due piani del museo – con la dimensione universale e drammatica di Siete al piano superiore e la dimensione lirica e autobiografica di Roma al piano terra – costruiscono un dialogo complementare tra collettività e memoria personale, tra condizione umana ed esperienza vissuta, offrendo al visitatore una lettura ampia e articolata della ricerca artistica di Pedro Cano. La mostra è accompagnata dal catalogo edito da José Luis Montero. (gci)
NELLA FOTO. Salvador Dalì, Inferno Tav. 16 La cascata del Flagetonte (dettaglio) - Foto&credits Salvador Dalì Fundacion Gala Salvador Dalì - SIAE 2026
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