Alla pompa di benzina, il conto presentato dalla guerra in Iran non è uguale per tutti. Mentre in Francia e Germania il pieno è diventato un problema di bilancio familiare - con la benzina arrivata rispettivamente a 2,03 e 2,24 euro al litro nel momento di picco, e il gasolio addirittura a 2,23 e 2,43 - in Italia i prezzi sono rimasti al di sotto di entrambi per tutto l'arco della crisi, e lo sono ancora oggi. È uno dei dati più significativi che emerge dall'analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui i numeri raccontano una storia in due tempi: prima dello shock - alla rilevazione del 23 febbraio, ultima disponibile prima che l'operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l'Iran scattasse il 28 febbraio - il quadro europeo era sostanzialmente omogeneo: benzina italiana a 1,655 euro al litro, gasolio a 1,702, con Francia e Germania già leggermente più care e la Spagna strutturalmente più bassa per effetto di una fiscalità ridotta. Poi è arrivato il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale, e i listini sono esplosi. Nel solo mese di marzo la benzina in Germania ha superato i 2 euro al litro, quella francese si è avvicinata. In Italia il rialzo c'è stato - inevitabile, su un mercato integrato - ma è stato di entità diversa. Nel periodo di crisi acuta, dal 23 febbraio al 20 aprile, la benzina è rincarata del 7% in Italia: meno della metà rispetto al 18% registrato in Francia e al 15% della Germania, e sensibilmente al di sotto del 12% di media nell'intera Unione europea. Sul gasolio il differenziale si conferma: +24% in Italia contro il +28% francese e il +29% tedesco, ancora una volta sotto la media UE. Il divario non riguarda solo la velocità di salita dei prezzi, ma i valori assoluti: in ogni rilevazione mensile del periodo analizzato, la benzina e il gasolio italiani si sono collocati al di sotto dei corrispondenti prezzi francesi e tedeschi. Alla rilevazione del 4 maggio - con la fase più acuta dello shock in via di attenuazione - la benzina in Italia costava 1,739 euro al litro, contro una media UE di 1,809; la Germania si collocava intorno a 1,93, la Francia a 1,82. Sul gasolio, l'Italia era a 2,046 contro i circa 2,18 della Francia e i 2,20 della Germania. Una parte rilevante di questo risultato è attribuibile all'intervento fiscale del governo. A partire dal 19 marzo, il decreto che ha introdotto un taglio delle accise da 20 centesimi al litro - con effetto netto di circa 24,4 centesimi comprensivo di IVA - ha prodotto conseguenze immediate e misurabili nelle classifiche europee: in una sola settimana, l'Italia è risalita di sette posizioni nella graduatoria per il prezzo del gasolio, passando dal quinto al dodicesimo posto su ventisette. La misura è poi stata prorogata e rimodulata - sconto pieno confermato sul gasolio, ridotto a 5 centesimi sulla benzina - per un costo complessivo stimato superiore al miliardo di euro, finanziato con tagli alla spesa ministeriale e con il maggior gettito IVA generato dagli stessi rincari. L'unico elemento di pressione che distingue l'Italia dagli altri paesi è la componente del gasolio: sulla rete ordinaria, il diesel italiano supera di circa un euro al litro il prezzo spagnolo, e si colloca alla dodicesima posizione UE per la benzina ma all'ottava per il gasolio - riflesso di una fiscalità storicamente più pesante su quel prodotto e della dipendenza europea dai cosiddetti medio-distillati, categoria in cui la capacità di raffinazione del continente è in costante calo da anni e che dipendeva in misura significativa dalle rotte che passavano per Hormuz. (red)
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