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Sotto i ghiacci dell’Antartide scoperta una gigantesca struttura geologica a ventaglio

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Sotto i ghiacci dell’Antartide scoperta una gigantesca struttura geologica a ventaglio

Londra - Sotto la calotta glaciale dell’Antartide orientale, spessa in alcuni settori oltre 3 chilometri, si nasconde una vasta struttura geologica rimasta finora sconosciuta. A identificarla è stato un team internazionale coordinato dall’Università di Genova, in uno studio pubblicato su Nature Geoscience, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali nel campo delle Scienze della Terra. La ricerca descrive l’East Antarctic Fan-shaped Basin Province, una nuova grande provincia fisiografica subglaciale composta da numerosi bacini sepolti sotto il ghiaccio. Nel loro insieme, questi bacini formano una struttura radiale a ventaglio, estesa su scala continentale, che coinvolge alcune delle principali depressioni subglaciali dell’Antartide orientale, tra cui i bacini di Wilkes e Aurora e il bacino che ospita il celebre Lago Vostok, uno dei più grandi laghi subglaciali conosciuti al mondo. La configurazione individuata non era mai stata riconosciuta come un sistema unitario. I bacini appaiono organizzati radialmente, come le stecche di un ventaglio che si apre intorno a un fulcro situato in prossimità del Polo Sud, e presentano in molti casi una caratteristica geometria triangolare. “Questa ricerca ci ha permesso di collegare tra loro strutture che finora erano considerate separate o indipendenti - spiega Egidio Armadillo, docente UniGe di Geofisica applicata e primo autore dello studio - Riconoscere un’unica grande architettura a scala continentale cambia in modo significativo la nostra comprensione dell’evoluzione geologica dell’Antartide orientale”. La scoperta ha implicazioni che vanno oltre la ricostruzione della geologia antica del continente. La morfologia del substrato roccioso nascosto sotto la calotta condiziona ancora oggi il comportamento del ghiaccio: influenza il flusso glaciale, la distribuzione dei bacini subglaciali e dei laghi sepolti, e può contribuire a definire aree di maggiore sensibilità della calotta antartica ai cambiamenti climatici. Restano aperte importanti questioni scientifiche, in particolare riguardo all’età esatta della deformazione e alle cause geodinamiche che l’hanno generata. Proprio per questo, lo studio apre nuove prospettive di ricerca su una delle regioni geologicamente meno accessibili del pianeta. Il lavoro è il risultato di una collaborazione scientifica internazionale coordinata dall’Università di Genova ed è stato svolto con il supporto del Programma nazionale di ricerche in Antartide. (9colonne)


(© 9Colonne - citare la fonte)
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