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direttore Paolo Pagliaro

ITALIA NELLA MORSA
DI ALLUVIONI E SICCITA’

ITALIA NELLA MORSA <br> DI ALLUVIONI E SICCITA’

Crisi climatica e acqua sono intrecciate in una relazione sempre più preoccupante che genera un paradosso evidente: da una parte troppa acqua, dall’altra troppo poca. L’Italia si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale, con effetti diretti e profondi sul ciclo dell’acqua e sull’equilibrio del bilancio idrico nazionale. L’aumento delle temperature intensifica e rende più frequenti sia i periodi di scarsità idrica, come le siccità, sia gli eventi estremi in cui l’acqua è eccessiva, come le bombe d’acqua e le alluvioni. Crisi climatica e crisi dell’acqua sono oggi due facce della stessa medaglia. II nuovo rapporto “Troppa o troppo poca. L'acqua in Italia in un clima che cambia” presentato nell’ambito della Venice Climate Week 2026, e realizzato da Italy for Climate, il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, analizza i nessi tra la crisi climatica e la risorsa idrica mettendo in evidenza come l’acqua sia oggi uno degli elementi più esposti agli effetti del cambiamento climatico. In Italia gli eventi estremi, come alluvioni e grandinate, sono quasi triplicati negli ultimi sei anni. Il Mediterraneo registra temperature ben oltre le medie storiche e Venezia, nel 2024, ha toccato il record assoluto di eventi di alta marea. Un’evoluzione che si traduce anche in un costo crescente dei danni, che ha raggiunto i 145 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024, ma con una fortissima accelerazione registrata proprio negli ultimi anni.

Allo stesso tempo, l’Italia dispone oggi di una quantità di acqua pro capite pari a circa la metà della media europea, in calo del 20% rispetto a un secolo fa. A fronte di questa ridotta disponibilità, il nostro Paese è quello che preleva più acqua in Europa, con livelli particolarmente elevati in agricoltura, negli usi civili e nell’industria, mentre i ghiacciai stanno scomparendo. Negli ultimi 50 anni l’aumento della temperatura media atmosferica registrato in Italia è stato di 2 gradi. Più la temperatura cresce più aumenta l’evaporazione aumentando il rischio di siccità; ma allo stesso tempo più la temperatura aumenta e maggiore è l’umidità che si immagazzina nell’atmosfera e che può dare vita a eventi meteoclimatici estremi. Così in Italia aumenta l’intensità e la frequenza di momenti in cui di acqua ce n’è troppo poca, come le siccità che colpiscono d’estate e principalmente le regioni meridionali, e momenti in cui di acqua ce n’è troppa, come mostrano le bombe d’acqua e le alluvioni che avvengono nei mesi più freddi e piovosi e che colpiscono maggiormente le regioni settentrionali.

Gli impatti della crisi climatica non risparmiano neanche il mare. I mari hanno assorbito circa il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni di gas serra. Il risultato è che nel 2023 il Mediterraneo ha superato per la prima volta la soglia dei 20°C di temperatura media annua superficiale e il trend è in crescita. Un cambiamento che sta alterando gli equilibri della biodiversità marina: con l’aumento della temperatura del mare è arrivata l'Amphistegina lobifera, una specie aliena invasiva che si sta diffondendo sempre più, nel 2010 la sua presenza sulle coste italiane era stata rilevata in un solo sito, nel 2024 su 33. Gli effetti del clima sul mare sono più evidenti a Venezia: il mare è già 41 cm più alto rispetto ai livelli di fine ‘800. Nel 2024 si sono registrati oltre 200 eventi di alta marea. Sono 2,9 milioni le famiglie che vivono in aree a rischio alluvione e con loro 1,5 milioni di edifici, 643 mila aziende e 34 mila beni culturali. Un rischio che non dipende solo dal clima ma anche dalla cementificazione del territorio: nel 2024 sono stati cementificati 7.850 ettari di suolo, quasi il 70% in più rispetto al 2016, aumentando l’impermeabilizzazione dei suoli e il rischio di alluvioni. In 6 anni sono triplicati gli eventi estremi: nel 2025 in Italia sono state censite 1.670 grandinate e piogge intense, contro 660 nel 2019 in primo luogo nelle regioni del nord Italia: il numero di grandinate e piogge eccezionali registrati tra il 2019 e il 2025 sono circa 1.550 in Veneto, 1.300 in Lombardia, 950 in Piemonte, 800 in Friuli-Venezia Giulia e 750 in Emilia-Romagna. Questo vuol dire che in appena cinque regioni si concentra il 60% di tutte le grandinate e piogge intense degli ultimi anni. Tra il 1980 e il 2024, i danni per gli eventi climatici estremi sono costati all’Italia 145 miliardi (una somma seconda solo a quella della Germania), con un trend in forte accelerazione. A livello europeo su una finestra di 45 anni, ben il 25% di tutte le perdite si è concentrato tra il 2021 e il 2024. L'Italia è in stress idrico: preleva il 27% dell’acqua complessivamente disponibile sul territorio. Con questo indice di sfruttamento idrico, l'Italia è uno dei quattro Paesi europei, insieme a Malta, Cipro e Spagna, ad aver superato la soglia di allerta fissata al 20%. Questo dato è influenzato da due fattori: la disponibilità della risorsa idrica e il livello dei prelievi. O da un mix di entrambi, come nel caso dell’Italia. La disponibilità d'acqua in Italia è calata del 20% in cent'anni. Se guardiamo alla disponibilità, analizzando la media del trentennio 1991-2020 (visto che la variabilità da un anno all’altro è molto elevata bisogna ragionare su medie di tanti anni) in valore assoluto l’Italia non è messa male: con 135 miliardi di m3 in media in un anno. Ma se si analizza il dato in rapporto alla popolazione, le cose cambiano: con circa 2.300 m3/anno pro capite la disponibilità di risorsa idrica rinnovabile in Italia è circa la metà della media europea (circa 4.400 m3/anno) e il Paese si trova in fondo alla classifica anche se in questo caso fa meglio di Spagna, Germania (entrambe con circa 2.100 m3/anno) e Polonia (con 1.600 m3/anno). Per l’Italia il 2022 è stato l’anno con minore disponibilità idrica da un secolo di rilevazioni, con meno della metà di acqua rispetto alla media dell’ultimo trentennio. Un sintomo dell’impatto del riscaldamento globale sulla disponibilità della risorsa idrica riguarda anche le precipitazioni nevose che si sono dimezzate dagli anni ’50 del secolo scorso (da più di 16 miliardi di m3 all’anno a 8) e i ghiacciai, la cui superficie sempre dagli anni 50 ad oggi si è ridotta di più del 30% perdendo anche decine di metri di spessore. La Marmolada, il gigante di ghiaccio, nell’ultimo secolo ha perso l’80% del proprio volume e, secondo le previsioni, non vedrà il 2050. Cala la disponibilità d’acqua, ma l’Italia si conferma il Paese Europeo con il record di prelievi: circa 36 miliardi di metri cubi nel 2023, più di Spagna (33), Francia (26) e Germania (24). Quali sono i motivi di questo record? Prima di tutto la necessità di irrigare i campi del settore agricolo, con 17 miliardi di m3 prelevati nel 2023, secondo solo a quello della Spagna. Dopo l’agricoltura, a pesare di più sul totale nazionale sono i prelievi per uso civile: nel 2023 questo settore è stato responsabile di oltre 8 miliardi di m3 di prelievi idrici, record assoluto in Europa. L’85% di questi prelievi deriva da acque sotterranee di migliore qualità rispetto a quelle superficiali ma con impatti ambientali peggiori, superiori alla media della UE27 del 66%. Sui prelievi a uso civile pesa anche il dato delle perdite: il 42% dell'acqua che preleviamo si perde nelle reti, e la situazione continua a peggiorare (era il 32% sono nel 2008). Poi ci sono i prelievi del l’industria, nel 2023 stimati in 6,6 miliardi di metri cubi un altro record assoluto, davanti alla Germania, prima manifattura europea ma ferma a 6,2 miliardi di metri cubi. Dove l’Italia fa un po’ meglio è nei prelievi di acqua per la generazione elettrica in cui, con 4 miliardi di metri cubi nel 2023, siamo sesti in una classifica che vede la Francia, con 16 miliardi di metri cubi, assoluta primatista anche a causa della produzione record da nucleare. (10 giu – red)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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