Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Un viaggio immersivo per raccontare Frida Khalo

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Un viaggio immersivo per raccontare Frida Khalo

Un viaggio in tredici tappe, tante quanti sono i mesi del calendario lunare proprio delle civiltà matriarcali, per raccontare la vita e l’immaginario di un’artista assurta a icona pop del contemporaneo. Un percorso scandito dalla musica – tra le note di Bach, Edith Piaf, Violeta Parra e molti altri insieme alle composizioni originali di Luca Longobardi – in cui le immagini prendono vita nel trasportare il pubblico in una dimensione onirica capace di far comprendere la potenza creativa di un talento che ha esplorato, tenendole insieme, le dimensioni folckloriche, emotive e politiche del suo mondo. Dallo scorso 30 maggio fino all’11 ottobre è visitabile al Teatro Ristori di Verona “È Frida Kahlo - A Revolutionary Life”, la creazione immersiva firmata da Massimiliano Siccardi, Luca Longobardi e Vittorio Guidotti. Un’opera che conclude idealmente per Siccardi e Longobardi, creativi che hanno ridefinito il concetto di arte immersiva nel mondo, una trilogia dedicata agli artisti che a loro avviso più hanno segnato il punto di svolta nel sentire contemporaneo: Van Gogh, Klimt e, per l’appunto, Frida Kahlo. Prodotto da CREA srl Impresa Sociale, società strumentale di Fondazione Cariverona, questo viaggio nel cosmo dell’artista messicana è concepito come “un’opera totale” in cui musica, immagine e parola sviluppano un grande affresco visivo, idealmente riconducibile proprio alla modalità espressiva di colui che più influenzò la sua vita: Diego Rivera. Le immagini, realizzate con tecniche miste, spaziano dal disegno a mano all’intelligenza artificiale, effigiando uno straordinario poema visivo che si dipana in un potente affresco cinetico, capace di restituire al pubblico quell’insieme di arte folklorica, surrealismo, misticismo e realismo magico che caratterizzano la sorgente creativa a cui ha attinto Frida Kahlo, ben rappresentata nella incredibile serie rivelatrice di autoritratti. Non una esposizione cronologica dei diversi stili attraversati dall’artista nel corso della sua esistenza, quindi, ma una crasi tra elementi solo apparentemente contraddittori e capaci in realtà di illuminarsi vicendevolmente. L’esperienza comincia con il Viaggio nel mondo riflesso, in cui si interpretano le parole di Frida “la vita scorre e apre sentieri che non si percorrono invano”, per poi proseguire Attraverso la città e aprirsi a L’incontro, il mondo di Diego. Con Un respiro rivelatore si rivive la fantasia immaginativa con cui Frida bambina, costretta a letto dalla poliomelite, apriva una “porta” sul mondo esterno alitando sul vetro della finestra e disegnandovi sopra un varco con un dito, mentre in Radici (le antiche civiltà) si attraversa l’universo dei simboli archetipi che vivificano l’arte di Frida, che culmina nell’accordo tra mascolino e femminino in Matrimonio (la vestizione della Dea). Irrompono poi la Rivoluzione e la contraddittoria esperienza nordamericana di Los Estados Unidos. Lo sguardo accecante precede con la sua luce il mondo di tenebre della Danza macabra (sogni e incubi), che insieme divengono Una vita in scena. Il Sogno del cervo ferito (persi nel suo mondo) anticipa come presagio di morte forse l’episodio più importante della vita di Khalo, rappresentato infine in Frida vive (il tram), ultima tappa di questo ideale anno lunare che nella sua fine determina il proprio inizio: un incidente quasi fatale che, spezzando un’esistenza, fa erompere un potente slancio creativo. Uno sguardo che è sostenuto dal suono delle note di una musica capace di riempirlo di significato. Longobardi, compositore di formazione classica (allievo di Roberto De Simone), ha costruito una partitura sonora che contamina e attraversa epoche e linguaggi: da Grazie alla vita di Violeta Parra interpretata da Gabriella Ferri all’Ave Maria eseguita da Mina, dalla reinterpretazione di Florence + the Machine di Stand by me di Benjamin Nelson, Jerry Leiber e Mike Stoller a La vie en rose di Edith Piaf cantata dal vivo da Madonna fino a brani originali Mi Pais o Aura (sul sistema temperato equabile). (gci)

VENEZIA, TORNA IN LAGUNA “GLASSTRESS” DI ADRIANO BERENGO

Dopo l’ultima edizione veneziana del 2024, torna in laguna “GLASSTRESS”, il progetto internazionale ideato da Adriano Berengo nel 2009 come evento collaterale della Biennale di Venezia e oggi considerato uno dei principali appuntamenti dedicati alla sperimentazione contemporanea nel vetro. Dal 12 luglio al 22 novembre, “GLASSTRESS” anima nuovamente Venezia con una nuova edizione diffusa tra lo storico Palazzo Ca’ Tron sul Canal Grande e la Fondazione Berengo Art Space di Murano, coinvolgendo oltre 50 artisti e designer internazionali invitati a confrontarsi con l’arte millenaria del vetro attraverso la collaborazione con i maestri vetrai di Berengo Studio. L’edizione 2026 di “GLASSTRESS” presenta nuove collaborazioni con oltre venti artisti al loro debutto nella mostra, molti dei quali lavorano con il vetro per la primissima volta, dando vita a sperimentazioni inedite. Sviluppata tra Murano e Venezia, la mostra dà vita a un percorso che attraversa pratiche e linguaggi diversi, dalla scultura alla performance, dal design all’installazione immersiva, esplorando il potenziale espressivo e trasformativo del vetro come medium artistico contemporaneo. In mostra saranno presentate le opere di: Marina Abramovic, Ai Weiwei, Manal Al Dowayan, Monira Al Qadiri, Allora & Calzadilla, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Stefano Cagol, Edoardo Callegari, Maria Magdalena Campos-Pons, Ornella Cardillo, Judy Chicago, Zheng Chongbin, Tony Cragg, Laura De Coninck, Ida Ekblad, David S. Eley, Leandro Erlich, Jan Fabre, Fariba Ferdosi, Christian Fogarolli, Massimiliano, Doriana e Lavinia Fuksas, Josepha Gasch-Muche, Gelitin, Abdulnasser Gharem, Fathi Hassan, Marlène Huissoud, Martin Janecky, Oda Jaune, e Wu Jian'an, Marya Kazoun, Karen LaMonte, Delaine Le Bas, Simone Mannino, Paul McCarthy, Yue Minjun, Serge Mouangue, Moataz Nasr, Adrian Paci, Cornelia Parker, Anne Peabody, Penzo+Fiore, Jaume Plensa, Laure Prouvost, Arne Quinze, Fatinha Ramos, Tobias Rehberger, Maria Roosen, Sterling Ruby, Thomas Schutte, Sean Scully, Marinella Senatore, Wael Shawky, Shan Shan Sheng, Chiharu Shiota, Koen Vanmechelen, Joana Vasconcelos, Ronald Ventura, Ernests Vitins, Ziping Wang, Rose Wylie, Erwin Wurm, Guan Xiao, Raed Yassin, Dustin Yellin, Sun Yitian e Qi Zhuo. Nel corso degli anni, “GLASSTRESS” ha dato vita a mostre in collaborazione con importanti musei e istituzioni internazionali, tra cui il Boca Raton Museum of Art, il London College of Fashion, il Millesgarden Museum di Stoccolma e il Museum of Arts and Design di New York, coinvolgendo artisti premiati e figure centrali della scena contemporanea quali Mark Bradford, Karen LaMonte, Cornelia Parker, Joyce J. Scott e Laure Prouvost. Con “GLASSTRESS”, nel 2026 Fondazione Berengo rinnova il proprio impegno nella valorizzazione del vetro come linguaggio aperto alla ricerca contemporanea, capace di connettere la tradizione artigianale veneziana con le più avanzate pratiche artistiche internazionali. (gci)

ALLA SCOPERTA DEL MESSICO A ROMA CON L’ARTE DI DIEGO RIVERA

Un viaggio tra i colori del Messico nella splendida cornice dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli. Roma ospita la mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, una retrospettiva dedicata al pittore e muralista messicano più famoso al mondo, un appuntamento imperdibile con l’arte messicana. L’esposizione è visitabile dallo scorso 9 giugno al 13 dicembre. Oltre alle opere di Rivera, l’esposizione accoglierà capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José Maria Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Maria Izquierdo. E ancora, maestri del calibro di Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr Atl, Saturnino Herran e tanti altri. Ad arricchire il percorso dall’allestimento dinamico e colorato alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Diego Rivera, immortalato da Tina Modotti. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e con il Museo Kaluz di Città del Messico, con il supporto di Zètema Progetto Cultura e con il patrocinio dell’INBAL, Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico e dell’Ambasciata del Messico in Italia. La mostra è a cura di Miguel Fernández Félix (direttore del Museo Kaluz) e Alberto Gonzalez Torres (direttore del Museo Robert Brady). (gci)

TRA CINEMA E RELIGIONE CON “L’ABITO FA IL MONACO”

Nel cinema italiano l’abito religioso è spesso molto più di un costume: basta una tonaca, una veste cardinalizia, un velo o un saio per rendere immediatamente leggibile un personaggio, evocare potere, crisi, vocazione, ironia, desiderio, mistero o autorità. Parte da questa curiosità visiva “L’abito fa il monaco. Porporati e preti, suore e frati nel cinema e nella fiction italiani degli ultimi decenni”, una delle mostre speciali del Festival della Fotografia Italiana 2026, in programma dal 12 giugno al 6 settembre in Casentino. La mostra, ospitata al Castello Conti Guidi di Poppi (AR), è curata da Antonio Maraldi, tra i maggiori conoscitori italiani della fotografia di scena, già responsabile del Centro Cinema Città di Cesena e ideatore di CliCiak - Scatti di cinema, il concorso nazionale dedicato ai fotografi di scena. Il percorso attraversa oltre trent’anni di cinema e serialità italiana attraverso immagini di scena, ritratti e set dedicati alla rappresentazione di figure religiose: preti, papi, cardinali, monaci, frati e suore come protagonisti, comprimari, presenze comiche, drammatiche, perturbanti o popolari. La mostra si inserisce in una lunga tradizione dell’immaginario cinematografico italiano, da figure ormai iconiche come il don Pietro di “Roma città aperta” o il mondo di Don Camillo fino alle rappresentazioni più recenti del cinema e della fiction contemporanei. Nel percorso compaiono, tra gli altri, riferimenti a “Habemus Papam” di Nanni Moretti, “The Young Pope” di Paolo Sorrentino, “Le confessioni” di Roberto Andò, “Il nome della rosa”, “L’arte della gioia”, “Il Gattopardo”, “Vermiglio” e “Francesco” di Michele Soavi. Non è una mostra sul religioso in senso devozionale, ma sull’immaginario che cinema e fiction hanno costruito intorno a queste figure. L’abito diventa segno narrativo: definisce un ruolo, introduce ambiguità, costruisce autorità, produce comicità o tensione, e permette al cinema italiano di lavorare su uno dei codici più riconoscibili della nostra cultura visiva. Nella galleria fotografica sono riunite molte delle più apprezzate firme di fotografe e fotografi di scena delle ultime generazioni, attraverso immagini che alternano ritratti, scene circoscritte e set più ampi, restituendo anche il valore della fotografia di scena come linguaggio capace di raccontare il cinema da una prospettiva autonoma. La mostra è realizzata anche grazie alla collaborazione di AFS – Autori della Fotografia di Scena, della Biblioteca Malatestiana e del Centro Cinema Città di Cesena, attraverso il fondo CliCiak. (gci)

WHITE CARRARA CELEBRA LA DECIMA EDIZIONE CON “DESIGN LIVES IN THE CITY”

White Carrara celebra la sua decima edizione con il titolo “Design Lives in the City”, in programma dal 5 giugno al 30 agosto 2026 nel centro storico di Carrara, sotto la direzione artistica di Domenico Raimondi - thesignlab. “Design Lives in the City” si configura come una mostra urbana a cielo aperto e, allo stesso tempo, come un intervento concreto sulla città. Oltre 30 opere – arredi urbani in marmo come panchine, sedute collettive, elementi decorativi, sistemi di illuminazione, installazioni urbane, dispositivi di sosta e infrastrutture leggere – firmate da designer internazionali e realizzate con tecnologie d’avanguardia dalle aziende locali, danno vita a una nuova geografia urbana destinata a rimanere come patrimonio permanente. La città stessa diventa museo e laboratorio, in cui ogni intervento contribuisce alla qualità e alla fruibilità dello spazio pubblico. Promossa e prodotta dal Comune di Carrara, Città Creativa UNESCO e Capitale Toscana dell’arte contemporanea 2026, con il patrocinio di Regione Toscana e ADI Toscana, in compartecipazione con la Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest, in collaborazione con Internazionale Marmi e Macchine Carrara Fiere Spa, Nausicaa, Marmomac, l’Ordine degli Architetti di Massa Carrara e la rivista Platform, e con il sostegno della Fondazione Marmo in qualità di main sponsor, la manifestazione segna un traguardo importante che testimonia la solidità e l’evoluzione di un progetto culturale capace di affermarsi negli anni come punto di riferimento internazionale per il dialogo tra marmo, design e innovazione. Partecipano all’edizione 2026 designer e progettisti di rilievo internazionale: Ross Lovegrove, Karim Rashid, Fabio Novembre, Serena Confalonieri, NIchetto Studio, Antonio Aricò, Beatriz Sempere, Gum design, Emiliana Martinelli, Michel Boucquillon, Marta Sansoni, Claudio Nardi, Benvenuto Saba, Pietro Franceschini, Andrea Ponsi, Cynthia Sah, Marco Pisati, Nicolas Bertoux, Arthur Vallin, Michele Monfroni, Antonio Leone, Nicola Maggi, Rima design, Formart, Nadia Sabbioni, Studio Lucifero, Andrea Spagnoli, Maurizio Michelotti e Viviana Bianchi coinvolti in un processo che mette in relazione progettazione contemporanea e sapere produttivo locale. Numerose le aziende che affiancano i designer nella realizzazione dei progetti di White Carrara 2026: AD Marmi, Angeloni Marble Project, Arte Fer, Artco srl, Atelier Carrara, Bidese, BLC Carrara, Bruno Lucchetti, Campolonghi, Marmo Canaloni, Coop. Cavatori fra di Gioia, Studio Corsanini, FiammettaV, Il Fiorino, Studio Formart, Franchi Umberto Marmi, GipiSoft, Henraux, La Casa di Pietra, La Civiltà del marmo, Martinelli luce, Marmo+Mac, MaxMarmi, Michelangelo srl, Mondopi, Monfroni studio d’arte, Nicola Maggi Arte & design, Costa Paolo, Prato Marmi, Robot City, Rocchi Marmi, Rossi Pio, S.A.P. srl, SGF scultura, Silvestri Marmi, Franco Spagnoli, Studi d’arte Carrara, Tanini home. Dopo le edizioni 2024 (“Design is Back”) e 2025 (“Design Here and Now”), che hanno rispettivamente indagato il patrimonio storico del design italiano e la contemporaneità progettuale, questa decima edizione segna un ulteriore passo evolutivo: da evento espositivo a progetto permanente diffuso. I progetti sviluppati per questa edizione interpretano in modo articolato il tema della trasformazione urbana attraverso il design. Accanto agli interventi urbani e alle installazioni diffuse, White Carrara 2026 ospita anche “DESIGNULTRA”, mostra a cura di ADI – Associazione per il Disegno Industriale allestita in Piazza Alberica. Il progetto espositivo indaga il rapporto tra funzione ed espressione artistica, tra oggetto d’uso e valore simbolico, proponendo una riflessione sul design come linguaggio culturale capace di attraversare discipline, epoche e immaginari differenti. (gci)

CREDIT DELLA FOTO: Teatro Ristori.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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