Ieri, venerdì 12 giugno, lavoratori e lavoratrici hanno aderito al primo sciopero generale della cultura in Italia. È la prima volta nella storia del paese nella quale scioperano tutti insieme: personale dei musei, biblioteche, archivi, teatri, ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
Si sono tenuti per l’intera giornata presidi in diverse città italiane, da Firenze a Napoli, da Roma a Milano, da Bari a Venezia, da Torino a Palermo, tutti uniti dalle stesse richieste di riconoscimento, di dignità e di diritti. Agli Uffizi un intero piano ha chiuso, così come hanno chiuso una decina di padiglioni della Biennale di Venezia, biblioteche e musei civici o universitari, musei statali come il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova e tante mostre private. Adesioni anche in diversi archivi di stato, tra cui quello di Bologna.
Anche a Roma si sono tenuti due presidi con la partecipazione di centinaia di persone. Il primo a Palazzo Massimo in mattinata, il secondo a Largo Argentina nel pomeriggio. Diverse sono stati gli interventi, le testimonianze di singole lavoratrici e quelle collettive, vertenze e riflessioni sul settore culturale.
“È finito il tempo dei ricatti e dei declassamenti. Non c’è tutela e non c’è valorizzazione del patrimonio culturale senza salari adeguati per chi ci lavora. Abbiamo incrociato le braccia, ma siamo pronte a rifarlo ancora. Gli amministratori, dagli Enti locali al Governo, devono ascoltarci. Per invertire questa tendenza alla svalutazione del nostro lavoro” - dichiara Rosanna Carrieri, attivista di Mi Riconosci.
I presidi a Roma sono il risultato di un lungo percorso nazionale e territoriale che ha visto la partecipazione di differenti realtà. Presenti le realtà di vogliamo tutt altro, ANGA, Campo Innocente, Assemblee Precarie, Rete della Conoscenza, Non una di meno Roma, guide turistiche, ricercatrici, operatrici e operatori dello spettacolo, i sindacati FP Cgil, Nidil Cgil, CLAP-Camere del Lavoro Autonomo e Precario e USI CT&S.
“Nella città della grande bellezza viviamo ogni giorno le conseguenze di un turismo fuori controllo, che arricchisce poche persone, mentre per chi lavora nel settore diminuiscono reddito e tutele e le possibilità di una vita dignitosa. Roma non è un brand e chi lavora nel settore della cultura merita riconoscimento e stabilità” – continuano le attiviste di Mi Riconosci. (red – 13 giu)
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