Non si placa l’eco della costituente di Futuro nazionale, tenutasi nel fine settimana, sulla politica italiana. In particolare, suscitano reazioni avverse bipartisan le parole pronunciate dal leader Roberto Vannacci sul femminicidio. Secondo il “generale”, infatti, il reato introdotto in Italia un anno fa è "un'assurdità, è un omicidio come tutti gli altri". Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Camera ha approvato all’unanimità il disegno di legge del governo, promosso dalla ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, assieme ai ministro della giustizia, Carlo Nordio, e per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Elisabetta Casellati, che introduce nel Codice penale il reato di femminicidio. Il nuovo articolo 577-bis del Codice penale stabilisce che “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo”. “Le parole di Vannacci sul femminicidio sono indegne e offendono la memoria delle donne uccise, il dolore delle loro famiglie e il coraggio di chi trova la forza di denunciare. Da componente della Commissione parlamentare bicamerale sul femminicidio credo che dovrebbe chiedere scusa. Se davvero, come sostiene, il femminicidio non esistesse, allora in Commissione avremmo perso tempo per mesi e tutte le persone audite, inclusi gli esperti, sarebbero venuti a inventare una realtà che non esiste. La tragica verità purtroppo è che il femminicidio esiste eccome ed è stato riconosciuto anche come reato con l’introduzione dell’articolo 577-bis del Codice penale. Su temi così delicati una politica seria deve saper dimostrare rispetto e responsabilità, affrontando questi argomenti con la sensibilità che l'argomento richiede”, così la vice presidente dei senatori di Forza Italia e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Daniela Ternullo. Gli elettori italiani premiano i "risultati" che un governo produce, "il resto sono chiacchiere", si limita a commentare da Lussemburgo il vicepremier Antonio Tajani. Un’indignazione, quella per le parole di Vannacci sul femminicidio, che mobilita anche i familiari delle vittime: “Generale Vannacci, abbia il coraggio di chiedere scusa – scrive su Facebook Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, ventenne uccisa nel 2015 a Nicolosi dall'ex fidanzato - Chieda scusa a mia figlia Giordana, vittima di femminicidio, uccisa con 48 coltellate dall'uomo che diceva di amarla, un femminicidio compiuto con premeditazione e crudeltà una ferocia che ha distrutto per sempre la nostra famiglia. Chieda scusa alla sua bambina, privata della madre da una violenza assassina. Una bambina costretta a crescere con un'assenza che nessun amore potrà mai colmare completamente. Chieda scusa a tutte le donne uccise perché donne, ai figli che restano, ai genitori, ai fratelli, alle sorelle e alle famiglie condannate a un vero e proprio ergastolo del dolore. Le parole hanno un peso. Quando si minimizza la violenza contro le donne o si svilisce la gravità del femminicidio, si manca di rispetto a chi è stato ucciso e a chi ogni giorno convive con una ferita che non guarirà mai”. “Mia figlia non tornerà – si legge ancora nel post - Nessuna scusa potrà restituirci il suo sorriso, la sua voce, il suo abbraccio. Ma il rispetto per la sua memoria e per tutte le vittime dovrebbe essere un dovere morale per chiunque ricopra ruoli pubblici”. (Roc)
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