“Per i miei due bambini, tutto quello ho sempre voluto è che fossero al sicuro e felici”. Comincia così il video che il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha diffuso sui suoi canali social per annunciare il provvedimento adottato oggi dal suo governo: il divieto di accesso ai social network per tutti i minori di 16 anni. Le ragioni, ha spiegato il premier laburista, hanno a che fare, oltre che con la sicurezza, soprattutto con la salute mentale dei ragazzi, resi “infelici” dai social e sottoposti al rischio di “vivere intrappolati in un ciclo di ‘scroll’ infinito che allontana il gioco, il sonno e il tempo con la famiglia”. I genitori, assicura Starmer, sono d’accordo con la decisione presa che, però, “ha avuto e avrà resistenze da parte di alcune delle aziende più potenti al mondo”. Per questo, bisognerà anche “imparare dagli altri”. La Gran Bretagna, infatti, non è il primo Paese a introdurre restrizioni di questo tipo. Apripista è stata l’Australia di Anthony Albanese, che lo scorso dicembre ha imposto un ban ai minori di 16 anni che coinvolge piattaforme come TikTok, Facebook, Instagram, X e YouTube. Le aziende devono quindi adottare “misure ragionevoli” per impedire l’accesso ai minori, rischiando sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani. “L’Italia segua l’esempio di Starmer”, è il commento di Marianna Madia, deputata di Italia Viva-Casa riformista, che insieme alla collega di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, ha sottoscritto un disegno di legge bipartisan per la tutela dei minori nella dimensione digitale, che ha visto la firma oltre 50 parlamentari di tutti i partiti politici. Anche il Ddl Mennuni-Madia fissa il divieto agli under 15 e prevede la possibilità per gli adulti di introdurre restrizioni, ad esempio sul tempo di navigazione e la visione di contenuti particolari. Anche la deputata di Noi Moderati Mara Carfagna ha presentato una proposta basata su tre capisaldi: divieto di accesso alle piattaforme social per i minori di 13 anni, un profilo speciale con limitazioni tra i 13 e i 16 anni e la modifica degli algoritmi e delle caratteristiche di design che favoriscono un utilizzo compulsivo delle piattaforme. (15 giu-mol)
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