Stoccolma - Oltre 11 milioni di italiani convivono con la sindrome cardio-nefro-metabolica, spesso senza saperlo. È una condizione che non ha un organo solo nel mirino: colpisce contemporaneamente cuore, reni e metabolismo, intrecciando obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e malattie cardiovascolari in un circolo vizioso difficile da spezzare. Eppure, fino a pochi giorni fa, non esistevano linee guida dedicate. Il 9 giugno, per la prima volta nella storia della medicina, quattro grandi società scientifiche americane — American Heart Association (AHA), American College of Cardiology (ACC), American Diabetes Association (ADA) e American Society of Nephrology (ASN) — hanno firmato insieme le prime linee guida per la prevenzione, la diagnosi e la gestione della sindrome CKM, pubblicate simultaneamente sulle riviste Circulation e Journal of the American College of Cardiology. È in questo contesto che si apre oggi a Stoccolma l'International Symposium on Cardiometabolic Risk and Vascular Disease – From Mechanisms to Treatment: due giorni, il 16 e 17 giugno, di lavori scientifici internazionali co-organizzati da Fondazione Menarini e Karolinska University Hospital, che portano in Europa, a pochi giorni dalla loro pubblicazione, le novità di queste linee guida storiche. Presidente del congresso è il professor Francesco Cosentino, direttore della Medicina cardiovascolare del Karolinska Institutet e dell'Ospedale universitario di Stoccolma e direttore del Laboratorio di cardiologia molecolare. I numeri italiani sono eloquenti. Secondo i dati della Fondazione Charta, degli 11,6 milioni di pazienti diagnosticati con la sindrome CKM in Italia, 4,7 milioni presentano in media 2,5 fattori di rischio contemporaneamente: il 79,6% è iperteso, il 67% ha il diabete di tipo 2, il 44,4% l'ipercolesterolemia, il 40% l'insufficienza renale. E la situazione è aggravata dal fatto che la maggior parte di questi pazienti non è a target terapeutico: il 72% non ha la pressione sotto controllo, il 47% non raggiunge i valori glicemici raccomandati, il 45% non è a target per il colesterolo. “La sindrome CKM – osserva il professor Stefano Del Prato, presidente di Fondazione Menarini – sta diventando la causa predominante di rischio cardiovascolare nella popolazione, ma molte delle sue componenti non vengono messe a fuoco tempestivamente e questo ne peggiora gli esiti clinici. Non possiamo più permetterci di guardare al cuore, ai reni e al metabolismo come capitoli di patologia separati, a compartimenti stagni. Questi pazienti non possono essere rimbalzati dal cardiologo all'endocrinologo al nefrologo: il futuro della medicina cardio-nefro-metabolica è superare i confini delle varie specialità”. “Il simposio riunisce esperti internazionali di cardiologia, nefrologia, diabetologia e medicina interna per tradurre in pratica clinica i contenuti delle nuove linee guida – evidenzia Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico e direttore generale di Fondazione Menarini – Al centro dei lavori: i criteri di stadiazione della sindrome, le strategie di screening precoce, il ruolo dei nuovi farmaci e i modelli di cura multidisciplinare che il sistema sanitario dovrà adottare per affrontare quella che la comunità scientifica definisce ormai una vera e propria pandemia silenziosa”. (9colonne)
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