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Mafie, Rando (Pd): Con 'Liberi Di Scegliere' tutela reale per donne che denunciano

Roma, 16 giu - "Non possiamo permettere che in uno Stato democratico le donne che denunciano la mafia siano costrette a nascondersi". Lo ha detto la senatrice del Pd Vincenza Rando a margine della presentazione in Senato del libro "Predatori" di Celeste Costantino, intervenendo sul disegno di legge "Liberi di scegliere", il cui esame prende il via domani alla Camera. Per Rando il volume presentato a Palazzo Madama mette in luce uno degli aspetti più drammatici della violenza mafiosa: la condizione delle donne che vivono all'interno dei contesti criminali e le enormi difficoltà che incontrano nel denunciare. "Chi ha denunciato spesso è stata uccisa", ha ricordato la parlamentare, sottolineando come la storia delle organizzazioni mafiose dimostri quanto sia rischioso per una donna rompere il vincolo di appartenenza e sottrarsi al controllo esercitato dai clan. Secondo la senatrice democratica, il ddl "Liberi di scegliere", pur partendo dalla tutela dei minori e dai provvedimenti dei tribunali per i minorenni, introduce uno sguardo nuovo e più ampio sul ruolo delle madri e delle donne che decidono di collaborare con lo Stato. La norma, ha spiegato, punta infatti a riconoscere giuridicamente queste figure, oggi prive di uno status specifico nonostante il contributo determinante che offrono nel contrasto alla cultura mafiosa "Queste donne hanno una sorta di collaborazione e di testimonianza culturale nei confronti dello Stato, ma non hanno alcun riconoscimento", ha osservato Rando, evidenziando come proprio questa mancanza le esponga a gravi rischi. Il provvedimento, ha aggiunto, prevede strumenti concreti di protezione, dall'accompagnamento istituzionale alla possibilità, nei casi di maggiore pericolosità, di cambiare identità e generalità, fino al sostegno per costruire un nuovo percorso di vita, di studio e di lavoro insieme ai figli allontanati dal contesto criminale.

Per la senatrice siciliana si tratta di una misura che rappresenta anche una strategia innovativa di contrasto alle mafie. "La lotta alle mafie la facciamo sempre sul piano repressivo, ed è importante, ma se non lavoriamo per destrutturare il potere che esercitano sul corpo delle donne, sui figli e sull'indottrinamento mafioso, arriveremo sempre un giorno dopo", ha affermato. Rando ha poi commentato il dibattito sul reato autonomo di femminicidio, criticando chi, come il generale Roberto Vannacci, ne mette in discussione la necessità. "È una direzione totalmente opposta, che ci porta indietro rispetto alle battaglie e ai diritti conquistati dalle donne", ha detto. Per la parlamentare, contestare il riconoscimento giuridico del femminicidio significa non comprendere la specificità di una violenza che colpisce le donne proprio in quanto tali. "Le storie ci raccontano che una donna viene uccisa perché vuole la propria libertà, perché denuncia, perché rompe una condizione di subordinazione", ha sottolineato, definendo "inquietante" il tentativo di ridimensionare questo fenomeno sul piano culturale e normativo.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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