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direttore Paolo Pagliaro

ADDIO A RUINI, RIPORTO'
LA CHIESA NELLA POLITICA

ADDIO A RUINI, RIPORTO' <BR> LA CHIESA NELLA POLITICA

“La fede non è un fatto privato, confinato nell'intimità della coscienza o tra le mura delle chiese. Ha una rilevanza pubblica imprescindibile, perché l'antropologia cristiana difende l'uomo e la sua dignità in ogni ambito della società”.

Con queste parole, pronunciate in uno dei passaggi chiave del suo lungo magistero sul Progetto Culturale, il cardinale Camillo Ruini riassumeva la bussola di tutta la sua vita. Una visione fiera, che rifiutava il destino di una Chiesa minoritaria o silente e rivendicava il diritto dei cattolici di incidere profondamente sulle scelte legislative e culturali del Paese.

LA SCOMPARSA E LA CRONACA DELLE ULTIME ORE. Il cardinale Camillo Ruini si è spento ieri sera, all'età di 95 anni. Il decesso è avvenuto nel suo appartamento a Roma, dove il porporato si trovava da qualche settimana in condizioni di salute che si erano aggravate progressivamente nelle ultime settimane. Nonostante lo strenuo superamento di precedenti crisi mediche, tra cui un infarto due estati fa e un successivo blocco renale, l'anziano teologo è andato incontro a un definitivo declino fisico, assistito fino all'ultimo dai suoi collaboratori più stretti. L’annuncio ufficiale del decesso è stato dato dal cardinale vicario Baldassare Reina insieme alla Diocesi di Roma, che ha espresso “profonda gratitudine” per una guida pastorale capace di lasciare un segno indelebile. Immediato e trasversale è stato il cordoglio del mondo politico e istituzionale, a testimonianza di quanto la sua figura abbia pesato sugli equilibri della seconda Repubblica.

L'ERA DEL “RUINISMO”. Nato a Sassuolo e cresciuto ecclesiasticamente a Reggio Emilia, Ruini è stato indiscutibilmente uno dei protagonisti più influenti, ascoltati e temuti della storia italiana a cavallo tra i due secoli. Come presidente della Conferenza Episcopale Italiana per ben sedici anni e contemporaneamente Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, ha traghettato la Chiesa italiana attraverso il vuoto lasciato dal crollo della Democrazia Cristiana. Di fronte alla diaspora dei voti cattolici, scelse di non legare i vescovi a un singolo partito, ma di attivare una strategia intellettuale e politica radicale: il Progetto Culturale.

Questa imponente iniziativa, lanciata a metà degli anni Novanta, nacque per rispondere alla crescente secolarizzazione della società e al rischio che la fede venisse confinata a un fatto puramente privato. Ruini intuì che la Chiesa doveva scendere sul terreno della cultura, non organizzando “semplici convegni”, ma incidendo direttamente sul modo in cui le persone pensavano, giudicavano la realtà e facevano le leggi. Il Progetto si basava sulla saldatura tra fede e ragione e sulla centralità dell'antropologia cristiana, proponendo il cattolicesimo come l'unico vero baluardo a difesa della dignità umana.

Da questa visione teorica prese corpo il cosiddetto “ruinismo”, una strategia di forte presenza mediatica e parlamentare concentrata sulla difesa dei valori non negoziabili come la vita, la famiglia tradizionale e la libertà di educazione. L'apice di questa stagione si registrò in occasione del referendum sulla legge 40 sulla fecondazione assistita, quando Ruini promosse con successo l'astensione, dimostrando la capacità della Chiesa di bloccare riforme non condivise e spingendo lo stesso Romano Prodi a definirlo, anni dopo, come il più temuto esponente dell'opposizione.

IL RAPPORTO CON I PAPI: EMINENZA GRIGIA E UOMO DEL DUBBIO. Il potere e l'influenza di Ruini non si spiegano senza il legame strettissimo che ebbe con i vertici della Chiesa, muovendosi come un vero e proprio vice-papa per gli affari italiani. Con Giovanni Paolo II fu un binomio di ferro. Wojtyła vide in Ruini l'uomo d'ordine e l'intellettuale pragmatico capace di applicare in Italia la sua linea di Nuova Evangelizzazione, e per questo lo volle alla guida della CEI creandolo cardinale.

Con Benedetto XVI la sintonia fu totale e di natura squisitamente teologica. Joseph Ratzinger condivideva l'ossessione ruiniana per la “dittatura del relativismo” e trovava nel Progetto Culturale la perfetta traduzione pratica della sua idea di fede, tanto che Ruini fu tra i grandi tessitori del conclave che lo elesse al soglio pontificio.

Con Papa Francesco il rapporto è stato invece più distaccato e complesso. La svolta pastorale di Bergoglio, meno concentrata sulle battaglie bioetiche e istituzionali e più focalizzata sulle periferie sociali, ha inevitabilmente archiviato la stagione precedente. Lo stesso Ruini, in una delle sue ultime interviste, non aveva nascosto di essersi trovato talvolta in difficoltà con la linea dell'attuale Pontefice, pur mantenendo sempre una rigorosa e devota obbedienza. Con la sua morte si chiude definitivamente un'epoca del cattolicesimo italiano. (17 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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