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direttore Paolo Pagliaro

NORDIO: NON HO MAI
LODATO MUSSOLINI

NORDIO: NON HO MAI <BR> LODATO MUSSOLINI

“Caro Direttore, mi ha dolorosamente colpito il titolo del vostro articolo ‘Nordio loda Mussolini’ a proposito della polemica sul ‘patentino antifascista’ voluto dagli organizzatori della fiera Più libri più liberi. Un titolo, infatti, dal quale si evincerebbe una mia nostalgia fascista per il vecchio codice penale di Alfredo Rocco. Peccato che io abbia dichiarato l'esatto contrario: che a fondamento della nostra giustizia penale vi sia un codice firmato da un dittatore e da un monarca, aggiungendo, ‘è proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini’”. Lo scrive il ministro della Giustizia Carlo Nordio in una lettera a La Repubblica. “È un concetto che ripeto da trent'anni nelle mie pubblicazioni e che ho costantemente ribadito durante la campagna referendaria, lamentando che il codice di procedura penale voluto da un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli fosse stato completamente snaturato, mentre quello che esprimeva, secondo il testo della relazione di accompagnamento "la più alta manifestazione dell'ideologia fascista" , fosse rimasto sostanzialmente inalterato. Aggiungo che vent'anni fa ebbi l'onore di presiedere la Commissione ministeriale per la stesura di un nuovo codice penale, lavoro compiuto ma mai arrivato in Parlamento. Era nostra intenzione proporlo dopo la prova referendaria”. 

“Io volevo abolire il codice Rocco. Vent'anni fa ho presieduto la commissione per farne uno nuovo, rimasto nel cassetto. Abbiamo dato precedenza al referendum. E temo che in quest'ultimo anno la riforma radicale sarà impossibile. Ma spero di intervenire” afferma il ministro in una intervista al Corriere della Sera. Il guardasigilli spiega che considerare il vecchio impianto un guscio vuoto “è una balla colossale. La parte generale che disciplina la struttura del reato e delle pene, colonna portante del codice, è inalterata. Ed è proprio quella che costituisce l'aspetto più significativo dell'ideologia fascista. La persona non è considerata un cittadino ma un suddito al servizio di uno Stato etico, come teorizzato da Hegel e da Gentile. E quindi le scriminanti, come la legittima difesa, l'adempimento di un dovere, l'esercizio di un diritto, sono cause di ‘non punibilità’. Come dire: io sono indulgente e non ti punisco. Invece il reato in questi casi non deve sussistere. Ed è qui che vorrei intervenire”. Sul caso del "patentino antifascista", proposto dalla fiera Più libri, più liberi, il ministro definisce l'esclusione dei libri un errore “inescusabile. Si comincia a bruciare i libri e si finisce per bruciare gli uomini, diceva Heine. Chi fa propaganda per la ricostituzione del parti­to fascista va censurato e, al limite, punito. C'è già la legge Scelba. Ma una cosa è esporre le idee, una cosa è tenerle per sé, senza essere obbligato a ripudiarle per partecipare a un evento culturale. Per questo mi ha irritato leggere ‘Nordio loda Mussolini’”. Quanto alle polemiche passate sul caso Minetti, precisa che “si sono inventati tutto: dalla mia colpa di aver istruito la pratica in modo fazioso alla mia visita al ranch di Cipriani. Tutte notizie fasulle per le quali l'opposizione ha chiesto le mie dimissioni. Ora se ne dovrebbe vergognare”. Riguardo a Vannacci, inoltre osserva che “l'europeismo democratico di Giorgia Meloni, e del suo governo, è dimostrato dal suo prestigio internazionale. Niente a che vedere con nostalgie fasciste. Vannacci ha un'altra strategia: depauperare il centrodestra, far andare al governo il Campo largo, sapendo che in un paio di anni sarebbe lo sfacelo, con spread intollerabile e coalizione sgretolata, così gli italiani, inferociti, voterebbero la protesta estrema”. E sull'eventualità di intese future chiarisce che “finché Vannacci fa Vannacci no”. (17 giu - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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