“Oggi, una forma di relativismo surrettizio si sta imponendo come una nuova dittatura che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Quando Joseph Ratzinger pronunciò questa celebre omelia all'apertura del conclave del 2005 seguito alla morte di Giovanni Paolo II, stava offrendo le coordinate teologiche di un pontificato imminente. Ma per l'Italia, quelle parole non erano una novità. Rappresentavano la formalizzazione teorica di una sintonia intellettuale e strategica che, per quasi un ventennio, aveva visto il futuro Benedetto XVI e il cardinale Camillo Ruini muoversi come un unico motore pensante, determinando la postura della Chiesa italiana di fronte alla modernità.
DUE TEOLOGI ALLA PROVA DELLA SECOLARIZZAZIONE. L'assonanza tra i due porporati non nacque da un semplice calcolo politico, ma da una profonda e condivisa preoccupazione filosofica. Sia Ratzinger che Ruini, raffinati teologi formatisi sui testi della grande tradizione europea, avevano individuato nel relativismo il vero cancro della società contemporanea. Nella loro visione, il pericolo non risiedeva nella pluralità delle opinioni, quanto nella pretesa della cultura laica di elevare l'assenza di verità assolute a dogma democratico, finendo per emarginare chiunque difendesse princìpi immutabili.
Di fronte a questo scenario, l'intesa fu immediata. Laddove una parte del cattolicesimo progressista suggeriva una strategia di dialogo accomodante con il mondo moderno, l'asse Ratzinger-Ruini scelse la via della resistenza culturale. Nacque così un conservatorismo d'attacco, convinto che la fede non dovesse ripiegarsi nel privato o nella pura testimonianza sociale, ma dovesse sfidare la cultura laica sul terreno della razionalità. Per entrambi, i dogmi cristiani non erano catene del passato, ma gli unici baluardi capaci di proteggere l'uomo dalle derive dello scientismo e del nichilismo.
IL PROGETTO CULTURALE E I VALORI NON NEGOZIABILI. La traduzione pratica di questa sintonia intellettuale fu il Progetto Culturale, l'ambiziosa iniziativa con cui Ruini ridefinì la presenza cattolica in Italia dopo la fine dell'unità politica dei credenti. Ratzinger seguì e incoraggiò da Roma questo esperimento, vedendovi la perfetta applicazione della sua idea di “minoranze creative”: una comunità ecclesiale capace di abitare i media, le università e le aule parlamentari per orientare il destino di una nazione.
Il terreno di scontro eletto da questa alleanza fu la dottrina dei valori non negoziabili. Questioni come la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia fondata sul matrimonio e la libertà di educazione non venivano presentate da Ruini e Ratzinger come precetti confessionali da imporre per legge, ma come verità antropologiche evidenti alla retta ragione. La battaglia contro la fecondazione assistita eterologa o il contrasto ai primi progetti di riconoscimento delle unioni civili furono i frutti diretti di questa impostazione, che vedeva la Chiesa italiana ergersi a diga contro lo sfaldamento etico dell'Occidente.
IL CONCLAVE E L'EREDITÀ DI UNA STAGIONE. Il culmine di questo sodalizio si consumò nei giorni successivi alla scomparsa di Giovanni Paolo II. Ruini, forte della sua enorme influenza sui cardinali italiani e della totale comunione d'intenti con il Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, fu tra i principali grandi elettori di Joseph Ratzinger. L'elezione di Benedetto XVI rappresentò la consacrazione definitiva della linea ruiniana: la Chiesa universale assumeva la stessa postura intellettuale che la Conferenza Episcopale Italiana aveva sperimentato sul campo. Con la scomparsa di Ruini, che segue a distanza di qualche anno quella di Benedetto XVI, si conclude definitivamente la stagione di questa fortezza teologica. Resta la memoria di un sodalizio raro nella storia della Chiesa contemporanea, in cui l'elaborazione dottrinale del Papa teologo e il pragmatismo politico del cardinale emiliano si sono fusi nel tentativo di dimostrare che il cattolicesimo può ancora essere una forza culturale egemone, capace di non cedere ai compromessi del proprio tempo. (17 GIU – deg)
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