di Paolo Pagliaro
Remigrazione sta diventando la nuova parola d’ordine della destra mondiale. Accade anche in America latina, dove le destre trumpiane sono al potere quasi ovunque. Qui però la predicazione nativista deve fare i conti con le biografie dei leader. Se ognuno dovesse tornare da dove viene, il presidente argentino Javier Milei dovrebbe tornare in Calabria, da cui venivano i suoi nonni. Agevolato, nella remigrazione, dall’aver ottentuo due anni fa la cittadinanza italiana. Anche l’intero clan brasiliano dei Bolsonaro dovrebbe rientare in Italia, potendo scegliere tra Anguillara Veneta e Lucca, luoghi d’origine della famiglia. Ma ci sarebbe anche un bisnonno arrivato da Amburgo.
Kast, il presidente più a destra del Cile dalla dittatura di Pinochet, è il figlio di un ufficiale della Wehrmacht che fuggì dalla Germania sconfitta. Bukele e Asfura, i due presidenti "duri" di El Salvador e Honduras, sono entrambi discendenti di cristiani palestinesi partiti da Betlemme e lì dovrebbero tornare.
Il presidente boliviano Rodrigo Paz Pereira dovrebbe invece riprendere la via della Spagna, il paese che gli ha dato i natali.
L’elenco dei rimpatriandi illustri si può consultare nel libro scritto da Donato Di Santo che Castelvecchi pubblica con il titolo “L’internazionale reazionaria” . Il capitolo andrebbe aggiornato con i nomi degli esponenti della classe dirigente globale figlia dell'immigrazione – come il sindaco di Londra figlio di immigrati paksitani o i numerosi leader occidentali di origine asiatica e latinoamericana. A nessuno di loro verrà chiesto di tornare a casa perché la remigrazione è un orizzonte riservato ai poveri.





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