Roma, 17 giu - Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente di Azione, è prima firmataria di una proposta di legge sui data center, proposta che è stata approvata alla Camera ma che è ferma al Senato. “In questi giorni purtroppo – spiega la parlamentare - i data center sono venuti alla ribalta non più come succedeva qualche mese fa, perché portano miliardi di investimenti, aiutano la digitalizzazione e la sovranità digitale, ma perché ci sono sempre più comitati di cittadini che si stanno rivoltando, che stanno mettendo in moto delle proteste, come abbiamo visto già negli Stati Uniti, in Irlanda e in altri luoghi, contro la costruzione dei data center”. “Non credo che questi cittadini vadano derubricati come i nuovi luddisti o addirittura peggio, perché hanno ragione ad avere paura di qualcosa che non è particolarmente conosciuto né compreso”, afferma Pastorella, per poi ricordare che “il data center è banalmente un grande computer, o meglio un grande capannone pieno di computer, che serve per fare tutte quelle operazioni che ci permettono di vivere la nostra vita: cloud, intelligenza artificiale, banalmente registrare un video e metterlo online, chiedere a ChatGpt la ricetta per la torta di mele. Insomma, qualunque cosa noi facciamo dipende dai dati che vengono elaborati e stoccati in un data center, che quindi è una realtà molto diversa da alcune delle attività a cui vengono spesso paragonati. Pensiamo per esempio alla logistica, in cui c'è un grande via vai che ha un impatto fortissimo sulla comunità: ma il data center non ha nulla a che vedere con questo. Si tratta – prosegue la deputata, già responsabile delle relazioni istituzionali con l’Unione Europea per Zoom - di un capannone chiuso in se stesso, che non fa rumore, che non inquina, che non è particolarmente impattante e tra l'altro che dà luogo a una creazione di lavori molto qualificati, in quanto i servizi che si vanno a creare grazie ai data center sono servizi di informatica, di digitalizzazione, insomma quelli che possono attrarre anche sul territorio talenti e giovani”. E allora, perché la legge è ferma al Senato? “Bella domanda – risponde la parlamentare - nel senso che i cittadini sono preoccupati, e io li capisco perché c'è un'assenza di normativa e in questo momento i costruttori, gli investitori in data center vivono in una ‘nebbia’ normativa, per cui ogni Comune può decidere cose diverse, le Regioni si stanno dotando delle loro leggi, come ha fatto la Regione Lombardia, proprio in assenza di una norma nazionale, norma che andrebbe proprio a toccare il cuore delle paure, perché è una norma che stabilisce che i data center vadano costruiti su un terreno già edificato, su zone post-industriali, se possibile addirittura su zone dove c'erano centrali di carbone. Una norma che incentiva l'utilizzo del calore generato da questi computer per il teleriscaldamento, quindi a beneficio delle comunità limitrofe, che mette un grosso freno al consumo di acqua, che incentiva le migliori tecnologie, l'utilizzo di energia pulita, quindi le rinnovabili e quando ce l'avremo anche il nucleare: insomma mette tutta una serie di ‘paletti’ anche in favore dei Comuni, imponendo giustamente delle compensazioni rispetto all'utilizzo di suolo”. In conclusione, ribadisce Pastorella, “tutte le paure dei cittadini sono contemplate e sono toccate da questa legge: non ci si spiega perché sia ferma al Senato, tra l’altro è una legge bipartisan che porta la mia prima firma ma poi la firma di tanti colleghi che vanno dai 5Stelle alla Lega a Fratelli d'Italia. Quindi, onestamente, spero che anche forti dell’attenzione che i territori stanno dando al settore, si possa finalmente approvare la legge delega e poi andare a identificare e fare tutti i decreti attuativi, che servono anche per rassicurare le persone e per dare un quadro normativo più serio e corretto”. (po / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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