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direttore Paolo Pagliaro

USA-IRAN, UN LIETO FINE
CON TROPPE INCOGNITE

USA-IRAN, UN LIETO FINE <BR> CON TROPPE INCOGNITE

Per la crisi iraniana è finalmente giunto un happy end in salsa trumpiana? Così parrebbe, ma la prudenza è a dir poco d'obbligo viste le molteplici criticità dell'accordo siglato a distanza nella serata di ieri. A pesare fortemente sulle prospettive di una reale pacificazione è il profondo dissidio con Israele in merito all'intesa tra Washington e Teheran: la ferma opposizione dello Stato ebraico ai termini del compromesso rischia infatti di trasformarsi in un detonatore decisivo, capace di far saltare l'intera architettura diplomatica prima che scada il termine dei colloqui. Il testo del memorandum d'intesa introduce un quadro di distensione immediata sul piano economico e commerciale, ponendo le basi per un percorso negoziale strutturato, ma i nodi da sciogliere rimangono intricati e lo scetticismo regna sovrano tra gli osservatori meno ingenui.

I due capi di Stato, Donald Trump e Massoud Pezeshkian, hanno ratificato un testo che prevede, contestualmente alla firma avvenuta ieri, la sospensione immediata delle sanzioni statunitensi che gravavano sulle esportazioni di greggio della Repubblica Islamica. Si tratta di una concessione fondamentale per l'economia di Teheran, che da anni subisce il peso del blocco commerciale. L'architettura del memorandum stabilisce inoltre che Washington si impegna alla revoca totale e permanente di ogni misura sanzionatoria contro l'Iran, a patto che le parti riescano a formulare un accordo definitivo al termine di una finestra negoziale della durata stabilita di sessanta giorni.

L'annuncio della firma è giunto in modo frammentario ma coordinato dalle rispettive diplomazie, confermando come i canali di comunicazione sotterranei abbiano lavorato intensamente nelle ultime settimane, nonostante la retorica pubblica suggerisse scenari di persistente chiusura. La scelta della firma a distanza evidenzia la delicatissima natura dei rapporti diretti, pur sancendo un punto di partenza formale che obbligherà entrambi i governi a scoprire le proprie carte nell'immediato futuro.

LA FIRMA DI TRUMP A VERSAILLES E LE REAZIONI DI TEHERAN. La ratifica formale da parte del leader della Casa Bianca è avvenuta in un contesto internazionale di rilievo. Donald Trump, che si trova in Francia per partecipare ai lavori del vertice del G7, ha siglato il documento ieri sera. All'uscita dalla Reggia di Versailles, interpellato dai giornalisti presenti sulla conclusione delle trattative e sul valore del testo, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione stringata ma inequivocabile sul compimento dell'atto, affermando testualmente: “L'ho appena firmato”.

A stretto giro, per confermare l'autenticità del passaggio politico e rassicurare gli osservatori internazionali, un funzionario della presidenza americana ha diffuso sulla piattaforma social X un filmato. Le immagini mostrano il capo di Stato repubblicano intento a siglare l'intesa, seduto al fianco del presidente francese Emmanuel Macron, in un clima che i portavoce hanno descritto come disteso, sottolineato dal gesto del pollice alzato e da un sorriso rivolto alle telecamere.

Dal fronte opposto, la conferma dell'avvenuta firma da parte iraniana è giunta attraverso i canali ufficiali del ministero degli Esteri. Il portavoce del dicastero, Esmail Baghai, ha reso noto che Massoud Pezeshkian ha apposto la propria firma sul medesimo testo. Lo stesso Baghai ha tenuto a precisare l'evoluzione logistica dell'intesa: la cerimonia formale che avrebbe dovuto vedere protagonisti il vicepresidente americano JD Vance e il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, inizialmente calendarizzata per domani in Svizzera, viene adesso considerata priva di utilità pratica alla luce della diretta discesa in campo dei due presidenti. Il portavoce, le cui parole sono state riprese dall'agenzia di stampa statale IRNA, ha chiarito lo stato dell'arte dichiarando: “Il testo del Memorandum d'intesa di Islamabad è stato finalizzato con le firme dei presidenti: ora è il momento di testare l'attuazione dell'accordo”.

LE IMPLICAZIONI MARITTIME: HORMUZ E I BLOCCHI NAVALI. Le ripercussioni pratiche dell'accordo sulla sicurezza delle rotte commerciali globali sono state illustrate dai mediatori che hanno facilitato il dialogo tra le due potenze. Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, il cui governo ha svolto un ruolo attivo nella stesura del documento di Islamabad, ha delineato i passi immediati che i due Paesi sono tenuti a compiere per dare esecuzione ai patti sottoscritti ieri sera.  Secondo quanto riferito dal capo del governo pakistano, l'intesa prevede una simultanea de-escalation militare e logistica nelle acque strategiche del Golfo Persico. Sharif ha spiegato che la Repubblica Islamica procederà al ripristino della piena navigabilità in uno degli snodi energetici più sensibili del pianeta, mentre gli Stati Uniti cesseranno le operazioni di contenimento marittimo avviate nei mesi scorsi contro le strutture portuali iraniane. Su X, Sharif ha voluto specificare la cronologia e l'automatismo delle contromisure, scrivendo che il memorandum “entrerà in vigore con effetto immediato e, come primo passo, la Repubblica islamica dell’Iran riaprirà immediatamente lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti d’America revocheranno immediatamente il blocco navale”. Il primo ministro ha inoltre confermato che l'esecutivo di Islamabad, operando in stretto coordinamento e con il supporto finanziario e diplomatico del Qatar, manterrà l'appuntamento previsto per domani in Svizzera. L'incontro non servirà più per la firma dei subalterni, ma si trasformerà in una sessione volta a “commemorare questo evento storico e dare inizio ai colloqui a livello tecnico”, considerati cruciali per strutturare i successivi sessanta giorni di trattative. (18 GIU - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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