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direttore Paolo Pagliaro

INSTABILITA’ SUL CAMPO
IN LIBANO SI COMBATTE

INSTABILITA’ SUL CAMPO <br> IN LIBANO SI COMBATTE

Nonostante i progressi registrati sul binario diplomatico tra Washington e Teheran ieri sera, la situazione sul terreno rimane contrassegnata da una persistente e drammatica violenza, a dimostrazione di come la firma di un memorandum d'intesa – che sulla carta dovrebbe per l’appunto includere come parte integrante anche la pace nel Paese dei cedri - non si traduca automaticamente in un cessate il fuoco immediato tra tutti gli attori regionali coinvolti nel conflitto. Nelle ultime ore, le ostilità lungo la frontiera settentrionale di Israele hanno registrato un nuovo picco di tensione. Fonti della sicurezza hanno confermato il decesso di un soldato riservista israeliano, rimasto ucciso nel corso di intensi combattimenti avvenuti nel sud del Libano. L'episodio evidenzia la fragilità del quadro di sicurezza e la complessità di un teatro di guerra dove le dinamiche locali spesso rispondono a logiche parzialmente autonome rispetto ai tavoli negoziali delle superpotenze. La morte del militare si inserisce in un contesto di prolungati scambi di artiglieria e incursioni terrestri che continuano a mietere vittime. Gli analisti rilevano come la continuità degli scontri sul fronte libanese rappresenti il principale fattore di rischio per la tenuta del memorandum stesso. Se da un lato l'Iran sembra intenzionato a perseguire la via dell'alleggerimento sanzionatorio per via diplomatica, le forze sul campo e le milizie collegate mantengono una postura operativa aggressiva, configurando uno scenario in cui i tempi della politica e quelli delle operazioni militari viaggiano a velocità differenti e potenzialmente conflittuali.

LA POSTURA DI HEZBOLLAH E IL FRONTE LIBANESE. Le reazioni delle milizie sciite filoiraniane all'accordo di ieri sera non si sono fatte attendere, offrendo una chiave di lettura complessa sulle reali intenzioni dei gruppi della resistenza islamica nella regione. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha rotto il silenzio parlando direttamente alle proprie forze e alla popolazione attraverso un discorso trasmesso dalle emittenti televisive collegate al movimento. Il leader della formazione libanese ha espresso un orientamento favorevole rispetto alle decisioni assunte da Teheran, qualificando il memorandum d'intesa siglato dai due presidenti come una “grande vittoria” per l'Iran. Qassem ha formulato un ringraziamento esplicito alla leadership della Repubblica Islamica, elogiando la fermezza dei negoziatori iraniani nell'aver preteso e ottenuto che il fronte libanese non venisse escluso o isolato dal perimetro delle intese preliminari e delle discussioni strategiche con gli Stati Uniti. Tuttavia, la declinazione politica data da Hezbollah al memorandum non sembra affatto orientata a una pacificazione incondizionata, bensì a uno sfruttamento tattico della nuova situazione geopolitica. Nel corso del suo intervento video, Qassem ha esortato i suoi sostenitori e i governi dell'area a fare in modo che i termini dell'accordo vengano utilizzati come uno strumento di pressione politica e militare, chiedendo apertamente che la nuova intesa sia capitalizzata al fine di “espellere Israele” dal territorio del Libano. Questa dichiarazione accentua i dubbi occidentali sulla reale possibilità di pervenire a una stabilità duratura nei primi sessanta giorni. (18 GIU - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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