“Le forze di difesa aerea continuano a respingere un attacco su larga scala. Diversi droni sono riusciti a raggiungere la MNPZ”. Con questo drammatico annuncio, diffuso su Telegram nel corso della notte, il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha aperto una giornata di altissima tensione per la capitale russa, investita oggi da una massiccia ondata di incursioni ucraine. Il conflitto abbandona definitivamente i confini storici del fronte per colpire direttamente i centri nevralgici della Federazione, centrando una delle sue più grandi raffinerie di petrolio, la MNPZ appunto, una struttura strategica che da sola garantisce oltre un terzo dell'intero fabbisogno energetico della metropoli. Questo attacco in profondità, definito oggi dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky “una risposta giustificata agli attacchi russi” che nelle stesse ore hanno martellato Kiev, Poltava e Dnipropetrovsk, si intreccia con una mappa geopolitica in rapida evoluzione. La dimostrazione di forza militare da parte di Kiev giunge infatti in contemporanea con i risvolti politici del vertice del G7 a Evian, dove ieri il presidente americano Donald Trump ha impresso una svolta inattesa alle relazioni transatlantiche, dichiarando che la Russia “dovrebbe raggiungere un accordo” e minacciando il ripristino delle sanzioni economiche.
L'evoluzione dei raid notturni fotografa la crescente vulnerabilità dei cieli moscoviti di fronte alla nuova strategia d'attrito ucraina. Il primo cittadino della capitale ha successivamente precisato che le batterie contraeree sono riuscite a neutralizzare 56 velivoli senza pilota nel corso dell'intera nottata. Tuttavia, le barriere difensive non hanno impedito ad alcuni ordigni di raggiungere l'obiettivo prefissato. Non si tratta, peraltro, di un evento isolato all'interno della geografia più recente del conflitto: già martedì scorso lo stesso distretto sud-orientale di Kapotnia era stato teatro di un'analoga incursione su vasta scala condotta dai reparti di Kiev, a dimostrazione di una pressione metodica esercitata contro i nodi industriali russi.
Gli effetti materiali del raid odierno si sono manifestati chiaramente nella mattinata di oggi. Intorno alle ore 9.10, diverse fonti hanno confermato lo sviluppo di vasti incendi all'interno del perimetro della raffineria di Mosca, localizzati specificamente presso “un impianto combinato di lavorazione del petrolio, impianti di lavorazione secondaria e un deposito di serbatoi”. La parziale paralisi dell'infrastruttura rischia di ripercuotersi non soltanto sui consumi civili della popolazione moscovita, ma soprattutto sulle capacità di mobilitazione logistica dei reparti militari russi operanti nei teatri d'operazione ucraini.
LA STRATEGIA MILITARE DI KIEV: LOGISTICA E INFRASTRUTTURE NEL MIRINO. La rivendicazione formale delle operazioni è giunta direttamente dai vertici delle forze armate ucraine, che hanno esplicitato i criteri di selezione dei bersagli sul territorio nemico. Lo Stato Maggiore di Kiev, attraverso una nota ufficiale pubblicata sui propri canali Telegram in mattinata, ha chiarito che la raffineria moscovita costituisce un obiettivo legittimo in quanto attivamente “coinvolta nel rifornimento dell'esercito russo”. Secondo la dottrina militare di Kiev, il depotenziamento delle capacità di raffinazione della controparte rappresenta il metodo più efficace per rallentare le operazioni offensive sul terreno, privando i reparti corazzati del Cremlino delle risorse energetiche indispensabili alla continuità della manovra. L'incursione contro la capitale si è sviluppata nel quadro di un piano coordinato che ha interessato simultaneamente altre aree sensibili della Russia sud-occidentale. Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato di aver colpito, sempre nel corso della notte, la base petrolifera di Gukovo, situata all'interno dell'oblast di Rostov, innescando un incendio di vaste proporzioni. I portavoce militari hanno spiegato che il sito in questione “viene utilizzato per lo stoccaggio e il trasbordo di carburante e lubrificanti, essenziali per il funzionamento delle infrastrutture militari e di trasporto russe”.
Al contempo, nei territori ucraini temporaneamente occupati, le forze di Kiev hanno rivendicato il siluramento di due nodi di transito logistico giudicati cruciali: un ponte stradale sul fiume Kalka nella località di Hranitne, nell'oblast di Donetsk, e un ponte ferroviario che attraversa il Canale della Crimea settentrionale nei pressi di Rozdolne. “Queste infrastrutture venivano utilizzate dal nemico per il trasporto militare e la logistica”, ha ribadito la nota di Kiev, confermando l'obiettivo sistematico di recidere i canali di rifornimento russi per asfissiare la macchina bellica avversaria.
I RAID RUSSI SULLE CITTÀ UCRAINE E IL BILANCIO DEI DANNI. Di contro, la risposta bellica di Mosca non ha tardato a manifestarsi, concretizzandosi in una serie di attacchi notturni che hanno continuato a flagellare il territorio ucraino. Nel corso della notte, le forze aerospaziali russe hanno condotto bombardamenti mirati in due distinti distretti dell'oblast di Poltava. Il capo dell'amministrazione militare regionale ha comunicato oggi su Telegram che l'azione nemica ha provocato il ferimento di almeno una persona, oltre a ingenti danni alle strutture civili locali. Nelle stesse ore, pesanti raid aerei russi hanno preso di mira la regione strategica di Dnipropetrovsk, dove si registra il ferimento di un altro civile a causa delle esplosioni provocate dai vettori d'attacco. La stessa capitale ucraina è tornata sotto il fuoco dei sistemi balistici russi. Kiev è stata colpita da missili nelle prime ore di oggi, costringendo i residenti a cercare riparo nei rifugi sotterranei della metropolitana mentre i sistemi di difesa aerea tentavano di intercettare i proiettili diretti contro il centro cittadino. La persistenza di questi attacchi incrociati evidenzia come la dinamica sul campo rimanga dominata da una logica di pura distruzione reciproca delle retrovie, dove la protezione delle infrastrutture critiche e la sopravvivenza delle popolazioni urbane sono diventate la priorità assoluta per entrambi i comandi militari.
IL VERTICE DI EVIAN: L'ALLINEAMENTO DEL G7 E LA SVOLTA TRANSATLANTICA. Se sul terreno i motori dei droni e le esplosioni dei missili dettano l'agenda di oggi, sul piano diplomatico i leader delle principali economie occidentali hanno cercato ieri di strutturare una risposta politica unitaria e di lungo periodo. Durante i lavori del vertice del G7 svoltosi a Evian, i capi di Stato e di governo hanno accolto con favore il sostanziale allineamento di Trump sulle linee guida riguardanti la gestione coordinata della crisi ucraina e del dossier iraniano. Questo inatteso sviluppo ha consentito al presidente francese Emmanuel Macron di spendere parole di forte ottimismo, parlando esplicitamente di una rara “unità” transatlantica faticosamente ritrovata dopo mesi contrassegnati da pesanti “disaccordi” strategici tra Washington e le principali cancellerie europee. Una valutazione dell'andamento dei colloqui che ha trovato sponda nelle stesse dichiarazioni del leader della Casa Bianca. Il tycoon ha espresso la propria pubblica soddisfazione per la conduzione del vertice, ringraziando espressamente Macron “per il vertice del G7 di grande successo”. Nel corso delle dichiarazioni ufficiali rilasciate ieri, l'inquilino dell'Eliseo ha voluto sottolineare l'importanza della “rimobilitazione del G7”, un fattore giudicato “estremamente importante” per imprimere una nuova e più severa pressione politica ed economica sul Cremlino. I Paesi membri, compresi gli Stati Uniti, hanno formalmente “riconosciuto” che, allo stato attuale, non sussiste “alcuna seria volontà da parte della Russia” di avviare un negoziato autentico per porre fine alle ostilità.
LA PRODUZIONE DI ARMI E LA NUOVA STRATEGIA INDUSTRIALE A LUNGO TERMINE. Secondo la prospettiva delineata dalla diplomazia francese, l'atteggiamento della presidenza americana starebbe attraversando una metamorfosi profonda rispetto alle posizioni isolate del passato. Per Macron, “c'è stato sicuramente un momento Evian riguardo all'Ucraina”, un passaggio che il presidente francese interpreta come “un cambiamento di approccio molto profondo” da parte di Trump. Il leader repubblicano, storicamente riluttante a garantire un sostegno incondizionato alle richieste di Kiev, ha modificato la propria retorica nei giorni scorsi, asserendo che la Federazione Russa dovrebbe pervenire a un accordo e ventilando la possibilità che gli Stati Uniti reintroducano l'intero impianto sanzionatorio precedentemente revocato nel quadro dei negoziati paralleli in Medio Oriente. L'architettura politica definita ieri a Evian trova una declinazione estremamente pratica sul piano della cooperazione industriale e della difesa a lungo termine. Gli Stati Uniti e i partner europei del G7 hanno concordato l'avvio di una produzione congiunta di missili a lungo raggio e sistemi avanzati di difesa antiaerea direttamente sul suolo ucraino, operando attraverso il rilascio di licenze industriali specifiche. La notizia, anticipata mercoledì dalla stampa internazionale, è stata successivamente formalizzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz davanti alla platea del vertice. La scelta di fabbricare armamenti sofisticati “su licenza” all'interno dei confini ucraini rappresenta un passaggio cruciale: l'obiettivo di Merz e degli alleati è garantire la sostenibilità logistica di Kiev nel medio periodo, inviando al contempo un chiaro segnale di stabilità e fermezza industriale nei confronti delle strategie di logoramento sul lungo periodo perseguite da Mosca. (18 GIU – deg)
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