Roma, 17 giu – “Quello dello spopolamento è un tema strategico che deve essere affrontato con una visione strategica”. Così Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, intervenuta alla Camera al seminario dal titolo “Italia al bivio tra spopolamento e fuga dei giovani. Buone pratiche e politiche efficaci con uno sguardo al caso spagnolo”, promosso dall'Intergruppo parlamentare “Italici, per un futuro glocal”, presieduto dal deputato Pd Fabio Porta, in collaborazione con il Comitato 11 Ottobre e il Centro Studi Aldo Moro Sardegna. L'iniziativa intende affrontare una delle questioni più rilevanti per il futuro del Paese: il progressivo spopolamento di vaste aree del territorio nazionale e la crescente emigrazione giovanile, fenomeni che incidono profondamente sulla coesione sociale, sulla competitività economica e sulle prospettive di sviluppo delle comunità locali, in particolare nelle aree interne e nel Mezzogiorno. “La Sardegna – sottolinea la parlamentare di Azione - è una delle regioni italiane che presenta dati di maggiore criticità, ma ormai lo spopolamento è un problema che si sta diffondendo in tutto il Paese. Come Commissione stiamo iniziando non solo una sistematizzazione dei dati disponibili, ma anche la definizione di strategie e di risposte”. “Innanzitutto – sottolinea Bonetti - serve una visione d'insieme che affronti tutti gli elementi che concorrono alla questione dello spopolamento delle aree interne, in particolare di alcune regioni, impoverendole, sia dal punto di vista del tessuto produttivo che dal punto di vista delle prospettive di vita per le persone che vi abitano. Ma poi c'è il tema dei giovani che se ne vanno all'estero, perché all'estero trovano maggiori opportunità nei loro progetti di vita, dal tema dei salari alla questione lavorativa. La questione giovanile è cruciale e deve essere affrontata con forza e incisività” ribadisce l’ex ministra, sottolineando che “sono tre gli assi su cui si deve lavorare per far ritornare l'Italia ad essere un Paese per giovani. Innanzitutto una maggiore qualità del lavoro, che significa salari più alti, anche utilizzando una specificità della leva fiscale. Il secondo punto è un investimento altamente qualificato sulla formazione, anche per creare un match tra la formazione e la competitività del tessuto imprenditoriale e industriale del Paese, che si deve rinnovare. L'altro tema riguarda la casa, che per troppi giovani oggi è un elemento particolarmente critico: le politiche che hanno favorito l'acquisto delle case e non sostenuto adeguatamente gli affitti, certamente non hanno incentivato un'emancipazione e un'autonomia da parte dei giovani. Ecco – conclude - questi sono tre dei pilasti su cui come Commissione riteniamo si debba lavorare”. (PO / Roc / Emg)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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