di Paolo Pagliaro
Nei sessanta chilometri che seperano i comuni lombardi di Magenta e Mezzana Bigli si stanno sperimentando due idee di futuro. A Magenta dovrebbe nascere uno dei data-center più grandi d’Italia, cinque edifici alti 27 metri per un investimento di 2,5 miliardi di euro. La comunità è divisa.
Ci sarebbero benefici occupazionali e di tipo economico, ma c’è anche il timore che l'insaziabile sete dell'intelligenza artificiale finisca con l’azzerare la disponibilità di acqua dolce, che nei data center viene utilizzata per raffreddare i server.
Ora si tratta di capire se i governi locali sono attrezzati per trattare un costo ambientale che travalica i confini municipali e i mandati elettorali. O se invece occorra una governance nazionale dell'impatto idrico dei data center, con una contabilità che metta l'acqua tra le risorse scarse — e non tra le voci trascurabili.
A un’ora di macchina da Magenta, nella campagna pavese di Mezzana Bigli, c’è il terreno dove due tra i principali ricercatori italiani nel campo delle biotecnologie agrarie- Vittoria Brambilla e Fabio Fornara - hanno avviato la prima sperimentazione con piante geneticamente editate. Con l’appoggio dell’Università di Milano sono stati anche i primi in Europa a coltivare una varietà di riso resistente a un pericoloso parassita, lottando contro burocrazia e attacchi vandalici subiti in nome della “lotta agli OGM”. Per Bompiani e con la prefazione di Elena Cattaneo, Brambila e Fornara hanno pubblicato ora “La speranza verde”, in cui raccontano la loro storia che è anche quella di un avvicinamento tra politica e scienza, fondato sulla fiducia che l’una possa favorire gli studi dell’altra, e che tutti i cittadini possano un giorno raccoglierne i frutti. E cibarsene.





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