Un'occasione per scoprire alcuni dei precursori di Caravaggio. Dallo scorso 30 maggio fino al 15 settembre, nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, la mostra “La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo” propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548). Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca. Uniti da una comune sensibilità verso la cultura figurativa nordica, evidente nell’attenzione alla luce, al dato naturale e alla resa psicologica dei personaggi, Lotto e Savoldo sviluppano una pittura capace di coniugare intensa partecipazione emotiva e rigorosa osservazione del reale. Nei loro dipinti, il chiaroscuro assume una forte valenza espressiva, mentre la natura si anima di vibrazioni atmosferiche e interiori. Questa linea interpretativa venne evidenziata da Roberto Longhi, tra i maggiori studiosi di Caravaggio, che nella celebre monografia del 1952 individuò in Lotto e Savoldo alcuni dei più significativi precursori del maestro lombardo, riconoscendo nelle loro opere “una umanità più accostante” e un “colorito più vero ed attento”, capaci di rivelare una nuova comprensione della natura umana e della realtà. La riscoperta di questi due artisti è avvenuta grazie al lavoro decennale di Giovan Battista Cavalcaselle (Legnago, VR, 1819 – Roma, 1897), pioniere della disciplina della storia dell’arte, al quale è dedicata la seconda sala della mostra. Qui sono riprodotti – per gentile concessione della Biblioteca Marciana di Venezia, dove sono confluite tutte le sue carte – i disegni di studio relativi alle tre opere esposte. Cavalcaselle, in un momento in cui la fotografia non è ancora diventata uno strumento chiave per lo sviluppo della storia dell’arte, usa la propria abilità di disegnatore per fissare, ora con tratto sommario, ora con dovizia di dettagli, la memoria delle opere d’arte viste in collezioni pubbliche e private. La mostra dossier si completa con un filmato, una breve “lezione immaginata” di Roberto Longhi, che del Cavalcaselle fu in qualche modo continuatore, nella quale si leggono le tre opere esposte alla luce dei suoi fondamentali studi sui precedenti caravaggeschi. L'organizzazione ringrazia la Fondazione Roberto Longhi per la condivisione del progetto della “lezione immaginata”. (gci)
TORNA LA LAND ART DEL LABIRINTO EFFIMERO DI ALFONSINE (RA)
Ogni estate cambia forma, cambia disegno, cambia storia. Ma continua a regalare la stessa meraviglia. Dallo scorso 13 giugno fino al 13 settembre torna il Labirinto Effimero di Alfonsine (RA), la straordinaria opera di land-art che dal 2008 trasforma la campagna romagnola in un’esperienza immersiva unica in Italia capace di affascinare migliaia di visitatori. Il tema dell’edizione 2026, che celebra quindi anche il diciottesimo compleanno del Labirinto, sarà “Il viaggio dell’eroe – L’inganno”, un percorso visionario e coinvolgente firmato da Luigi Berardi, artista e costruttore di labirinti tornato ad Alfonsine dopo anni di assenza. Quello realizzato per Alfonsine sarà il suo 45° labirinto: una nuova tappa di una carriera artistica che lo ha reso uno dei più importanti interpreti di questa forma di arte. Questa edizione del Labirinto introduce una grande novità narrativa: un vero e proprio labirinto nel labirinto, un percorso letterario nascosto in cui i visitatori dovranno cercare tracce, parole, indizi e messaggi disseminati lungo il cammino. Ma attenzione: non tutto ciò che appare conduce alla verità. Alcuni segnali saranno infatti degli inganni, pensati per confondere e mettere alla prova intuito e osservazione dei visitatori. Ad arricchire l’esperienza, per chi vorrà essere artefice del proprio destino non lasciando completamente in mano al fato la scelta della corretta via, ci sarà il gioco De-Sidera, creato da Dario Scalini, in cui gli avventori riceveranno una “mappa”, dinamica e interattiva, che li accompagnerà, attraverso prove da superare e passaggi simbolici, in un viaggio suddiviso in quattro aree distinte, uniche ma complementari, pensate come tappe di trasformazione del protagonista e del visitatore stesso. Il Labirinto Effimero si estende su una superficie di circa 70.000 metri quadrati, pari a dieci campi da calcio, con oltre 4 chilometri di sentieri ricavati all’interno di un immenso campo di mais. Un’opera monumentale e vivente, dove natura, arte e gioco si fondono in un’unica esperienza. Accanto al grande labirinto di mais tornerà anche il suggestivo Labirinto Sospeso, percorso di 2,5 km realizzato con canne di bambù e materiali di recupero su una superficie di 3.000 metri quadrati. Una struttura eterea e mutevole che dialoga continuamente con il vento, la luce e il movimento dei visitatori. Il Labirinto sarà aperto tutti i giorni dalle ore 17 fino a mezzanotte. Su prenotazione saranno disponibili aree barbecue immerse nel verde. (gci)
A MERANO (BZ) IL PROGETTO COLLETTIVO "ANIMACIES"
La Kunsthaus Merano Arte, dallo scorso 14 giugno fino all’11 ottobre, ospiterà "Animacies", progetto espositivo collettivo a cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi. Attraverso installazioni, pittura, scultura e fotografia, la mostra a Merano (BZ) ripensa alle relazioni tra Europa e Asia, decostruendo criticamente sistemi di lettura di matrice occidentale e coloniale. Le opere di Bekhbaatar Enkhtur, Shivanjani Lal, Mai Ling, Chathuri Nissansala, Elia Nurvista, Ashfika Rahman e Jennifer Tee propongono una riflessione sulle relazioni tra materia, memoria, identità e potere, guardando criticamente a forme di contrapposizione binaria come quelle tra animato e inanimato, soggetto e oggetto, umano e non umano. Il titolo della mostra riprende il concetto di “Animacies”, teorizzato nel 2012 dalla teorica queer sinoamericana Mel Y. Chen, che descrive una “capacità di agire, consapevolezza, mobilità e vitalità” comune a diverse entità. Partendo da questa prospettiva, il progetto mette in discussione gerarchie consolidate e sistemi di classificazione occidentali, mostrando come tessuti, piante, alimenti o materiali possano diventare agenti di memoria, trasformazione e relazione. Le opere in mostra affrontano temi legati alle eredità coloniali, alle migrazioni, alle appartenenze culturali e alle forme di resistenza, esplorando la potenza culturale, politica, simbolica e spirituale della materia. "Animacies" propone così uno sguardo plurale e relazionale sulla contemporaneità, assumendo la materia stessa come strumento critico per ripensare la storia e le sue narrazioni dominanti. La mostra apre la terza e ultima annualità del programma triennale "The Invention of Europe. A Tricontinental Narrative (2024–2027)", curato per Kunsthaus da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi. (gci)
"BRILLO": LE OPERE DI CARLOS ENFEDAQUE A MILANO
Collezione MU.RO di Milano ha presentato "BRILLO", la prima mostra personale in Italia dell'artista spagnolo Carlos Enfedaque, in programma dallo scorso 12 giugno fino all'11 luglio. Il progetto, realizzato in collaborazione con la galleria spagnola ArteriA Art Gallery, rappresenta la più ampia presentazione del lavoro dell'artista realizzata fino ad oggi e riunisce opere prodotte tra il 2022 e il 2026. L'esposizione presenta un nucleo significativo di opere di grande formato che attraversano l'intera carriera di Enfedaque, permettendo al pubblico di seguirne l'evoluzione poetica e linguistica. Una parte rilevante dei lavori nasce dalle due residenze artistiche svolte presso la Tom of Finland Foundation di Los Angeles, esperienza che ha segnato profondamente il percorso personale e professionale dell'artista. Nel corso della sua carriera Enfedaque ha partecipato a numerosi programmi di residenza internazionale e le sue opere sono state esposte in contesti prestigiosi, tra cui Christie’s a Londra. Tuttavia, il periodo trascorso presso la Tom of Finland Foundation rappresenta uno dei momenti più significativi della sua ricerca. Vivere e lavorare all'interno della storica istituzione dedicata all'eredità di Tom of Finland ha consentito all'artista di approfondire temi legati alla rappresentazione del corpo, all'identità queer e alla costruzione dell'immaginario contemporaneo, influenzando in modo determinante la sua produzione più recente. Una sezione specifica del percorso espositivo, concepita come una Red Room, ospiterà le opere dai contenuti più espliciti, evidenziando una componente essenziale della ricerca di Enfedaque legata alla rappresentazione del desiderio, della vulnerabilità e della libertà del corpo. Il titolo della mostra nasce da una storia personale. Brillo è il nome che l'artista ha dato a una cornacchia grigia con cui ha instaurato un rapporto quotidiano sul balcone della sua casa a Berlino. In spagnolo, la parola significa "luccichio", "splendore", "luminosità" e deriva anche da El brillo de los ojos, personaggio del romanzo "Las Malas" della scrittrice argentina Camila Sosa Villada. Attraverso l'incontro con questo animale selvatico, divenuto nel tempo presenza costante e figura ricorrente nelle sue opere, Enfedaque individua una metafora della resilienza e della possibilità di costruire relazioni fondate sulla fiducia e sulla cura reciproca. L'esposizione assume un significato particolare per Collezione MU.RO: Enfedaque è infatti l'artista vincitore della prima edizione del Premio Collezione MU.RO, assegnato nell'ambito di The Others. Il progetto si inserisce inoltre tra le iniziative dedicate al mese del Pride, riaffermando l'impegno di Collezione MU.RO verso pratiche artistiche capaci di esplorare identità, differenze e forme di rappresentazione queer contemporanea. (gci)
A GRADARA (PU) L'ARTE DELLA COREANA BONGSU PARK
C’è un termine in coreano che attiva una percezione sensoriale complessa, capace di mettere in relazione due dimensioni apparentemente distanti, quella della risonanza intesa come eco e quella del profumo persistente: janhyang. È da qui che nasce “I fiori della memoria”, la mostra dell’artista coreana Bongsu Park, che arriva in Italia al MARV - Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara (PU), dallo scorso 6 giugno fino al 5 luglio, a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery. Una mostra che si fa esperienza sensoriale proprio a partire da janhyang, e che trova la propria origine nella natura stessa delle opere: un processo lento, organico, costruito nel tempo. Il lavoro di Park nasce da un gesto primario - piantare - che si trasforma in una pratica artistica complessa e profondamente manuale. Le piante vengono raccolte, pressate sulla tela e lasciate per mesi a trasferire il proprio pigmento naturale, in un contatto prolungato che genera immagini non rappresentate ma letteralmente impresse. Una volta essiccate, le stesse materie vengono rielaborate, custodite in ceramiche realizzate dall’artista e successivamente distillate per estrarne il profumo. È da questo percorso unico nel suo genere che nascono opere multisensoriali capaci di attivare simultaneamente olfatto, tatto e vista - profumo, materia e immagine - e che restituiscono la memoria come esperienza viva, instabile, condivisa. Non qualcosa da osservare e basta, ma qualcosa da percepire. Da qui si sviluppa il percorso espositivo di “I fiori della memoria” come un progressivo avvicinamento a questa dimensione percettiva. Le prime sale presentano le opere più recenti, in particolare i lavori della serie Janhyang (2025), dove pittura, materia vegetale e composizione olfattiva convergono in un unico organismo sensibile. In queste opere, il pubblico è spesso coinvolto direttamente, invitato a partecipare a rituali percettivi che trasformano l’esperienza individuale in un campo condiviso. L’ultima sala introduce invece una dimensione retrospettiva, dedicata alla visione delle performance dell’artista. Attraverso documentazioni video di lavori come Mirror (2024), Dream Wave (2020) e Internal Library – Memory (2017), emerge la continuità della ricerca di Park: dalla dimensione collettiva e sociale del sogno fino all’indagine più intima e multisensoriale della memoria. La mostra si inserisce all’interno della rassegna Gradara Contemporanea, che nel 2026 giunge alla sua VI edizione. L’evento, curato dall’Associazione Gradara Contemporanea in collaborazione con il Museo MARV, la Rete Museale Marche Nord e Augeo Art Space, introduce da quest’anno due importanti novità: la parità di genere nella selezione degli artisti e la volontà di diventare un incubatore di nuove energie curatoriali under 25. Al progetto collaborano infatti quattro giovani curatori invitati: Elisabetta Lotti, Lucrezia Manucci, Chiara Tonti e Tommaso Vincenzi. (gci)
NELLA FOTO. Lorenzo Lotto (Venezia 1480 – Loreto 1556/1557), Sacra famiglia con Santa Caterina d’Alessandria, 1533, olio su tela, Bergamo, Accademia Carrara; ©Fondazione Accademia Carrara, Bergamo.
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