“La situazione sta cambiando per l'Ucraina. Stiamo vedendo che l'Ucraina sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte”. Con queste parole la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dato ieri il benvenuto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky al vertice del Consiglio europeo. L'attestazione di stima della leader dell'esecutivo europeo ha cercato di iniettare ottimismo fin dall'avvio dei lavori, provando a mostrare un fronte occidentale compatto di fronte alle crescenti pressioni della Federazione Russa. Dietro la retorica del parziale successo sul terreno, tuttavia, la diplomazia di Bruxelles ha dovuto fare i conti con le reali e drammatiche necessità operative espresse dalla leadership di Kiev, conscia che la tenuta delle linee difensive è rimasta legata esclusivamente al ritmo degli approvvigionamenti industriali dell'Occidente.
Il capo di Stato ucraino, che prosegue oggi la sua attività istituzionale nell'ambito del Consiglio europeo, ha sfruttato immediatamente la tribuna comunitaria per lanciare un avvertimento stringente ai partner internazionali, evidenziando una fessura profonda tra le promesse politiche e le consegne effettive di armamenti. Zelensky ha esortato gli alleati della NATO a incrementare la fornitura di missili antibalistici, munizioni per l'artiglieria pesante e droni terrestri, considerati vitali per tamponare l'attrito quotidiano sul fronte. Il leader ucraino ha spinto con insistenza affinché le cancellerie occidentali contribuiscano in misura maggiore al programma statunitense PURL (Pursuit of Unmanned Aerial Vehicles). Con una formula diretta che ha raggelato la platea, lo stesso presidente ha sentenziato che “ciò che l'esercito ucraino sta ricevendo non è sufficiente”. Parole che rendono evidente il fatto che, al di là dei proclami ufficiali sulla resilienza delle forze ucraine, i comandi militari trovino in una condizione di grave sofferenza logistica strutturale.
LA STRATEGIA DELLA DETERRENZA BALISTICA DI MOSCA. La reazione del Cremlino alle manovre diplomatiche e militari di Kiev non si è fatta attendere, palesando la volontà di mantenere l'iniziativa strategica attraverso l'uso della forza bruta. Dopo aver inizialmente evitato di commentare le ultime operazioni ucraine, la Federazione Russa ha rotto il silenzio per bocca del suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Il capo della diplomazia di Mosca ha annunciato ufficialmente che il suo Paese si è preparato a sferrare “nuovi attacchi massicci” contro l'intero territorio ucraino. Entrando nel dettaglio operativo di fronte ai giornalisti, Lavrov ha chiarito la postura del proprio governo affermando che “le nostre forze armate ci stanno lavorando e continueranno a farlo”. La dichiarazione del ministro degli Esteri ha richiamato in modo esplicito le precedenti minacce formulate dal presidente russo Vladimir Putin, confermando che Mosca ha inteso utilizzare i raid infrastrutturali come principale strumento di pressione psicologica e materiale sul nemico. Leggendo tra le righe di questo annuncio, appare evidente come lo stato maggiore russo abbia pianificato una nuova campagna di bombardamenti sistematici per vanificare qualsiasi tentativo ucraino di consolidare il terreno o di stabilizzare la rete energetica nazionale.
IL SUPER ATTACCO DI KIEV E IL BILANCIO DELLE PERDITE AL FRONTE. A inasprire ulteriormente la determinazione russa è stato lo smacco subito dalle difese aeree della capitale russa. L'Ucraina ha infatti lanciato ieri il più grande attacco coordinato con droni contro Mosca degli ultimi due anni, dimostrando una capacità di penetrazione in profondità che ha sorpreso gli analisti internazionali. Le incursioni dei velivoli senza pilota hanno provocato diversi incendi intorno all'area metropolitana della capitale, colpendo in modo particolare una raffineria di petrolio situata nella periferia industriale. Solo nel primo pomeriggio di ieri, secondo quanto ha comunicato il sindaco della città, le fiamme presso l'impianto idrocarburico sono state dichiarate quasi sotto controllo, lasciando però scoperta la vulnerabilità delle retrovie strategiche russe. Parallelamente alle operazioni di bombardamento a lungo raggio, lo Stato Maggiore di Kiev ha diffuso oggi i nuovi dati macroscopici relativi al tasso di attrito sul terreno di scontro. Secondo i calcoli dei comandi ucraini, la Russia ha perso un totale di 1.389.420 soldati in Ucraina, tra morti e feriti, dall'inizio dell'invasione, avvenuta il 24 febbraio 2022. Questa cifra colossale ha compreso ben 1.370 vittime tra le forze russe registrate nelle ultime ventiquattro ore precedenti all'annuncio. Sebbene tali stime risentano inevitabilmente della guerra d'informazione tra le parti, l'entità dei numeri ha confermato come la campagna militare si sia trasformata in una spietata guerra di logoramento umano, dove la dottrina russa ha continuato a sacrificare ingenti reparti d'assalto pur di scardinare le fortificazioni avversarie.
IL TERRORE NEL MAR NERO E LA DEVASTAZIONE DELLE CITTÀ. Mentre i leader hanno discusso i piani dei futuri aiuti a Bruxelles, la violenza dei combattimenti ha continuato a mietere vittime civili sia sulle rotte commerciali sia nei centri abitati. Ieri sera droni russi hanno preso di mira e colpito due navi civili in transito nel Mar Nero, riaccendendo l'allarme sulla sicurezza dei corridoi marittimi per l'esportazione dei beni alimentari. Il raid ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altri cinque marinai, scatenando la dura reazione delle autorità ucraine. Il vice primo ministro Oleksiy Kuleba ha denunciato l'accaduto, spiegando che “a seguito di un attacco di droni russi contro navi civili nel Mar Nero, un membro dell'equipaggio di un'imbarcazione battente bandiera panamense è rimasto ucciso e altri due marinai sono rimasti feriti, uno dei quali in modo grave”. Kuleba ha poi aggiunto che anche tre membri dell'equipaggio di una seconda imbarcazione, registrata sotto la bandiera di Saint Kitts e Nevis, hanno riportato ferite fortunatamente lievi.
L'offensiva di Mosca si è abbattuta con ferocia ieri anche sulle regioni di confine e sui grandi agglomerati urbani dell'Ucraina orientale. Nella provincia settentrionale di Sumy, un attacco mirato condotto dai reparti russi ha provocato la morte di due persone, confermando la sistematicità della pressione esercitata sulle aree limitrofe alla frontiera. Contemporaneamente, la città di Kharkiv è stata teatro di un altro bombardamento devastante che ha danneggiato oltre 40 abitazioni civili. Il bilancio in questo settore è stato di 9 persone rimaste ferite; tra queste, il dato più drammatico ha riguardato il ferimento di 6 bambini. La reiterazione di attacchi contro quartieri residenziali e natanti mercantili privi di valenza militare ha ribadito la strategia russa volta a logorare il tessuto sociale ed economico ucraino, nel tentativo di costringere la popolazione alla resa prima che le nuove forniture della NATO possano giungere al fronte.
(19 GIU – deg)
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