Roma, 19 giu - La riforma delle modalità di reclutamento di docenti e ricercatori universitari proposta dal governo rischia di aggravare le distorsioni già presenti nel sistema accademico e di favorire un ritorno a logiche di "baronato". È la critica avanzata dalla deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti, che punta il dito contro alcune disposizioni contenute nel provvedimento all'esame della Camera. Secondo Piccolotti, il contesto nel quale interviene la riforma è caratterizzato da una forte precarietà nel mondo della ricerca. "Registriamo circa 30 mila ricercatori precari e 40 mila dottorandi che aspirano a entrare nella carriera accademica", osserva la parlamentare, sottolineando come le risorse oggi disponibili non siano sufficienti ad assorbire questa platea. "Sono terminati i fondi del Pnrr e gli stanziamenti previsti dalla ministra, che per larga parte ha operato tagli, non consentono di dare risposte adeguate a queste persone", afferma. Per l'esponente di Avs, di fronte a questa situazione il governo avrebbe scelto di intervenire non aumentando le opportunità di accesso alla carriera universitaria ma modificando le regole del reclutamento. "La ministra ha pensato di cambiare le norme sui concorsi per ridurre l'eccessiva competizione che si determinerebbe per un numero limitato di posti", sostiene Piccolotti. Una scelta che, a suo giudizio, apre la strada a procedure sempre più personalizzate e meno trasparenti.
"Il diavolo si nasconde nei dettagli", avverte la deputata, spiegando che una delle novità contestate riguarda la possibilità di bandire concorsi non soltanto per gruppi o settori scientifico-disciplinari, ma facendo riferimento a specifici ambiti tematici. "Questo significa che, all'interno di una stessa disciplina, si potranno selezionare soltanto coloro che hanno lavorato su uno specifico tema, restringendo enormemente la platea dei candidati potenziali", afferma. Secondo Piccolotti, la conseguenza rischia di essere la costruzione di procedure sempre più aderenti al profilo di candidati già individuati in partenza. "Si torna a una forma di localismo esasperato nei concorsi universitari, con il rischio concreto di cucire i bandi su misura di candidati preordinati o prestabiliti", denuncia. La parlamentare ricorda che la riforma universitaria del 2010 era stata presentata con l'obiettivo di contrastare proprio queste dinamiche. "Allora si prometteva di cancellare il baronato e di rendere più trasparenti le procedure di selezione. Oggi abbiamo invece l'impressione che, attraverso queste modifiche, si possa tornare indietro", conclude Piccolotti, definendo la riforma un passo che rischia di compromettere meritocrazia e apertura del sistema accademico italiano.
(PO / Sis)
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