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Cocaina e latifondi,
la Bolivia si ribella

Cocaina e latifondi, <br> la Bolivia si ribella

di Piero Innocenti

E’ ormai da più di un mese che in Bolivia ci sono forti proteste per le politiche di austerità adottate dal governo del presidente di centro-destra Rodrigo Paz. Il malcontento è iniziato con le comunità indigene dell’Amazzonia contro una legge ( poi abrogata) che obbligava a riunire le piccole proprietà per accedere ai prestiti bancari, dando l’avvio, così, ad un processo di latifondismo. Alle proteste si sono aggiunti i maestri, il sindacato operaio e alcuni settori della sanità chiedendo le dimissioni del presidente Paz.
Non sono mancati gravi incidenti con le forze dell’ordine, blocchi stradali, arresti, in un contesto di grave turbolenza che dura ancora oggi anche se, nelle ultime ore, è stato raggiunto un accordo con la principale confederazione sindacale del Paese. Le proteste antigovernative stanno continuando ovunque tanto da indurre il presidente Paz a dichiarare lo stato di emergenza nazionale con l’intervento dell’esercito per rimuovere i blocchi stradali.
I guai della Bolivia iniziarono a partire dal secolo XVI, dall’argento del Potosì estratto dai colonizzatori spagnoli. Il Paese fu dissanguato di quella sua ricchezza, mentre è rimasta ben radicata l’abitudine di masticare le foglie di coca, che gli Spagnoli incrementarono ampiamente per tenere attivi ed efficienti gli operai delle miniere. La superficie totale delle coltivazioni di coca è di circa 35mila ettari concentrati in particolare nel Tropico di Cochabamba; la legislazione boliviana consente che circa 22mila ettari di coltivazione legale vengano utilizzati per l’uso tradizionale masticatorio per cui la potenziale produzione di cocaina per il narcotraffico si attesta intorno alle 200 tonnellate. A febbraio scorso, anche per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti storicamente complessi e a volte contraddistinti da tensioni politiche, un’importante operazione antidroga si è svolta proprio a Cochabamba con la distruzione di diverse strutture utilizzate per la lavorazione e la produzione di cocaina
. Nella raccolta delle foglie di coca e nelle “pozze di macerazione” sono state impegnate fino a 70mila persone, per lo più contadini che, nonostante la loro povertà e ignoranza, sono sempre stati consapevoli del danno sociale e morale che la droga comporta e, almeno in parte, sarebbero stati disponibili a cambiare coltura. Ma non sono certo i campesinos a godere dei lauti guadagni dalla coca: i prezzi al produttore non superano i 50 dollari al quintalee al di sotto dei 30 dollari la coltivazione non è più remunerativa. Eppure il fatto di poter avere più raccolti l’anno, la relativa facilità e sicurezza della produzione, il modesto tenore di vita dei contadini sono fattori che continuano a rendere piuttosto appetibile l’attività. Gli itinerari di esportazione della cocaina sono quelli consolidatisi nel tempo: per via aerea, avvalendosi di piccoli bimotori che atterrano sulle oltre 4mila piste clandestine disseminate nel Paese e in particolare nei dipartimenti del Beni e di Santa Cruz (di lì, poi, verso il Brasile, Paraguay, Argentina); per le vie di terra attraverso i valichi di frontiera di Puerto Suarez e Guayamerun (con il Brasile), Yacumba ( con l’Argentina) e Tamilo Quemado (con il Cile). Infine c’è la via fluviale attraverso la foresta amazzonica, verso il Brasile, con i fiumi Rio Itinos, Rio Mamorè e Rio Madre de Dios. Una buona rete di piccoli gruppi di narcotrafficanti, spesso legati da vincoli familiari, si spartiscono il mercato nel commercio di piccole partite di cocaina.
La Bolivia si estende su una superficie di 1.098.581 kmq, tre volte quella italiana dove vivono poco più di 12 milioni di abitanti di tre etnie principali. E’ una Repubblica da quasi duecento anni, ma ha avuto una quantità di regimi presidenziali ( un centinaio di presidenti si sono succeduti con metodi spesso violenti) e ben tredici Costituzioni, fatto che di per sé testimonia la turbolenza politica nel Paese dove la ricchezza è concentrata nelle mani di poche persone.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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