Il secondo pilastro dell'intesa preliminare raggiunta in Svizzera riguarda il teatro libanese, un dossier esplosivo in cui si incrociano le sorti di Hezbollah e la sicurezza dei confini settentrionali israeliani. Grazie alla discreta ma efficace mediazione condotta dai diplomatici del Qatar e del Pakistan, le delegazioni di Washington e Teheran hanno concordato la nascita di un'inedita “unità di gestione dei conflitti”. Si tratta di un meccanismo operativo d'emergenza che, nelle intenzioni dei mediatori, dovrebbe disinnescare sul nascere qualsiasi scintilla sul campo prima che possa propagarsi in un incendio regionale.
A dare un peso politico a questa intesa è stato lo stesso vicepresidente statunitense JD Vance, il quale, a seguito di una cruciale telefonata intercorsa ieri con il presidente libanese Joseph Aoun, ha espresso un cauto ma significativo ottimismo. L'obiettivo dichiarato dal braccio destro di Trump è quello di “raggiungere una situazione in cui la sovranità e l'integrità territoriale del Libano siano tutelate, così come la sicurezza di Israele”.
Tuttavia, l'efficacia pratica di questo strumento dipenderà interamente dalla reale capacità dei firmatari di controllare le forze sul terreno. Lo stesso Vance non ha nascosto la complessità dell'operazione, sottolineando che il meccanismo “richiederà un certo coordinamento con le forze armate libanesi e anche che gli iraniani tengano a bada Hezbollah”.
Dal canto suo, il capo negoziatore della Repubblica Islamica, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha confermato la nascita di questa struttura, precisando i dettagli logistici e gli scopi politici dal punto di vista dell'Iran: “Abbiamo concordato di istituire un centro lì per gestire il coordinamento”. Secondo il capo negoziatore, questo centro si occuperà di arbitrare le eventuali controversie di frontiera “al fine di prevenire un ritorno alla guerra, consentire alla popolazione di tornare alla propria vita normale e garantire che le aree occupate da Israele vengano sgomberate e che la sovranità nazionale del Libano sia rispettata”.
Proprio mentre i dettagli di questa intesa venivano resi pubblici, la diplomazia internazionale ha attivato oggi a Washington un altro canale parallelo e formale: il quinto round di colloqui diretti tra i rappresentanti di Israele e del Libano, i primi dall'inizio delle ostilità scoppiate il 2 marzo scorso. Il Dipartimento di Stato americano ha voluto blindare l'importanza dell'evento, confermando che l'obiettivo resta quello di giungere a un accordo globale di pace e sicurezza. “Permettiamo a Israele e al Libano di negoziare come due Stati sovrani”, ha commentato ieri un alto funzionario americano, nel tentativo di dare dignità e autonomia a un negoziato che, nella realtà, resta pesantemente condizionato dalle decisioni delle superpotenze esterne. (23 GIU / deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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