Se sul fronte mediorientale la Casa Bianca tenta una complessa architettura di contenimento, i rapporti interni alla NATO registrano scosse telluriche violentissime. Durante il colloquio di ieri con la stampa nello Studio Ovale, Trump è tornato ad attaccare duramente i partner storici del Vecchio Continente, accusandoli di non aver fornito il supporto logistico e militare richiesto dagli Stati Uniti nelle fasi più acute della crisi internazionale.
“Non ci sono stati quando abbiamo chiesto un piccolo aiuto – ha lamentato il presidente americano –. Starmer non c'é stato e ha fatto peggio perché ha detto: ‘Vengo quando vincete’”. Un affondo diretto al primo ministro britannico Keir Starmer che svela il profondo risentimento di Washington per l'atteggiamento attendista di Londra. Il tycoon ha poi esteso la sua dura censura ad altre importanti capitali europee: “L'Italia si è comportata molto male, davvero male, e altri paesi, la Germania si è comportata molto male”.
Le parole riservate all'Italia non nascono nel vuoto, ma si inseriscono nel contesto di una recentissima e logorante serie di attacchi personali sferrati da Trump contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A questi pesanti affondi della Casa Bianca ha fatto seguito una risposta altrettanto ferma e intransigente da parte della premier italiana, determinata a difendere l'autonomia delle scelte strategiche nazionali. Questa dura reazione di Roma ha innescato un vero e proprio cortocircuito diplomatico, provocando un congelamento dei rapporti bilaterali e portando l'asse Roma-Washington ai livelli più bassi degli ultimi decenni. La critica di ieri del presidente americano conferma come l'amministrazione statunitense utilizzi un metro di giudizio puramente transazionale: la fedeltà dei partner non si misura più sulla base della storica condivisione di valori, ma sull'allineamento immediato e acritico alle richieste di intervento militare avanzate dal Pentagono. (23 GIU / deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione