“Condizione imprescindibile è vedere subito l'entusiasmo, la convinzione di sposare un'idea. Non deve farlo solo per soldi. Sicuramente la componente economica esiste, ma se una persona comincia a mettere troppi paletti sugli orari o sulle disponibilità, può essere la più brava del mondo ma non mi interessa. Ho bisogno di qualcuno convinto almeno per i prossimi due anni”. Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, il neo presidente della Figc Giovanni Malagò, delineando l’identikit del futuro commissario tecnico della Nazionale di calcio italiana. Il nuovo vertice federale, eletto con il 68,58% dei voti, analizza poi alcune criticità del movimento calcistico italiano: “Mi ha scioccato leggere che un giocatore su quattro del Mondiale non giochi per la nazionale in cui è nato: in Italia non sarebbe possibile. Non parlo dello ius soli perché è una questione politica, ma sostengo lo ius soli sportivo. Oggi poi se un club compra un giocatore italiano, in Italia, paga il 22% di Iva, se lo prende all'estero no. È normale?”.
Malagò affronta anche la questione dei rapporti istituzionali, in particolare con il ministro Abodi: “È stato la seconda persona che mi ha chiamato, lo vedrò in settimana. Che non fosse felice della mia candidatura si è visto già nelle moltissime dichiarazioni sulla volontà di commissariare, anche quando non c'era la possibilità politica o giuridica. Ma voglio mettere tutto alle spalle”. Sul rapporto con il mondo del calcio professionistico e i suoi protagonisti, il presidente precisa: “I calciatori forse si sono messi in condizione di essere visti come diversi. Qualche riflessione critica sulla categoria è corretto farla, ma l'opinione pubblica è meno disposta a essere affettuosa nei confronti del mondo del calcio”. Infine, sull’obiettivo a lungo termine del suo mandato, Malagò dichiara: “Se avremo una Federazione che, come l'Aniene, il Coni o Milano Cortina, sia considerata un modello invidiato nel mondo, molto competitiva, rispettata e che rende gli italiani orgogliosi”. (23 giu - red)
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