Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

CONTRO LA RUSSIA
UN’ONDATA DI DRONI

CONTRO LA RUSSIA <BR> UN’ONDATA DI DRONI

“Ci aspettiamo che i membri del Consiglio di Sicurezza forniscano una valutazione di principio di questo crimine contro la popolazione civile”. Così Anna Yevstigneeva, rappresentante permanente russa ad interim presso le Nazioni Unite, formalizzando il sostegno di Mosca alla richiesta della Bielorussia per la convocazione urgente dell'organo di massima sicurezza internazionale. La mossa diplomatica congiunta si concentra sulle gravi conseguenze del bombardamento transfrontaliero avvenuto il 17 giugno nella regione di Bryansk, dove un vettore a pilotaggio remoto ucraino avrebbe colpito a detta delle autorità di Mosca “deliberatamente” l'autobus di una squadra di calcio giovanile proveniente dalla regione bielorussa di Gomel, diretta a Gelendzhik per un periodo di vacanza. L'esplosione ha causato la morte di una donna e il ferimento di otto passeggeri, tra cui sei bambini.

Analizzando il posizionamento politico della delegazione russa al Palazzo di Vetro, emerge il chiaro tentativo di capitalizzare l'incidente sul piano della guerra diplomatica globale, trasformando un grave fatto di sangue avvenuto nei giorni scorsi in una leva istituzionale per condannare la condotta operativa di Kiev. La sollecitazione di una seduta straordinaria non risponde soltanto a un dovere di solidarietà nei confronti dell'alleato di Minsk, ma si inserisce in una strategia di diversificazione retorica del conflitto. L'obiettivo di Yevstigneeva è costringere i partner occidentali del Consiglio di Sicurezza a esprimersi pubblicamente su un attacco che ha preso di mira minori e cittadini di un paese terzo non cobelligerante, incrinando l'immagine internazionale dell'Ucraina proprio mentre quest'ultima tenta di accreditarsi come un attore strettamente vincolato al diritto internazionale. La diplomazia russa punta a dimostrare che l'impiego dei droni da parte delle forze ucraine ha assunto una sistematicità asimmetrica che prescinde dagli obiettivi militari, lambendo i confini del terrorismo di Stato.

LA NOTTE DEI 660 DRONI E LA SATURAZIONE DEI CIELI DELLA FEDERAZIONE. Sul piano prettamente militare, la notte scorsa ha registrato una delle più imponenti operazioni di saturazione aerea e di contrasto elettronico dall'inizio delle ostilità. Il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato che le forze di difesa aerea russe hanno intercettato e abbattuto 660 droni ucraini in quella che si configura come un'offensiva pianificata su scala interregionale. I vettori a pilotaggio remoto hanno preso di mira oltre una dozzina di distretti amministrativi della Federazione russa, spingendosi fino al cuore dell'area metropolitana della capitale e investendo contemporaneamente la penisola di Crimea, le acque del Mar Nero e il bacino del Mar d'Azov. Sergei Sobyanin, sindaco di Mosca, ha confermato attraverso i canali istituzionali che le difese elettroniche e le batterie contraeree della capitale hanno neutralizzato almeno 47 droni diretti verso il quadrante urbano centrale, impedendo la distruzione di infrastrutture civili strategiche e limitando la caduta dei detriti.

La vastità di questa incursione notturna dimostra la capacità delle forze di Kiev di lanciare attacchi simultanei a lunghissimo raggio, saturando i radar russi ed evidenziando come i confini aerospaziali della Federazione siano permanentemente esposti. La scelta ucraina di colpire contemporaneamente la Crimea e l'area moscovita costringe lo stato maggiore russo a parcellizzare i sistemi di difesa aerea, sottraendo preziosi dispositivi di protezione avanzata dal fronte caldo del Donbass per ridislocarli a protezione delle grandi città. Questa massiccia azione di droni indica che lo sforzo bellico ucraino si sta concentrando sul logoramento psicologico ed economico delle retrovie della Federazione, trasferendo la percezione diretta del conflitto all'interno della vita quotidiana dei cittadini russi.

IL ROGO DELL'IMPIANTO AZOT E IL SABOTAGGIO DELLA CHIMICA RUSSA. L'epicentro distruttivo della manovra ucraina si è localizzato nella regione di Tula, situata circa 180 chilometri a sud di Mosca, investita da un attacco definito “massiccio” dalle stesse autorità locali. Dmitry Milayev, governatore della regione di Tula, ha inizialmente riferito del ferimento di una donna e del danneggiamento di un'abitazione privata nel distretto di Shchekino. Tuttavia, il reale obiettivo strategico dell'incursione è emerso con chiarezza nelle ore successive, quando gli analisti di dati pubblici e le piattaforme di monitoraggio indipendente hanno documentato lo scoppio di un vasto incendio all'interno dell'insediamento industriale di Novomoskovsk. I droni ucraini sono riusciti a penetrare le difese locali colpendo lo stabilimento chimico Azot, il più grande produttore russo di ammoniaca e di fertilizzanti azotati.

Il governatore Milayev ha dovuto ammettere il danneggiamento del sito industriale e la parziale interruzione delle linee elettriche ad alta tensione nella zona, pur precisando che la contraerea è riuscita a intercettare ben 157 droni nello spazio aereo regionale. Colpire una struttura come la Azot di Novomoskovsk non rappresenta soltanto un danno economico multimilionario, ma un'azione di profondo sabotaggio logistico. L'ammoniaca e i composti azotati costituiscono elementi chimici essenziali non solo per l'agricoltura, ma anche per le filiere industriali convertibili alla produzione di esplosivi e munizioni. Bloccando i trasformatori energetici e i serbatoi di stoccaggio dello stabilimento, Kiev dimostra di poter colpire con precisione i nodi nevralgici dell'economia bellica russa, rallentando la macchina dei rifornimenti di Mosca e obbligando il Cremlino a investire ingenti risorse nella ricostruzione immediata di impianti chimici ad alta pericolosità ambientale.

LA RISPOSTA ECONOMICA DI BRUXELLES: LO SCUDO SANZIONATORIO FINO AL 2027. Quasi in contemporanea con l'escalation militare nei cieli russi, sul fronte diplomatico occidentale l'Unione Europea ha sferrato un nuovo colpo finanziario mirato a prosciugare le capacità di resistenza economica a lungo termine del Cremlino. Il Consiglio europeo ha formalizzato la proroga delle sanzioni economiche contro la Russia per ulteriori dodici mesi, blindando il quadro normativo e restrittivo fino al 31 luglio 2027. Questa deliberazione dà esecuzione politica alle linee programmatiche concordate dai capi di Stato e di governo dell'Unione durante il vertice svoltosi il 18 e 19 giugno, riaffermando la compattezza del blocco europeo. L'organismo comunitario ha ricordato che le misure di isolamento finanziario contro Mosca, introdotte originariamente nel 2014 dopo la prima crisi in Crimea, sono state notevolmente rafforzate a partire da febbraio 2022.

L'impianto sanzionatorio colpisce i gangli vitali del sistema economico russo, confermando il divieto assoluto di importazione, transito o trasferimento nel territorio dell'Unione di petrolio greggio e di prodotti petroliferi raffinati di origine russa. Il pacchetto include il congelamento delle transazioni commerciali per i principali istituti bancari russi e introduce severe restrizioni nei confronti dei fornitori di servizi legati alle criptovalute, sia sul suolo della Federazione sia all'interno di giurisdizioni di paesi terzi utilizzati come canali di aggiramento. Sono inoltre bloccati i flussi commerciali di tecnologie avanzate e beni a duplice uso, civile e militare. Leggendo tra le righe dei comunicati di Bruxelles, la decisione di estendere lo scudo sanzionatorio segnala la certezza geopolitica che il conflitto si trascinerà per diversi anni. Scegliendo un rinnovo che copre un orizzonte temporale così esteso, i leader dell'Unione intendono scoraggiare le speculazioni dei mercati e neutralizzare i tentativi di logoramento politico interno, riaffermando che il costo economico e l'isolamento finanziario per Mosca rimarranno strutturali.

IL POSIZIONAMENTO DI MINSK E L'EVOLUZIONE DELLE RETROVIE BELLICHE. L'attivazione dei canali diplomatici da parte della Bielorussia a seguito del tragico evento del 17 giugno svela una fitta trama di interessi incrociati tra Minsk e Mosca. Fino a questo momento, il presidente bielorusso ha cercato di mantenere una posizione di ambiguità strategica, offrendo il proprio territorio come base logistica e di addestramento per i battaglioni russi ma evitando il coinvolgimento diretto delle proprie forze armate nei combattimenti sul suolo ucraino. L'attacco di Bryansk contro un mezzo civile che trasportava bambini bielorussi offre a Minsk la giustificazione politica per innalzare il livello della retorica bellica anti-ucraina di fronte alla propria opinione pubblica interna, consolidando l'allineamento difensivo con la Federazione russa.

L'incendio dello stabilimento Azot e la mobilitazione diplomatica alle Nazioni Unite indicano che la guerra si sta riconfigurando come uno scontro totale dove le retrovie industriali e le popolazioni civili dei paesi limitrofi sono pienamente integrate nella dinamica del conflitto. Kiev, attraverso l'impiego massiccio di centinaia di droni in una sola notte, intende dimostrare ai propri alleati occidentali che le restrizioni sull'uso dei missili a lungo raggio forniti dalla Nato possono essere compensate da una produzione interna e autonoma di vettori d'attacco. Per contro, il Cremlino si trova nella necessità di dover gestire contemporaneamente una complessa difesa dello spazio aereo interno e una complessa manovra diplomatica internazionale, volta a incrinare il consenso etico che sostiene lo sforzo difensivo ucraino nelle cancellerie europee. Le prossime settimane risulteranno determinanti per comprendere se la pressione combinata delle sanzioni economiche comunitarie e dei raid industriali ucraini sarà in grado di intaccare le capacità logistiche della Russia al fronte, o se la macchina produttiva di Mosca riuscirà ad assorbire l'impatto di queste offensive asimmetriche. (26 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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