Sono state pubblicate oggi le "Prospettive Agricole OCSE-FAO 2026-2035", il rapporto annuale congiunto tra l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura. Il documento offre una valutazione esaustiva delle tendenze attese nei mercati agricoli e ittici a livello nazionale, regionale e globale nel prossimo decennio. La principale previsione del rapporto è una crescita della produzione mondiale del 13% nel corso dei prossimi dieci anni, trainata soprattutto dai guadagni di produttività e dall'intensificazione del settore, con una concentrazione geografica della crescita in Asia, Africa subsahariana e America Latina. Sul fronte ambientale, le notizie sono parzialmente incoraggianti: le emissioni di gas a effetto serra direttamente imputabili all'agricoltura sono attese in aumento del 6%, un ritmo nettamente inferiore a quello della produzione industriale, il che indica un miglioramento dell'intensità carbonica del settore. Dal punto di vista economico, i guadagni di produttività previsti farebbero crescere il reddito agricolo lordo mondiale per addetto del 9% entro il 2035; tuttavia, a causa della variabilità delle condizioni ambientali e della congiuntura economica, esiste ancora una probabilità del 25% che tale reddito cali del 3%.
Un elemento di forte preoccupazione emerge dall'analisi geopolitica: le perturbazioni legate al conflitto esploso in Medio Oriente nel 2026 rischiano di limitare l'utilizzo di fertilizzanti e, di conseguenza, la produzione di cereali, in particolare nei Paesi a basso reddito. In questo scenario, gli scambi internazionali di prodotti agricoli rimangono essenziali per equilibrare l'offerta e la domanda e contenere gli effetti negativi sulla sicurezza alimentare. Nel loro messaggio in prefazione al rapporto, il Segretario Generale dell'OCSE, Matthias Cormann, e il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, sottolineano che "abbiamo l'opportunità unica di incanalare il settore agroalimentare su un percorso di sostenibilità, efficienza e resilienza", avvertendo però che "se non verranno messi in campo nuovi interventi, l'obiettivo Fame Zero non sarà raggiunto e le emissioni di gas a effetto serra dal settore agricolo aumenteranno ulteriormente".
I vertici delle due organizzazioni concordano che il provvedimento più urgente è una trasformazione dei sistemi agroalimentari, a partire da politiche integrate capaci di coniugare produttività, sostenibilità e resilienza climatica. Le emissioni del settore agricolo cresceranno del 4% soprattutto a causa dell'espansione della produzione animale, nonostante un atteso calo dell'intensità di carbonio per unità prodotta. Il rapporto costituisce un riferimento fondamentale per i decisori politici di tutto il mondo, fornendo proiezioni su 40 principali prodotti agricoli e ittici. (pap)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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